Riflessioni sulla morte dei tre segretari del PCI e la situazione attuale 2

di Andrea Montella


Un anno cruciale: il 1980

Per inquadrare meglio il periodo è giusto ricordare alcuni momenti di quell’anno denso di accadimenti che saranno determinanti per gli assetti geopolitici successivi.

In Italia il primo tragico accadimento si verifica il 6 gennaio con l’uccisione a Palermo, da parte della mafia, di Piersanti Mattarella presidente della Regione Sicilia, politicamente vicino ad Aldo Moro.

Oltre alla mafia anche il terrorismo “rosso” e fascista durante quell’anno si scatenano in una serie di delitti, vere e proprie esecuzioni “selettive” per eliminare uomini che all’interno delle istituzioni ne rappresentano lo spirito più democratico e di apertura al PCI: il 12 febbraio all’Università di Roma le Br uccidono Vittorio Bachelet, vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura, anche lui strettissimo collaboratore di Aldo Moro; il suo posto nel Csm viene preso da Ugo Zilletti, massone coperto, “all’orecchio” del gran maestro Battelli. (pag. 325 Trame atlantiche di Sergio Flamigni, Kaos Edizioni 2005)

Anche lo scacchiere politico internazionale è segnato da eventi che ne ridisegnano gli equilibri: la fallita operazione di liberazione degli ostaggi americani nell’ambasciata di Teheran, rappresenterà la fine di Carter e l’avvento alla presidenza di Ronald Reagan, antesignano della famiglia Bush.

Il 25 marzo in Salvador viene ucciso l’arcivescovo Oscar Romero, un attacco alla componente della Chiesa più vicina ai poveri della Terra.

Muore il maresciallo Tito, fondatore della Repubblica federativa Jugoslava, leader dei Paesi non allineati; con la sua scomparsa cominceranno a prendere il sopravvento nei Balcani movimenti regionalisti, finanziati dai Paesi occidentali e musulmani, che porteranno nel 1989 ai conflitti interetnici che distruggeranno la Jugoslavia.

Lech Walesa, finanziato dalla loggia massonica P2 attraverso il Banco Ambrosiano di Roberto Calvi, il 30 agosto in Polonia annuncia la fine degli scioperi della classe operaia a Cracovia, Stettino, Nova Huta e Danzica, e la nascita di Solidarnosc.

L’Iraq di Saddam Hussein, il 22 settembre, su mandato dei Paesi occidentali, varca il confine iraniano, iniziando un conflitto per il controllo del petrolio che porterà alla morte centinaia di migliaia di persone.

In Turchia il 19 luglio viene assassinato il premier Nihat Erim, una vicenda che si concluderà con il colpo di Stato militare del generale Kenan Evren, nel settembre dello stesso anno.

Le stragi dell’estate 1980

Durante l’estate di quel 1980 l’Italia viene sconvolta da due gravissimi fatti: il 27 giugno viene abbattuto il DC-9 Itavia nei cieli di Ustica, provocando 81 vittime e il 2 agosto a Bologna, nella città simbolo dei comunisti, i fascisti Mambro e Fioravanti compiono una strage nella stazione in cui moriranno 86 persone e ne rimarranno ferite oltre 200.

Le grandi svolte della storia non avvengono solo con eventi visibili sulle prime pagine dei giornali. Nel luglio del 1980 Duane Clarridge, un alto funzionario della Cia, stava progettando: “una delle operazioni più azzardate della sua carriera: un accordo segreto tra la Cia e il PCI. …La battezzò Operazione soluzione finale, e doveva risolvere una volta per tutte «il problema comunista» in Italia. …L’idea che stava in quel momento valutando era di proporre un accordo in tre fasi, ognuna delle quali prevedeva il superamento di una serie di test da parte della leadership del PCI. …Naturalmente il progetto prevedeva che tutto avvenisse nella massima segretezza e che le trattative fossero condotte dalla Cia con un numero ristretto di alti dirigenti comunisti. Il testo qui riportato si trova a pagina 74 del libro-inchiesta di Claudio Gatti e Gail Hammer “Il quinto scenario” (Rizzoli, 1994) centrato sui fatti di Ustica.

