Ustica, torna l’ipotesi del depistaggio che porta all’incidente di Ramstein

dal Corriere della Sera online
1 Febbraio 2012 ore 22.34

MILANO – Nel giorno in cui si apre il processo d’appello continua a tenere banco l’ipotesi di un clamoroso depistaggio che legherebbe la strage di Ustica all’incidente aereo del 1988 a Ramstein, in Germania, durante l’esibizione delle Frecce Tricolori. La circostanza è emersa grazie alle indagini difensive condotte dall’avvocato Daniele Osnato che assiste i familiari di alcune vittime del disastro del Dc9 e secondo il quale una perizia disposta dall’Aeronautica militare tedesca dopo l’incidente nei cieli di Ramstein proverebbe che il velivolo solista, schiantatosi contro quelli dei due colleghi sarebbe stato sabotato. L’ipotesi del legale è che l’incidente di Ramstein, costato la vita ai militari Ivo Nutarelli, Mario Naldini e Giorgio Alessio, non fu determinato da un errore del pilota «solista» (Nutarelli) ma che il velivolo venne sabotato per impedire al tenente colonnello di testimoniare davanti al giudice istruttore Rosario Priore sulla strage di Ustica.

TESTIMONE SCOMODO – Il militare, alzatosi in volo con Naldini la notte dell’incidente del Dc9, per un’esercitazione, lanciò due volte l’allarme generale in prossimità della rotta del velivolo dell’Itavia, prima di atterrare a Grosseto. Su questo anomalo comportamento il giudice avrebbe dovuto interrogare il pilota due settimane dopo la tragedia di Raimstein. Nutarelli, dice il legale, durante l’esibizione nei cieli tedeschi accortosi che qualcosa non andava nella strumentazione di bordo, che avrebbe segnalato altimetrie errate, tentò di frenare tirando giù il carrello e il freno aerodinamico. Il tentativo di frenata emergerebbe dalla perizia tedesca, ma sarebbe stato scoperto dal legale. «Ho saputo da fonti di stampa – commenta Osnato – che l’Aeronautica militare avrebbe fatto una sua perizia su Ramstein. Noi non ne abbiamo mai avuto notizia. Se questo è vero la chiederemo e se non ce la daranno, chiederemo alla magistratura di fare un ordine di esibizione di atti all’Aeronautica».

LA SMENTITA – Ma l’Aeronautica militare smentisce. In una nota nega che vi siano nuove indagini sull’incidente aereo di Ramstein come aveva anticipato martedì dal mensile Il Sud. «Le due commissioni di investigazione, una nazionale e l’altra internazionale – ha precisato l’Aeronautica – esclusero la possibilità di avarie o malfunzionamenti dei velivoli coinvolti nella sciagura aerea». Replica l’avvocato Osnato: «Siamo stanchi di avere dettata la verità dall’Aeronautica militare. Il codice di procedura penale ci consente di svolgere attività investigative private e noi le stiamo svolgendo. Che ci sia stata una valutazione da parte dell’Aeronautica stessa sull’incidente di Ramstein è un fatto loro. Ma ciò non ci impedisce di fare indagini difensive autonome. Soprattutto se si considera l’inaffidabilità delle indagini svolte dall’Aeronautica sui fatti di Ustica e le inaffidabilità delle informazioni trasmesse ai magistrati così come verificato nella sentenza del Tribunale».

IL PROCESSO – Intanto nell’udienza d’appello, davanti alla prima sezione civile della Corte d’appello di Palermo, l’avvocatura dello Stato ha chiesto di sospendere l’esecutività della sentenza e dunque di bloccare i pagamenti, a carico dei ministeri dei Trasporti e della Difesa. Il collegio presieduto da Rocco Camerata Scovazzo si è riservato la decisione. Nel processo di primo grado il giudice Paola Proto Pisani aveva stabilito un risarcimento-record di 100 milioni in favore di 86 parenti di una quarantina delle vittime. E non si è fatta attendere la reazione di Daria Bonfietti, presidente dell’Associazione parenti delle vittime della strage: «È triste che l’Avvocatura dello Stato ancora una volta contrasti le decisioni di un giudice della Repubblica». E ancora: «La sentenza di primo grado è estremamente importante perchè ribadisce la conclusioni a cui era pervenuto il giudice Rosario Priore, sottolineando che l’abbattimento del DC9 è avvenuto all’interno di un episodio di guerra aerea, e condanna i ministeri della Difesa e dei Trasporti ai risarcimenti. Ma quel che è più importante riconosce il danno subito dai parenti delle vittime per la mancata verità. Di questo devono prendere atto l’Avvocatura dello Stato e i ministeri: è mancata la verità per 32 anni. Si vergognino e prendano atto che questa vicenda deve avere una fine».

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