Vergognoso segreto di Francia

da il Fatto Quotidiano

del 9 Febbraio 2011

di Nicola Tranfaglia

Perché Mitterrand non ha sollevato il velo su La Cagoule, l’organizzazione che assassinò Carlo e Nello? Il veto era stato posto dal generale De Gaulle.

Un oscuro segreto emerge dopo settant’anni. Un segreto che riguarda
nello stesso tempo la storia della Francia e dei suoi miti e quella
dell’Italia, del fascismo e degli uomini che furono uccisi dalla dittatura.
Carlo e Nello Rosselli vennero assassinati il 9 giugno 1937 dalla setta
fascista con forti tendenze razziste e antisemite della Cagoule. Ma chi
faceva parte di quella organizzazione di estrema destra? Soltanto i
fascisti francesi e i loro confratelli italiani? O anche personaggi che dopo
la Liberazione avrebbero fatto parte di altre forze, opposte, nello
schieramento repubblicano?
Francois Mitterrand (è così che si scrive il suo nome) è nato nel 1916
durante la Prima guerra mondiale e proprio mentre si combatteva nel
sud-ovest della Francia la grande battaglia di Verdun, una delle più
sanguinose del conflitto che divise l’Europa e condusse alla crisi da cui
sarebbero nati i fascismi, prima in Italia, poi in Germania e nei paesi
dell’Europa orientale. Durante la Seconda guerra mondiale catturato dai
nazisti tedeschi riesce a fuggire a Parigi dove diventa un ufficiale del
governo collaborazionista di Vichy fondato e guidato dal maresciallo
Petain. E questo non è un caso perché, a vent’anni, Mitterrand è un
militante della setta di estrema destra La Cagoule (secondo altri storici
della setta La Lègion francaise des combattants et des volontaires de la
rivolution nationale, sempre fascista) che il 9 giugno 1937, su ordine di
Galeazzo Ciano e del SIM italiano, in cambio di mille fucili regalati dal
governo fascista, uccide a Bagnoles sur L’Orne stroncando la vita di due
giovani di grandi qualità e possibilità future: Carlo era il fondatore e
leader del movimento di Giustizia e Libertà in Francia e in Italia e Nello
era uno storico del Risorgimento italiano, di Carlo Pisacane, di Mazzini e
Bakunin.
Il giovane funzionario da gennaio ad aprile 1942 lavora presso La
Lègion, dal giugno 1942 al Commissariato per il reinquadramento dei
prigionieri di guerra, dal quale si dimetterà nel gennaio 1943.
Nel dicembre 1942, Mitterrand scrive nel giornale ufficiale di Vichy
France, Revue de l’Etat nouveau: “Se la Francia non vuole morire in
questa melma, gli ultimi francesi degni di questo nome devono
dichiarare una guerra senza quartiere a tutti quanti, all’interno come
all’estero, si preparano ad aprirne le dighe: ebrei, massoni, comunisti…
sempre gli stessi e tutti gollisti”.
Di fronte ad affermazioni di questo genere non si possono avere
esitazioni sulla prima fede petainista e filofascista del giovane francese
che nel 1942 ha ventisei anni.
L’anno successivo, nel 1943, anno fatale nella Seconda guerra mondiale
perché cade l’Italia fascista e Petain va in crisi come alleato della
Germania nazista, con un plateale “salto della quaglia” (come diciamo
noi italiani per i processi di trasformismo cui siamo purtroppo abituati
anche oggi nella nostra tormentata storia) Mitterrand, dopo un incontro
difficile con il generale De Gaulle, entra nella resistenza gollista
conservando peraltro le sue mansioni presso l’amministrazione di Vichy.
Una volta eletto nel 1981 alla presidenza della Repubblica francese, e
fino al 1992, Mitterrand deporrà una corona di fiori sulla tomba del
maresciallo Petain; nella primavera del 1943 è decorato dell’ordine della
Francisque; una distinzione onorifica del regime di Vichy.
È impossibile, insomma, mettere in dubbio la sincerità e la saldezza
della sua fede giovanile per i regimi fascisti e collaborazionisti con la
Germania nazista. Non è ancora del tutto chiaro se fosse
esplicitamente antisemita, ma le organizzazioni di cui faceva parte, a
cominciare dalla Cagoule, lo erano.
Nel 1943 il giovane funzionario diventa il capo di una rete di spie che
prende contatto con i funzionari dell’Amministrazione francese in vista
dell’ormai vicina liberazione assicurando la fiducia di funzionari,
burocrati, e prefetti alla nuova Repubblica francese. Quindi diventa
leader di un piccolo partito radicalsocialista, l’Union democratique et
socialista de la Resistence, l’UDGR.
Di qui inizia intorno ai trent’anni la sua carriera prima di ministro della
Repubblica, poi di leader della sinistra europea e in particolare del
socialismo non comunista e in questa veste ascenderà nel 1981 dopo
due tentativi falliti, alla presidenza della Repubblica francese di cui è
titolare per due mandati, quattordici anni, dal 1981 al 1995.
Ma non dimentica la sua giovinezza e i suoi trascorsi. E lo dimostra con
una decisione che finora gli storici non solo italiani non avevano mai
notato. E che a me è invece molto chiara, grazie alla mia lunga
esperienza di ricercatore della vita e dell’opera di Carlo Rosselli di cui ho
appena pubblicato per Baldini e Castoldi una biografia completa (2011,
pp. 518; euro 22). Ebbene, il generale De Gaulle negli anni Cinquanta
quando era asceso al potere aveva posto il veto al fascicolo su La
Cagoule negli Archivi di Stato francesi, i presidenti gollisti che gli sono
succeduti hanno mantenuto quel veto e nessuno storico, a cominciare
dal sottoscritto, ha mai potuto consultare il fascicolo che riguarda gli
assassini di Carlo e Nello Rosselli. Ma il fatto grave è che anche negli
anni Ottanta e Novanta quando Mitterrand è stato presidente della
Repubblica non ha eliminato il veto che De Gaulle aveva posto agli inizi
della Repubblica sul caso de La Cagoule. Ne abbiamo una prova
clamorosa leggendo non soltanto gli scritti di Gaetano Salvemini negli
anni Trenta e Quaranta ma anche nel saggio, ottimo, che Mimmo
Franzinelli ha pubblicato nel 2007 su Il delitto Rosselli. 9 giugno 1937.
Anatomia di un omicidio politico (Mondadori editore): non c’è traccia, a
causa di quel veto, della documentazione francese su La Cagoule che
tuttora esiste negli Archivi Nazionali Francesi e che i cataloghi appositi
testimoniano ancora. Detto in maniera semplice, il leader del socialismo
europeo, per quattordici anni presidente della Repubblica e uomo
simbolo (non soltanto in Francia) del socialismo non comunista ha
oscurato un delitto compiuto dai fascisti peggiori del suo paese, servi
dei regimi europei, a distanza di più di cinquant’anni da quello che resta
uno dei più terribili delitti che il fascismo abbia compiuto negli anni
Trenta quando in Italia dominava Mussolini e in Germania Hitler era al
potere. Come si può spiegare l’atteggiamento di François Mitterrand e
della Repubblica francese?
È un problema storico di notevole entità. E mette in luce, ancora una
volta, le contraddizioni della vicenda europea ancora aperte e la
difficoltà di superare completamente l’eredità del fascismo, in Italia
come in Francia. È una constatazione amara per chi ha trascorso finora
la sua vita a ricostruire la storia del Vecchio Continente e dell’Italia
degli ultimi cento anni.

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