È singolare come Duane Clarridge scelga lo stesso termine usato dai nazisti nello sterminio degli Ebrei – Soluzione finale – per realizzare un intervento che porti all’eterodirezione del PCI: l’anomalia italiana di avere un Partito comunista così forte e autonomo dai due blocchi era una preoccupazione centrale per gli Usa. Ma non solo per loro, come vedremo più avanti.

Con la nascita del Pds prima e dei Ds poi, queste preoccupazioni americane si eclisseranno, trovando nella nuova dirigenza un’accogliente sponda. Illuminante il brano scritto da Piero Fassino, nella sua autobiografia “Per passione” (Rizzoli, 2003) a pag 234: “Nella lunga e travagliata transizione italiana, Bartholemew (Reginald Bartholomew, ambasciatore Usa in Italia, ndr) sarà osservatore attento di ogni passaggio, sempre cogliendo con acutezza politica il cuore dei problemi e aiutandoci a capire il punto di vista, le analisi e anche la psicologia che regnano a Washington”.

La sconfitta del PCI passa per Torino

Il 1980 è un anno importantissimo anche per le vertenze sindacali: il 10 settembre dopo la notizia che la Fiat ha effettuato 14.469 licenziamenti, inizia la lotta degli operai di Torino, che ottiene l’appoggio incondizionato del segretario del Partito comunista Enrico Berlinguer. Il 14 ottobre la “marcia dei quarantamila” porta alla resa da parte dei vertici sindacali che non danno uno sbocco politico avanzato alla vertenza e, così facendo, non mettono in discussione la Fiat, gli Agnelli e i loro catastrofici piani economici, ma isolano i lavoratori più combattivi e il segretario del PCI.

Il 16 ottobre muore per ictus Luigi Longo, presidente del PCI ed ex segretario, figura di grande rilievo politico e alleato di Enrico Berlinguer.

l’Unità, organo del Partito comunista, il 15 ottobre proprio tra questi due ultimi fatti, pubblica un articolo non firmato dal titolo: ”«Laburismo»”, parola di Gran Maestro”. Occhiello: “Capo massone parla di lotta al PCI e di fratelli in Parlamento e nei partiti”.

Nell’articolo si leggeva: “…e adesso puntiamo ad aggregare in Italia una forza laburista che spezzi il dominio del PCI sulla classe operaia, e diventi così una vera e propria soluzione di potere”.

L’articolo riprendeva le dichiarazioni di Lino Salvini, craxiano e gran maestro della massoneria, per conto della quale teneva i contatti con la Cia, oltre ad essere in stretti rapporti con Licio Gelli e la P2.

Il laburismo è una teoria antimarxista elaborata dalla Fabian Society, una struttura massonica di stampo anglosassone. Il laburismo ha come orizzonte politico il socialismo imperiale o il capitalismo di Stato; obiettivi molto diversi dalla linea politica del PCI che aveva come indirizzo la fine dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo nelle società capitaliste.

Quell’articolo segnava l’uscita allo scoperto di una lotta all’ultimo sangue contro il proletariato e il suo partito, il PCI, che sarebbe stata condotta non solo dall’esterno da entità eversive come quelle legate a Edgardo Sogno, ma anche dall’interno e avrebbe visto più protagonisti: dagli ex sessantottini di matrice operaista e spontaneista, ai filorussi, fino a quelli che avevano fatto il salto verso le teorie laburiste. Tutti uniti contro Berlinguer e in linea con gli obiettivi enunciati dalla massoneria con Salvini e in continuazione dell’Operazione Chaos, elaborata dal generale William Westmoreland nel 1963. Operazione Chaos è il nome in codice di una False Flag (falsa bandiera), un’operazione di guerra psicologica che serviva a creare una situazione di caos sociale in modo tale che l’opinione pubblica chiedesse l’intervento repressivo dei governi. La caratteristica dell’Operazione Chaos era l’infiltrazione dei movimenti rivoluzionari allo scopo di strumentalizzarli spingendoli ad atti estremi di violenza e terrorismo con lo scopo di diminuire il consenso popolare verso i partiti antiamericani.

