Le inchieste I casi Perla la «pentita» «Candidati decisi dai massoni»

CORRIERE DELLA SERA

12 NOVEMBRE 2010

«Ero amica di Bondi Ascoltava i miei consigli»

di Giovanni Bianconi

ROMA – «Il mio ruolo era quello di esperta nelle campagne elettorali, nel recupero dei voti e tutto quello che riguardava l’ attività del politico», dice di sé Perla Genovesi, la pentita di un traffico di droga verso la Sicilia arrestata a luglio, già assistente parlamentare dell’ex senatore di Forza Italia Enrico Pianetta (oggi deputato del Pdl), ben inserita nell’entourage del premier Silvio Berlusconi. Il suo telefono, stando ai tabulati acquisiti dagli investigatori, ha avuto diversi contatti con la residenza di Arcore, dove per un periodo ha risieduto anche uno degli attuali coordinatori del Pdl, nonché ministro dei Beni culturali, Sandro Bondi.

«Io già avevo avuto da parte di Bondi dei contatti – ha spiegato Perla Genovesi ai pubblici ministeri di Palermo nell’ interrogatorio del 19 agosto scorso, ora inviato alla Procura di Milano -. Mi voleva fare andare a lavorare a Sky mi ricordo, mi aveva dato il suo biglietto da visita col suo cellulare… Poi non si era arrivati a nulla, però era nata un’amicizia e si fidava delle mie… Una volta mi chiese addirittura quali erano i candidabili per le Politiche, come deputati, su Parma e poi seguì i miei consigli; senza entrare nello specifico gli sconsigliai qualcuno invece che qualcun altro».

Grazie ai contatti intessuti dalla sua assistente fra il 2003 e il 2007 – dice Perla – il senatore Pianetta «ha cominciato a fidarsi di me, a vedere come le persone cominciavano a rispettarlo, la sua immagine ha cominciato a cambiare… Bondi gli aveva fatto avere un incarico di partito, come presidente dei seniores di Forza Italia, degli anziani, una richiesta che io avevo fatto per lui molto tempo prima. Gli hanno dato addirittura anche un ufficio, mi sembra nella sede di Forza Italia a Milano. L’ avevano cominciato a inserire nelle riunioni di un certo livello, dove c’ era Berlusconi e alcuni senatori che contavano, finché c’ ero io…».

La pentita sostiene di aver collaborato alla campagna elettorale di Letizia Moratti a sindaco di Milano, occupandosi di due candidati segnalati da Pianetta. Parla di un ex consigliere provinciale di Forza Italia, oggi consigliere del ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini, Max Bruschi. Altri le avevano detto che i massoni «comandavano le candidature, erano loro che gestivano i politici, e c’erano quelli più grossi di questi massoni che erano in America, ma che comandavano anche in Italia… Incuriosita da questa cosa chiesi a un mio amico che scriveva per Bondi, sapevo che era un massone, Max Bruschi. Gli chiesi informazioni su questi massoni, e lui mi mandò qualche e-mail. Poi quando l’incontrai mi spiegò alcune cose, lui considerava “la mia chiesa” addirittura l’origine della massoneria… Cominciai a prendere atto di questa realtà che non conoscevo, così cominciai a muovermi per capire come fare a candidare il senatore».

Per ottenere la rielezione di Pianetta nel 2006 Perla Genovesi afferma di essersi rivolta ai vertici della fondazione San Raffaele di don Verzè, per la quale Pianetta aveva lavorato in passato, e per cui le avrebbe confidato di aver fatto avere somme «gonfiate» per la realizzazione di opere all’estero. La donna rivela anche di essere stata avvertita di avere il telefono sotto controllo, intorno al 2006, da un assistente del presidente della Lombardia Formigoni, tale Alessandro. Il quale l’aveva saputo «da uno dei servizi segreti, mi ha detto».

Tra i politici conosciuti da Perla Genovesi, com’è noto, c’è anche il ministro per la Pubblica Amministrazione Brunetta: «Di lui ho sempre avuto una considerazione abbastanza alta, nonostante sapessi che era quello che aveva amministrato i fondi del partito, i fondi non dichiarati». «I fondi neri?», chiede il pubblico ministero. E Perla: «Sì, di Forza Italia». Il pm domanda che cosa sapeva in concreto e la pentita risponde: «Ma queste sono cose che sanno tutti… Non me le ha dette lui, sono cose che sanno tutti, che lui ha amministrato per un periodo i fondi del partito, insomma. Non lo so se ufficialmente, so che lui si vantava con me di avere insegnato a Berlusconi non dico a leggere e a scrivere, ma un poco il diritto, di avergli insegnato l’ economia».

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