La Bancopoli della democrazia snaturata

16/08/2011
di Angelo Ruggeri

“Dopo aver in realtà accettato e praticato il principio della “costituzione materiale” che trasforma la Costituzione, fonte di suprema legittimazione del sistema istituzionale, in uno strumento dipendente dal potere di indirizzo del governo delle “forze politiche dominanti” (Mortati), facendo in tal modo prevalere sul dettato della Costituzione ad es. con la conventio ad excludendum “teorizzata” da Leopoldo Elia ma che è una semplice locuzione latina con la quale si intende un accordo o una tacita intesa nel caso ad escludere i comunisti, deformando la Costituzione con la semplice volontà e il potere di indirizzo dei governi delle “forze politiche dominanti” durante i governi del centrismo e del centro sinistra” (errata corrige: ripristino del testo originale dal quale erano “saltate” alcune righe sul Mortati e la “costituzione materiale”)
Da quando si è abolito il proporzionale “puro” e si è introdotto il sistema maggioritario, le campagne elettorali sono tornate ad essere quelle che Marx definiva: “occasioni di baccanali, di sfrenata degradazione e di ubriacature… scadenze prefissate per la compravendita delle coscienze nella borsa politica… giorni in cui i pubblicani accumulano ricchezze… saturnalia nel vecchio senso romano della parola” in cui cioè “il padrone diventa servo e il servo padrone” e come nella vecchia Roma “quando per un giorno il servo diventa padrone , la brutalità regna sovrana” (Marx, New York Daily Tribune, Opere, Vol. XI, Editori Riuniti, pp. 335, 336 ); e “un partito diventa una banda di ‘asini’” in cui “gente come noi, che sputiamo sulla popolarità, che dubitiamo di noi stessi quando cominciamo a diventare popolari” non “può stare. Veramente non è una perdita se non passiamo più per la esatta e adeguata espressione”, di queste stupide bestie con le quali.” in passato ci hanno mescolato” diceva Engels anticipando il proprio giudizio sul PD, sui Diliberto, sui vertici di RC, ecc. (Lettera di Engels a Marx, Opere, vol. 38, pp.208).
Da quando si è abolito il proporzionale “puro” voluto dai partiti fondatori della Repubblica e dai Padri costituenti, che nel 1948 tracciarono la Carta Costituzionale sul proporzionalismo della proporzionale “pura” – introdotta già subito l’indomani della Liberazione per le prime elezioni amministrative e che per oltre 50 anni da allora è valso per tutti i tipi di elezione e per tutto il territorio nazionale – proporzionale “pura” che al di là dei diversi articoli della Costituzione che ad essa richiamano, per definire ad es. i rapporti tra le forze politiche e tra quelle sociali e nella composizione delle stesse commissioni parlamentari, è un asse portante della Carta e della democrazia sociale della Repubblica fondata sul lavoro e sulle autuonomie (sociali, istituzionali, religiose).
Con la tesi menzognera che in tal modo si sarebbe impedito la corruzione della politica e dei partiti, contro cui i famigerati promotori dei referendum antiproporzionale, per smantellare il sistema e il pluralismo politico e sociale nati dalla Resistenza e sancito dalla Carta del 48, sono ricorsi alla stessa terminologia usata dal fascismo rampante definendo con lo stesso termine inventato dal mussolinismo di “partitocrazia”, contro cui si scagliava Gramsci che chiama “tendenza ‘costituentesca’ alla rovescia” la c.d. “costituzione materiale” teorizzata da Leopoldo Elia e assunta dalla “Sinistra” che solo una settimana fa, strumentalmente, per rispondere a Berlusconi che l’ha invocata, ha affermato che “la costituzione materiale non esiste”.
DEDICATO A COLORO CHE HANNO IL PENSIERO BREVE E LA VISTA E LA MEMORIA CORTA E FANNO POLITICA CON LO STESSO IL CULTO IDOLATRICO DELL’ISTANTE E DELL’ATTIMO BORSISTICO: MODI OMOLOGHI DEL TEMPO BREVE delle BORSE E TIPICI DEL SISTEMA FINANZIARIO DEL CAPITALISMO E DEL CONSUMISMO. Ripercorrere e ripensare il passato per capire il presente e rilanciare strategie e speranza per il futuro.
Banchettopoli o il “manuale” dello snaturamento della democrazia italiana e della “sinistra” che postasi al servizio della Teologia dell’insufficienza di capitale ha scoperto la Bengodi del capitalismo.
A propositi dei governi al servizio della valorizzazione del capitale e della CGIL “cane da guardia” delle imprese e gregaria della alternanza tra stakanovisti della accumulazione capitalistica.
Come scrivemmo nel 2006.
