Contro i capitalismi finanziari anonimi e le Società anonime per Azioni e teorie organizzative del capitale

di Angelo Ruggeri

Il punto essenziale è che “le regole possono essere soltanto esterne al sistema e alla logica degli scambi mercantili” altrimenti non si può esprimere ne tenere conto della diversità e del contrasto permanente di interessi che esiste tra il sistema degli scambi economico-finanziari capitalistici e gli interessi generali e della società.

Solo chi pensa che fini d’interesse privato capitalistici e interesse di tutti coincidano, anzi siano la stessa cosa possono aver dato piena autonomia agli istituti di credito e al capitale finanziario, compreso ovviamente il sistema dei controlli. E’ questa è la posizione della “sinistra” neofita del capitalismo che l’ha inteso come coincidente con gli interessi della società, estendendo a tutto il sistema del capitale quello che era il detto Fiat fatto proprio anche dalla destra PCI: “se va bene la Fiat va bene l’Italia”. Così in questi anni la c.d. “sinistra” si è messa a “insegnare ai gatti ad arrampicarsi” per dirla alla lumbard, ovvero ai capitalisti come si fa il capitalista, concedendo autonomia e liberalizzazione dei capitali ed esortando ridicolmente il capitale finanziario a ricercare e a darsi – udite udite – regole etiche: Mentre il sindacato con la codeterminazione “insegnava” agli industriali come si fa a fare gli industriali.

I guasti sono stati tremendi, e in totale subalternità la “sinistra” ha accompagnato e coperto tutti i misfatti dei Colaninno come dei Benetton, l’imprenditore della “sinistra” di cui si è persino dimenticato che un’inchiesta parlamentare sulle sue fabbriche le aveva definite “da sfruttamento medioevale, senza regole e diritti, e condizioni ambientali, sanitarie e di lavoro da negrieri”, e di cui si potrebbe raccontare come ha fatto a disfare qualità e professionalità del calzaturificio di Varese, facendone uno spezzatino progressivamente svenduto per fare finanza anziché produzione. Tutto col sostegno di Cgil, Pds e sinistra, contro i lavoratori in maggioranza Cgil, ma trattati a colpi di provvedimenti disciplinari se non accettavano i piani di distruzione di Benetton che chiamavano “piani di ristrutturazione”. Modello “cooperative emiliane”, insomma.

Ogni sviluppo quotidiano delle vicende collegate al centro del “gorgo” Cirio e Parmalat non fa che ulteriormente confermare che tutto origina dalla totale liberalizzazione dei capitali e dalla totale autonomia concessa dagli Stati nazionali (quindi fatta da “quello” Stato che si teorizzava non esistere facendo passare una positiva perdita di sua esclusività con una sua scomparsa) ai mercati finanziari, alle banche centrali, agli istituti di credito e quindi coerentemente in tale logica, anche l’autonomia del sistema di controllo che risulta del tutto interno al sistema e alle istituzioni del capitale finanziario, in cui il controllato fa da controllore, ed è il capitale finanziario stesso a controllare se stesso (in una logica in cui gli interessi del capitale diventa totalizzante e sovrastante su quelli della società); dove quindi “giustamente” il capitale finanziario – dalla banca centrale, alla Consob, alle agenzie di rating, ecc. – e tutte le sue istituzioni di controllo sia nazionali che internazionali hanno legittimato, coperto e ratificato conti, giochi finanziari, bilanci, solvibilità, ecc. della Parmalat. Che non è uno scandalo “italiano” soltanto, ma internazionale, è uno scandalo dell’internazionale capitalistica e della sua “sezione italiana”.

Non per una svista o disfunzione del sistema ma perché erano tecnicamente e ideologicamente predisposti a questo, non solo verso la Parmalat ma verso chiunque partecipi e condivida il sistema di creare ricchezza in modo del tutto separato e scollegato dalla industria e dagli investimenti produttivi (donde la differenza anche tra capitale produttivo e capitale speculativo). La stessa cosa che è successa su grande scala in Russia, in modo più facilmente visibile e tutto internazionalmente coperto, in Russia dove comanda la mafia allo stato puro e il rapporto tra economia e criminalità non esiste perché è la criminalità in prima persona che gestisce l’economia. E le c.d. “tigri asiatiche” non sono diventate e rimaste “tigri” fino all’ultimo, fino a che il sistema voleva, copriva e reggeva?