Per inquadrare meglio questo disegno elaborato dalla massoneria e adottato dalla Cia – suo braccio operativo – si può ricordare che pochi giorni prima dell’investitura a gran maestro di Salvini, avvenuta il 18 marzo 1970, il generale americano William Westmoreland apponeva la sua firma al Field Manual, un’estensione dell’operazione Chaos, contenente la direttiva top-secret “Operazioni di stabilità e servizi segreti-sezioni speciali” dove si dava indicazione di come ricorrere a operazioni coperte per impedire l’accesso al governo del Partito comunista, utilizzando “azioni violente o non violente, a seconda del caso”.

Dell’intervento dei poteri forti per dividere il proletariato di questo Paese attraverso un’azione sul PCI, abbiamo traccia anche nel testo della sentenza emessa il 29 luglio 1985 dalla 5ª Corte D’Assise di Roma contro Francesco Pazienza (l’agente del servizio segreto “parallelo” giornalisticamente chiamato Supersismi), Pietro Musumeci (P2 tessera 1604), Giuseppe Belmonte (massone all’orecchio del gran maestro) relativa a fatti riguardanti la strage di Bologna e per altri reati.

In quella sentenza pubblicata integralmente il 18 marzo 1986 dall’Associazione familiari delle vittime della strage alla Stazione di Bologna del 2 agosto 1980, si trova un capitolo dal titolo: “Progetto di scissione del P.C.I.” e vi si legge: Pazienza informò Dell’Amico che se fosse andato avanti un suo progetto ci sarebbero stati presto in Italia due partiti comunisti. Infatti stava cercando i mezzi, ed accennò a fondi americani, per sostenere un movimento filosovietico all’interno del P.C.I. «Si trattava di cosa molto grossa, superiore al livello di influenza italiano».

Nel contesto del discorso, l’imputato fece il nome dell’on. Cossutta come persona a lui vicina.

Dell’Amico colloca temporalmente la conversazione «forse» nel 1982, perché l’interlocutore aveva già rapporti con Calvi; ma in ogni caso l’iniziativa rimonta all’anno precedente. Come scrive Pazienza, il «Superesse» teneva rapporti con i politici italiani… al minimo indispensabile»; «per il Partito Liberale e il Partito Repubblicano se ne occupava Magrì (Ferrari, Zanone, Necci), per la Democrazia Cristiana e il Partito Comunista il sottoscritto (Piccoli e Cossutta)»”.

Un’intervista della trasmissione “Linea diretta” di Enzo Biagi (15 maggio 1985, Rai 1) aveva anticipato la notizia di questi incontri tra Pazienza e Cossutta.

Il progetto di cui parla Pazienza, così come quello di Salvini, è stato superato nella realtà: partendo dall’introduzione delle idee laburiste si è arrivati a spaccare il PCI in una miriade di partiti di sinistra, compreso un partito democratico all’americana, in barba all’esortazione con cui Karl Marx concludeva il Manifesto del Partito comunista: “Proletari di tutto il mondo unitevi”.

La testimonianza di Pazienza apre molti interrogativi: come mai gli americani avevano interesse a sostenere un movimento filosovietico, che avrebbe poi avuto contatti con l’Urss? Lo volevano usare per infiltrare l’Urss, oppure l’Urss era già controllata?

Ma se l’Urss non era più un problema, rimanevano come antagonisti sulla scena internazionale solo il PCI e il Partito comunista cinese.

Un partito scomodo per gli Usa e per l’Urss
Abbiamo visto che nei confronti dei comunisti italiani gli Stati Uniti pensano di intervenire con “l’Operazione soluzione finale” e che, come dice Westmoreland nel “Field Manual”, pur di tenerli lontani dal governo erano disposti ad azioni anche violente.

La forte autonomia del PCI dai due blocchi era da sempre una realtà scomoda sia per gli Usa che per l’Urss: la nascita dell’Eurocomunismo, una terza possibilità per i popoli del mondo, rappresentava una politica che metteva in seria difficoltà le due superpotenze che tendevano a controllare in modo autoritario i Paesi sotto la loro sfera di influenza.

Tant’è che i vertici del PCI subiscono attentati sia da parte di forze occidentali, che provenienti dall’Est: nel 1948 l’allora segretario del PCI Togliatti viene ferito da Pallante, un estremista di destra manovrato dalla mafia e da gruppi anticomunisti legati agli americani, la stessa compagine che aveva compiuto la strage di Portella della Ginestra.

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