Passata dal piano socialista e solidaristico al piano capitalistico, dalla lotta di classe a quella per “avere una banca” (orgoglio telefonico di Fassino); dall’utopia all’antiutopia in senso huxleyano; dal cambiare il mondo ad accettarlo così come è e a sfruttarlo anche per sé, i gruppi dirigenti della ex sinistra storica (Pd-CGIL) sono passati dal socialismo reale al capitalismo reale con pari acriticità. Cambiando il cavallo senza nemmeno scendere di sella e facendosi una specie di socialismo personale, con qualche barca e un guardaroba ricco di scarpe.
Lo scandalo di Bancopoli “svela” la sinistra e conferma quel che durante Tangentopoli si omise, per omologare la democrazia italiana a quella liberale attaccando il suo significato costituzionale di regime della dialettica tra le parti politiche e sociali e della lotta tra le classi, non della concertazione. E cioè, che la degenerazione consiste nell’abbandono degli ideali politici e programmatici, prima con Dc e Psi e poi di Pci-Pds-Ds-Pd e CGIL, all’origine sia della storia dei partiti e della Repubblica, sia dello sviluppo della loro dialettica per affrontare la “questione sociale” ben aperta in Italia e in Europa.
Degenerazione che poi e solo poi e conseguentemente divenuta, o che può diventare, anche corruzione gestionale penalmente perseguibile, ma che è anzitutto corruzione del ruolo dei partiti e della politica. E’ corruzione della funzione storica della sinistra, sorpresa non solo a far parte del sistema capitalistico (cosa che anche qualche simil-marxista sulla Prealpina aveva negato che fosse) ma persino a scimmiottare il “peggiore” capitalismo e la “peggiore” finanza (per chi usa distinguere l’indistinguibile), col “partito delle Coop” di mercato e della sovranità d’impresa targato Pds-Ds-Pd.
Mostrando, a chi lo negava, che destra e sinistra hanno ideologia e “pratica” d’impresa comuni: proprie del “bipolarismo” stabilizzatore della governabilità, che funge da “inclusione” della sinistra nelle forme autoritarie liberali, come il premierato, per realizzare un dominio dall’alto sulla società del “management” (stesso etimo di “maneggioni”) di tutti i partiti e sindacati, assieme a quello d’impresa e stato.
Nel circuito, s’intende, del management del “governament” europeistico e delle “corporate governance” di imprese finanziarie e industriali, poste sotto l’egida del sistema delle banche centrali. Si che il Parlamento Ue, dipendente da 5 organi burocratici, assimila comunismo e nazismo e sulla Bolkeistein di Prodi fa “compromessi” (sic), citando la tutela di consumatori e ambiente ma non dei lavoratori. Mentre ipocritamente Bertinotti e D’Alema (sic) avevano marciato per chiedere di non dare il via alla privatizzazione di servizi e funzioni pubbliche della Bolkeistein di Prodi: quando proprio loro centrosinistra, con la sussidiarietà introdotta tramite la modifica del Titolo V della Costituzione, hanno dato il via alla privatizzazione di servizi e funzioni pubbliche, estendendo e peggiorando quella che a suo tempo fece il fascismo che “almeno” limitava la “sussidiarietà” alle sole funzioni economiche.
A tale dominio dall’alto partecipa una “finta sinistra” CGIL elettoralistica e pattista, guidata da Patta, che nel Congresso – come mai si era visto di un sindacato che accetta e legittima fino in fondo il maggioritario e l’antiproporzionalismo – si è acconciata a rilanciare “patti” anziché lotte e che sta dentro le segreterie a coprire una maggioranza con cui – dimostrando che nella CGIL base e democrazia sono vilipese –, avanti di dare il segnale di via si era accordata per posti assicurati e in numero maggiore della “sinistra” meno “montezemoliana” e più coerente, che l’ha surclassata nei voti congressuali nonostante i “dati scomparsi” di molte categorie” e di “dati misteriosi” che danno più alta partecipazione al Sud che la Nord operaio (ma non è da oggi che in CGIL la democrazia è una opinione ed esige la presenza di osservatori ONU per verificarne l’andamento dei voti come nei Paesi di democrazia incerta).
E chiaro che dopo il voto d’aprile nulla cambierà, se non in peggio stante che l’Unione nel suo programma annuncia di voler rilanciare le privatizzazioni e liberalizzazioni interrotte, ricostituendo l’asse sinistra-poteri capitalistici “forti” che gia fece tutte quelle degli anni ‘90.
Banchettopoli squaderna il “manuale” di snaturamento della democrazia italiana, che origina dall’abbandono di una concezione “classista” dei rapporti tra società civile e società politica.