Il sistema dei controlli non è stato affatto disfunzionale, ha funzionato perfettamente, esattamente come quando si diceva che lo stato democristiano era disfunzionale ed invece alla luce della teoria e della prassi era una disfunzione organizzata: poi c’è stato un abbandono o un’abiura teorica e si è accettato l’idea che fosse una disfunzione passando alla tradizionale teoria conservatrice e reazionaria della tecnica intesa come neutra (e della neutralità della scienza) per dare “tecnicamente” risposta ai problemi, così che invece di decisioni assunte democraticamente abbiamo avuto decisioni assunte tecnicamente, avendo la “sinistra” di varie specie (compresa ovviamente la sinistra cinematografica e televisiva, girotondina o meno che mette sugli scudi Scalfari un gentiluomo che ho rispettato in tempi non sospetti, ma che è un conservatore, non centra in niente con la “sinistra”) assunto la reazionaria teoria della separazione tra tecnica e politica secondo cui la decisione tecnica non sarebbe politica ma solo tecnica, e che tramite il gruppo di Milano di Miglio e i teorici della Bocconi a cui andavano ad abbeverarsi la c.d. intellettualità di “sinistra” – e poi dopo anche i politici di sinistra – è stata legittimata come nuova teoria organizzativa, quella che non era altro che la vecchia teoria organizzativa dell’impresa che applicata alla Pubblica Amministrazione si diceva essere una “nuova teoria organizzativa”

(*): il privato e i teorici dell’impresa, dello stato e della pubblica amministrazione si sono disinteressati per 100 anni, fino a che sono diventati appetibili per le imprese e soprattutto necessari per una valorizzazione del capitale attraverso il noto e determinante e ormai imprescindibile ruolo d’intervento statale in economia: hanno cominciato ad occuparsene negli anni 70, applicandogli le tradizionali teorie organizzative del privato facendole passare a “sinistra” come nuova teoria organizzativa dalla cui accettazione sono derivate le già menzionate “privatizzazione dei rapporti di lavoro”, “privatizzazione” dei servizi sia economici che sociali, “aziendalizzazione” delle imprese pubbliche e delle funzioni pubbliche, in primis FFSS e sanità, ecc.).

E’ così che è stata distrutta anche la Riforma sanitaria, la prima e unica riforma amministrativa dello stato italiano, di una riforma democratica della pubblica amministrazione che la Costituzione aveva prescritto si dovesse fare già dopo un anno dall’entrata in vigore della stessa.

Tutte cose che abbiamo vissuto in prima persona, in Cgil, nel CRS, con D’Albergo, donde i movimenti e i comitati di difesa della riforma sanitaria, del diritto di sciopero, di riforma democratica dello stato, perché certo una riforma antiburocratica ci voleva, ma si trattava di decidere e scegliere se in direzione del privato o del democratico-sociale prescritto dalla Costituzione, PERCHE’ LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE NON E’ ALTRO CHE SOCIALE ORGANIZZATO.

Oggi invece, dal momento che chi fa teoria non ha prassi e chi fa prassi non ha teoria si assiste al ridicolo balletto di una discussione sui “controlli” delle imprese come se i mancati controlli fossero un problema “tecnico”, da risolvere “tecnicamente”, come se ogni scandalo finanziario fosse stato un incidente, come se al di là dei casi nazionali e internazionali scoperti non ce ne fossero tanti altri che non si scoprono e non si scopriranno mai e come se non si sapesse che criminalità economica e scandali economici e finanziari sono andati crescendo in maniera esponenziale da molti e molti anni, tanto che a un certo punto il giudice spagnolo Baltazar Garzon proclamò la necessità di una “mani pulite mondiale”. (è mai possibile che da un anno all’altro tutti si dimentichino di tutto?)

