Uno sciopero da generalizzare. I delegati prendono la parola

Affollata assemblea degli autoconvocati a Roma: Manifestazione delle opposizioni sociali”
Fabio Sebastiani – Liberazione 27/02/2011

“Uno sciopero vero che fermi il paese”. Non ci si aspettava tanta partecipazione all’assemblea dei lavoratori e delle lavoratrici autoconvocati che si è svolta ieri a Roma. Più di trecento persone, un po’ dai quattro angoli del Bel Paese, che raccontano della voglia di mobilitarsi ma, soprattutto, della volontà di farlo nella chiarezza degli obiettivi. E quindi più che “sciopero generale”, che ormai in bocca alla Cgil sta diventando sinonimo di “grande
iniziativa” e basta, è meglio parlare di “sciopero generalizzato”.
Presenti delegati e delegate di sigle sia dei sindacati di base, praticamente tutti, che di alcune categorie della Cgil (metalmeccanici, chimici, commercio, pubblico impiego, scuola), l’assemblea ha rilanciato con chiarezza l’idea di una mobilitazione permanente. Un messaggio preciso all’indirizzo delle burocrazie sindacali” che la protesta è un’arma in mano ai lavoratori; al Governo che il suo tempo è ormai finito; e alla Confindustria che la crisi i lavoratori non intendono pagarla. Ma quello che la terza assemblea degli autoconvocati ha posto con maggiore chiarezza è stata l’urgenza di unificare le lotte. Del resto, la disarticolazione non può dar luogo ad alcuna proposta alternativa, alcuna piattaforma che sia in grado di dare una prospettiva alle
tante lotte di resistenza che si vanno articolando da un anno e mezzo a questa parte in Italia. Sul palco hanno preso la parola i delegati di Mirafiori, della Maflow, della Manuli, ed anche i precari della Scuola, gli operatori della Sanità, e i “precari” delle cooperative sociali appesi, con un contratto a tempo indeterminato, alla scure dei tagli al welfare.
Oggi che il “cerchio” della protesta si sta allargando coinvolgendo i diritti del lavoro e quelli civili, il mondo del precariato e le centinaia di migliaia di lavoratori coinvolti dalla crisi, come chi lotta per avere una casa e chi per non far chiudere l’ospedale, nessun sindacato sembra aver voglia di elaborare una proposta convincente e vincente. Per quanto riguarda la politica, in particolare quella che occupa i banchi del Parlamento, forse nemmeno si
sta accorgendo che c’è un Paese che lotta.
Ed è una lotta, come testimoniano le decine di interventi dal palco, che vede finalmente protagonisti tanti giovani. «Ormai non si può più rinviare – sottolinea Giorgio Cremaschi – l’urgenza di costruire una lotta, e una partecipazione, dal basso. Chi sta con Marchionne è nostro nemico». Un impegno, questo, che è ritornato in molti interventi. Del resto di alternative non ce ne sono. In una fase in cui il modello sindacale prevalente va verso la corporativizzazione, e quello che rimane non è in grado di reagire in modo efficace, i lavoratori come è stato ripetuto, “devono prendere in mano il proprio destino”. “Se non ora quando?”, hanno ripetuto alcuni delegati, visto che questo percorso andava fatto “prima”. Intanto, l’obiettivo è quello di stabilizzare
l’esperienza in alcuni coordinamenti territoriali, che siano in grado di ripetere l’assemblea degli autoconvocati. L’idea è di accumulare forze in vista di un obiettivo preciso, una manifestazione di «tutte le opposizioni sociali contro Governo e Confindustria», costruendo, contemporaneamente, un «protagonismo dei lavoratori» dentro il quale i sindacati si devono confrontare. Da qui la proposta di un tavolo aperto a tutte le sigle sindacali, e ai movimenti, in cui riuscire a creare un vero e proprio laboratorio delle lotte e delle iniziative.
Tra gli altri, è intervenuta anche Emidia Papi, del Coordinamento nazionale di Usb, che in nome della indipendenza e della autonomia a criticato l’evocazione di una Cgil che «parla di sciopero come sinonimo di competitività».
Nel documento finale le critiche più aspre sono contro l’offensiva di Sergio Marchionne. «Quel modello, con il pretesto della crisi e della concorrenza globale, punta allo smantellamento dei diritti e delle tutele sindacali e vuole riportare la condizione delle lavoratrici e dei lavoratori indietro di un secolo». «L’assemblea, inoltre, invita tutti i movimenti sindacali, sociali, ambientali che si oppongono all’offensiva padronale e governativa – conclude
il documento – a individuare un percorso comune che costruisca tempestivamente, al di là delle ambiguità, delle timidezze e dei continui rinvii della Cgil, una giornata di lotta e di mobilitazione nazionale e una grande manifestazione a Roma».

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