Reso evidente dalla sopravvenuta “cupidigia” dei gruppi dirigenti Pds-Ds-Pd e Cgil di far parte del sistema di potere capitalistico, che hanno occultato tale decisione di non agire più come partito “antisistema” dietro la crisi del “soviettismo”. Non che non fosse già noto, ma c’era chi a sinistra, sia tra i simil-comunisti e i simil-marxisti sia tra chi forse voleva fermare la deriva, per conformarsi al tatticismo senza principi di un pallido centrosinistra, l’attribuivano a Berlusconi. Dimenticando che tale progressivo abbandono della concezione classista data a partire dal 1979, e che quando inizia la deriva, negli anni 90, Berlusconi neanche era “nato” e “la sinistra nella decomposizione del sistema politico governa il Paese”, guida “La lunga marcia verso il mercato”, come in questo modo gli riconoscono la Confindustria, il suo giornale e storici del capitalismo come G. Sapelli, sul Sole 24 Ore (17/8/05). Si che il saggista Dario Pacino (su Il Lavoratore diretto da Giulio Rossini), nell’aprile ’92, ne prevedeva la “nascita” a causa di “una sinistra-centro funzionale a De Benedetti anziché a Berlusconi…e alla riforma autoritaria…di alternanza…(tra) stakanovisti della accumulazione capitalistica”.
Pacino criticava il Manifesto che chiamava “sinistra…il simulacro Pds… e socialisti… Verdi e Rete… sedicenti sinistri…”, e quindi anticipatamente anche tutti coloro che oggi si prestano al “embrasson nous” di centrosinistra. I quali senza nemmeno un aspro dibattito teorico e politico chiarificatore, in nome di una miope e meccanicistica ricomposizione della sinistra criticata per l’appunto da Pacino, accettano di fatto, come nulla fosse, l’adesione alle “riforme istituzionali” e l’abiura e l’abbandono di campo sia del Psi che di Pds e CGIL in nome degli interessi supremi del capitale assunti nei termini della democrazia economica e dei diritti di cittadinanza sociale con cui assimila i lavoratori ad un qualsiasi cittadino che non vive i rapporti di sfruttamento proprio dell’impresa. Valori proprio della destra sociale e assunti dalla sinistra per inglobare con la “codeterminazione” i lavoratori nell’impresa e per separare i valori e i diritti loro e della società dai poteri capitalistici che predomino e li negano. Non più contrapponendo capitale e lavoro ma – stando in tale “embrasson nous”, identificando la posta in gioco con la semplicistica contrapposizione bipolare, a Berlusconi, all’americana o all’inglese, riportando anche l’Italia al “parlamentarismo” deteriore, dominato dal governo del premier. E “cioè all’uso ripartito di funzioni politiche tra governo e opposizione, omogenee agli interessi del capitale finanziario e industriale che dall’Europa e dalla sua Banca Centrale, reclama la ‘pace sociale’ e, in suo nome, la governabilità delle leghe e simili”. Come scriveva profeticamente, sempre nell’aprile ‘92 sul Lavoratore, il costituzionalista Salvatore D’Albergo.
Così in tale subalternità al capitale finanziario e industriale (responsabili del declino economico), destra e in primis la sinistra hanno accresciuto il debito pubblico per attuare quella che marxisticamente si chiama valorizzazione del capitale, (che i semimarxisti alla O’Connor scambiano per “crisi fiscale dello stato”) portando la speculazione finanziaria a ben sette volte e mezzo il Prodotto interno lordo. Con specifiche politiche di governo che alimentando il capitale con l’afflusso del risparmio forzoso collettivo e quello individuale passato dagli enti pubblici economici all’intermediazione bancaria e assicurativa privata e con le privatizzazioni e liberalizzazioni hanno reso tale intermediazione capitalistica del tutto autonoma, incontrollata e incontrollabile, e sviluppandola come affare a se stante hanno così legittimato la rendita finanziaria come ordinario ed anzi come privilegiato accesso alla appropriazione dei profitti, rendendo i servizi finanziari una industria, la più protetta delle industrie, cosi che oggi solo dei semi e finti marxisti possono scandalizzarsi e distinguere tra i manager e i maneggioni di Unipol e Bpi, come se potessero esserci regole etiche interne al sistema degli scambi capitalistici. Dopo che loro “sinistra” hanno rinunciato ad imporre qualsiasi regola che deve essere esterna alla logica degli scambi capitalistici, perché queste sono in contrasto permanente con gli interessi della società e non ci si può affidare alla autoregolamentazione dei mercati.
Tutto questo è stato fatto dai governi della sinistra, in nome della teologia dell’insufficienza del capitale che è il punto teorico della sua subalternità al capitale e di omologazione con le politiche di governo della destra. Per cui ignorando la crescente criminalità economica e che in Borsa si “bruciano” ogni giorno masse enorme di capitali, hanno continuato ad alimentare la fornace del capitalismo di Borsa di origine anglosassone, scoprendo la Bengodi del capitalismo e dedicandosi “anima e core” anche da se stessi e per se stessi, diventando manager e intermediari capitalistici di banche e assicurazioni come nel caso dei vertici di Pds e Coop.