E non è un caso che come quelli di “mani pulite”, siano stati i giudici a vedere meglio e di più, perché indagando hanno dovuto ricostruire il sistema di organizzazione mafioso delle imprese e del capitale per cercare di capirci qualche cosa del sistema di scatole cinesi, compartecipazioni, cupole di potere finanziario facenti capo a diversi settori merceologici e a sistemi massmediologici, commerciali, ecc. sparsi non solo in Italia ma nel mondo e tutto coperto dall’anonimato (vogliamo renderci conto che sono e si chiamano Società anonime, che solo dopo il ‘74 in Italia si è adottato quello di SpA, ma rimangono ancora e sempre anonime, come così ancora si chiamano in Svizzera e altrove); per cui qualunque cosa fossero politicamente e qualunque formazione teorica avessero, i giudici hanno dovuto fare un lavoro e adottare una metodologia che possiamo dire “marxista” nel vero senso della parola, qualunque cosa sapessero o pensassero di Marx o di Gramsci hanno dovuto adottare il loro metodo di indagine e di analisi del capitalismo, dell’impresa, del capitale e dello Stato.

Quindi si facciano avanti quelli che dicono che tutto questo sarebbe antico e superato: vengano avanti e facciamo un po’ di conti dovrebbe dire soprattutto chi a sinistra interessi veramente di risolvere i problemi dei cosiddetti risparmiatori, consumatori o cittadini (mai che ci si ricordi di qualificarli costituzionalmente come lavoratori-cittadini) e di risolvere le questioni sollevate dai grandi scandali economici e finanziari di cui avevamo appena finito di “dire”, parlando di pensioni e accumulazioni, che la criminalità economica e gli scandali finanziari sono di casa nel sistema (e se lo sappiamo noi e lo sanno i giudici, e lo sanno i più che se ne interessano, come mai non lo sapevano e non lo sanno altri cosiddetti di sinistra? Sono ignoranti o complici consapevoli?)

Quelli in malafede ovviamente pensano solo a come non inimicarsi i risparmiatori trattati come oggetti e svalutati come soggetti, e quelli in buona fede non hanno ne teoria ne prassi adeguata a farvi fronte, così che come topolini ciechi alcuni fanno sfilate più che lotte, altri girotondi lamentandosi dei colpi che arrivano da ogni dove ma senza capire ne spiegare il perché, il come, il da chi gli arrivano e chi è che permette di darli i colpi. Questo per abiura teorica, politica e sociale.

Alla luce dei fatti nessuno è in grado di confutare concetti e analisi marxista:

1) che il capitale subisce una distruzione continua, con una velocità che aumenta nel tempo e che quindi la forma capitalistica della produzione è una forma estremamente Distruttrice di Capitale;

2) che la società capitalistica realizza il suo consenso sempre più distribuendo rendite e utilizzando azioni spazzatura, e di cui il PROBLEMA PIU SERIO di tanti anni è stato ed è la DISTRIBUZIONE DI RENDITE DA PARTE DELLO STATO (e l’economia non si può separare dalla filosofia, dalla struttura dialettica della coscienza e dalla natura ideologica del pensiero, cosi come entrambe non possono essere separate da storia e diritto. Il marxismo non è “una partizione del sapere” ma è appunto “marxismo”, una unità fondante di diversi saperi).

Più grave del fatto che il possesso di quote azionarie delle imprese ha perduto per “sinistra” e lavoratori il carattere di discriminante ideologica è il fatto che il possesso di una quota azionaria gli impedisce di vedere la multilateralità dei loro rapporti. L’orizzonte dei loro interessi e di quelli dei lavoratori non hanno più una sola dimensione economica – fissata nel rapporto di lavoro con l’impresa – ma non vedono che, quindi, anche l’orizzonte dei loro interessi e della loro azione politica si allarga. Così si precipita nella chiusura corporativa e in una spoliticizzazione di fatto A FRONTE DI UN MONDO IN CUI INVECE LA POLITICA E’ COESSENZIALE ALL’ECONOMIA.

DINIEGO DEI PROPRI INTERESSI VERI E RINUNCIA AD AGIRE COME FORZA LIBERATORIA NELLA SOCIETA’ IMBRIGLIATA DALLE FORME CAPITALISTICHE COINCIDONO.

Di conseguenza chi matura una posizione pessimistica del mondo attuale è solo perché assume una posizione paradossalmente acquiescente di fronte invece ad un obbiettivo allargarsi delle possibilità di azione, causa l’abbandono sia teorico che politico.

E certo non aiuterà a superare questo e non varrà a capire o a far capire IL NUOVO PARTITO RADICALE, TRASNAZIONALE NON VIOLENTO DI PANNELLA: pardon, DI BERTINOTTI.



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