Finché c’è guerra c’è speranza

da il manifesto
9 agosto 2011

L’arte della guerra

Finché c’è guerra c’è speranza

di Manlio Dinucci

«Estremamente positivo»: così Giacomo Conti (Rc) – consigliere Fds e segretario della presidenzaalla Regione Liguria – definisce il fatto che Fincantieri costruirà una nave da assalto anfibio per l’Algeria. Sarà una boccata di ossigeno per i cantieri liguri di Riva Trigoso e Muggiano, concordano partiti e sindacati.
Nessuno si chiede invece perché l’Algeria, che ha un tasso di disoccupazione del 30% e ha appena ricevuto un aiuto di 170 milioni di euro dalla Ue, ne spenda circa mezzo miliardo per acquistare questa nave.
Lo spiega indirettamente la marina italiana, che ne possiede tre: essa serve alla proiezione di potenza dal mare. E’ in grado di sbarcare, con motozattere e motoscafi veloci, 350 uomini e 35 veicoli corazzati, appoggiati da cannoni Oto Melara ed elicotteri da attacco. Una nave da guerra, dunque, utilizzabile in operazioni multinazionali in Nordafrica o altrove, e allo stesso tempo per schiacciare eventuali ribellioni interne.
Cresce infatti in Algeria l’opposizione popolare al regime del presidente Bouteflika sostenuto dalle forze armate, che continuano a reprimere duramente i dissidenti. A questo apparato militare l’Italia fornisce una delle più moderne navi da guerra. Naturalmente con il placet del Pentagono: in giugno il gen. Carter Ham del Comando Africa è stato ad Algeri, annunciando lo stanziamento di un milione di dollari annui per l’addestramento di ufficiali algerini negli Usa, mentre il gen. Ahcene Tafer, comandante dell’esercito algerino, è stato ricevuto allo U.S. Army Africa di Vicenza.
Il merito della nuova commessa militare per Fincantieri va non solo al governo Berlusconi, ma a quello Prodi: nel novembre 2007 inviò in Algeria una nave della stessa classe, per dimostrarne le eccezionali capacità. Sbarcò anche il sottosegretario alla Difesa Lorenzo Forcieri (Ds-Ulivo), per convincere il regime algerino ad acquistarla. Stesso impegno, oggi, da parte dei massimi esponenti del Pd.
Quando lo scorso giugno il ministro della difesa La Russa ha prospettato la riduzione da 10 a 6 delle fregate Fremm che Fincantieri costruisce per la marina italiana (costo 350 milioni di euro l’una), la senatrice del Pd Roberta Pinotti, vicepresidente della commissione Difesa, ha chiesto al governo di mantenere l’impegno di costruirle tutte e dieci. Le ha fatto eco Giacomo Conti, accusando il governo di incapacità e mancanza di progettualità.
Meno male che c’è una «sinistra» impegnata perché Fincantieri costruisca altre navi da guerra (finora ne ha prodotte oltre 2mila). Assicurando posti di lavoro ma, allo stesso tempo, facendo lievitare la spesa militare che, salita a 25 miliardi di euro annui, viene fatta pagare ai lavoratori con i tagli alle spese sociali. Costruendo navi per le guerre di aggressione, come le fregate Fremm che nell’assalto anfibio distruggono le infrastruttture terrestri, a 100 km di distanza, con i cannoni Vulcano*. Fabbricati dall’Oto Melara a La Spezia, dove sarà costruita anche la nave da guerra per l’Algeria, dove Forcieri (guarda caso) è stato nominato presidente dell’Autorità portuale. Per meriti acquisiti, di cui fa fede la prestigiosa carica di vicepresidente del Comitato atlantico italiano.

Vedi spot pubblitario della marina militare su: http://www.youtube.com/user/ItalianNavy?feature=mhum#p/u/43/jm-khKYUkNQ



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