Ma come si è visto sopra, non tutti furono ciechi, né tutti hanno perso la vocazione e l’entusiasmo sulle aride pendici del monte degli Ulivi dove, dopo aver abiurato tutto ci si abiura – dentro sia tra “cossuttiani” del Pdci che nel Prc dove per avere un posto Ferrando si era opportunisticamente compromesso e poi è stato escluso -, ci si disamora, si ricusa la propria classe e storia, e di sindacato e partiti. Con la CGIL che aderendo alla Tobin Tax aveva già dimostrato di avere scelto invece dell’anticapitalismo, di parteggiare per una fazione del capitalismo contro un’altra, per un po’ più di capitalismo (sic) industriale e un po’ meno di quello finanziario, come se non fossero entrambi partecipi del sistema speculativo. Dimostrando l’ inintelligenza che ha prodotto l’abbandono della teoria marxista e di non sapere – forse anche per continuare a mistificare e ingannare la propria base e a distruggere il cervello sociale -, che all’origine di tutto il capitale vi è il plusvalore prodotto col pluslavoro dei salariati. Vi è la produzione e il potere d’impresa che con la codeterminazione e la concertazione la CGIL ha scelto di non più attaccare, per cui ora si dedica a far si che il capitale e il suo bottino estorto col supersfruttamento e i super profitti, venga dato un po’ di più ad una fazione della borghesia piuttosto che ad un’altra, lasciando intatti e indisturbati i meccanismi dell’accumulazione capitalistica nel cui sistema di potere si è voluti entrare e si vuole continuare a far parte.
Dopo Bancopoli nemmeno i ciechi possono accampare di non vedere cosa ha portato l’abbandono della strategia degli anni 60-70: con lotte improntate all’ideologia del socialismo si rimuoveva l’ideologia del profitto e, quindi, del governo come gestione degli affari. Mentre attraverso le degenerazioni organizzate a partire dal ’79 in poi (in un processo che non si è colto e non viene colto dalle Camusso e dai Patta, ma sorprendentemente anche da parte di segretari nazionali della Fiom per aver abiurata la storia e il 900), si è venuto sostituendo il primato dell’economia – e quindi del privato e del profitto – sul primato della politica e, dunque, sul primato della democrazia e del pubblico con il concorso di tutta la “sinistra”. Con gli esisti disastrosi della prevalenza della sovranità d’impresa sulla sovranità popolare.
Sì che ora con partiti ad personam, liste ad personam, lotte ad personam, ecc., la sinistra deve artatamente alimentare una qualche “diversità” ad personam.
Per cui come scrisse il “leopardiano” Timpanaro, spinge l’odio di molti poveracci verso Berlusconi come persona, estromettendolo dal suo ruolo sociale di capitalista, che è lo stesso ruolo dei loro amici interni alla “sinistra”, i De Benedetti, i Montezemolo, i Colaninno, ecc. Tutto questo per far ben funzionare “l’alternanza” che, nei sistemi maggioritari, richiede che ci si alterni ma tra eletti di una stessa classe, scelti con l’uninominale-bipolare, per fare la stessa politica.

E’ così che le campagne elettorali sono tornate ad essere quelle che Marx definiva “occasioni di baccanali, di sfrenata degradazione e di ubriacature… scadenze prefissate per la compravendita delle coscienze nella borsa politica…giorni in cui i pubblicani accumulano ricchezze… saturnalia nel vecchio senso romano della parola” in cui cioè “il padrone diventa servo e il servo padrone” e come nella vecchia Roma “quando per un giorno il servo diventa padrone , la brutalità regna sovrana” (Marx, New York Daily Tribune, Opere, Vol. XI, Editori Riuniti, pp. 335, 336 ); mentre “un partito diventa una banda di asini, in cui gente come noi…, che sputiamo sulla popolarità, che dubitiamo di noi stessi quando cominciamo a diventare popolari non può stare. Veramente non è una perdita se non passiamo più per la esatta e adeguata espressione, di queste stupide bestie con le quali… in passato ci hanno mescolato” diceva Engels anticipando i giudizi sul Pd di D’Alema e Fassino (Lettera di Engels a Marx, Opere, vol. 38, pp.208)
Descrivendo in senso huxleyano ogni dissoluzione dell’esistente (partito di massa, sindacato di classe, democrazia, Costituzione, antifascismo, storia, teoria, ecc.) come progressista. E ogni cambiamento nel senso del “nuovismo”: che “cambia sempre, cambia continuamente ma non migliora niente” diceva Herzen a proposito della “modernizzazione” zarista.

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