Contro l’ennesima Bolognina difendiamo il partito e la presenza dei comunisti nel nostro paese.

I primi effetti della crisi di sovrapproduzione che il capitalismo sta vivendo in forma acuta da almeno due anni, cominciano a farsi sentire. In Grecia, lo smantellamento dello stato sociale. E da noi? La ricetta Pomigliano: tempi di lavoro da robot, taglio delle pause, salari più bassi, divieto di ammalarsi ed eliminazione del diritto di sciopero, in una parola, subalternità totale alle esigenze dell’impresa.

La filosoFiat di Marchionne è chiara: o gli operai accettano di peggiorare le loro condizioni di lavoro pagando anche il prezzo di un arretramento politico e sociale o dovranno andare ad ingrossare il già ampio esercito dei disoccupati.

Gli operai secondo la filosoFiat di Marchionne, dovrebbero accettare le logiche disumane della globalizzazione che annientano i consumi del mercato interno, dopo aver distrutto il potere d’acquisto dei salari e degli stipendi, per puntare tutto sulle esportazioni di prodotti di bassa qualità. Per realizzare ciò la Fiat, portabandiera del padronato, vuole disarticolare i sindacati italiani, scardinare la Costituzione – continuando il piano della P2 – e tutte le conquiste di welfare che ne sono derivate grazie ad anni di lotte, per rendere le condizioni dei lavoratori italiani simili a quelle dei paesi in via di sviluppo.

Si vuole introdurre in Italia il meccanismo delle “zone franche”, zone industriali dove i salari, i diritti, i tempi di lavoro sono completamente sganciati dalla legislazione e dalla contrattazione nazionale, come le maquiladora delle zone di confine del Messico con gli Stati Uniti.

In questa sua azione la Fiat ha trovato interlocutori attenti e disponibili nei governi, che hanno concesso sostegni economici notevoli, come la fiscalizzazione degli oneri sociali, cassa integrazione speciale, aiuti e sovvenzioni per gli investimenti, esportazioni, ricerca, e via dicendo: in totale essa ha incassato dal 2004 al 2009 ben 800 milioni di euro, senza dovere rendere conto a nessuno.

In contemporanea il governo Berlusconi procede nella sua politica di macelleria sociale, scaricando sulle masse popolari la grave crisi economica e finanziaria che padronato e banche hanno creato.

Di fronte a tanta arroganza classista è triste constatare come i gruppi dirigenti del nostro partito continuino a galleggiare col solito politicismo, sprecando tempo nella costruzione dall’alto di contenitori che appaiono congegnati più per cancellare il nostro partito e l’esperienza dei comunisti in Italia, che per unire su contenuti e mobilitazioni vere, forze politiche e sociali diverse.

Col congresso di Chianciano pensavamo di aver battuto, la Bolognina liquidazionista e politicista di Bertinotti e Vendola, evidentemente ci eravamo sbagliati perchè essa esiste ancora e fa di tutto per contrastare il progetto di ricostruzione di un grande partito comunista.

Per quanto ci riguarda pensiamo che per mantenere aperta la questione comunista sia indispensabile preservare l’autonomia politica, culturale ed organizzativa dei comunisti e riteniamo profondamente in mala fede, coloro che pensano che si possa tenere aperta la questione comunista anche dall’interno di un più ampio partito della sinistra.

E triste dover constatare come in ampie parti dei nostri gruppi dirigenti stia avanzando il ritorno di un moderatismo politico che individua in questo centro sinistra il soggetto con cui stipulare alleanze organiche, col risultato di un appannamento della nostra autonomia politica e della nostra alternatività strategica.

Non si vuole prendere atto che nel nostro paese non esiste il centro destra e il centro sinistra, ma solo due destre eterodirette dalla massoneria (4.000 massoni solo nel Pd). Due destre, una populista e sovversiva che disprezza le istituzioni e le libertà democratiche e una che si presenta col volto interclassista, buonista, ma che in realtà è profondamente confindustriale e che quando ha governato ha fatto di tutto per rappresentare al meglio gli interessi del padronato e della borghesia Italiana, portando avanti anch’essa il Piano di rinascita della P2.

Un esempio pratico di come strutturalmente siano uguali lo possiamo trarre anche dalla vicenda Pomigliano: il Pdl elogia e saluta entusiasta la filosoFiat di Marchionne, mentre il Pd dice che il piano Marchionne va accettato, augurandosi che rimanga un caso particolare.

Per un partito comunista promuovere una politica di alleanze per far crescere un grande fronte unitario e popolare anticapitalista, è un dovere e una necessità per realizzare obiettivi parziali e strategici, come la costruzione di un’alternativa sociale e politica nel nostro paese, ma questo non và confuso, con alleanze per governare regioni, province e grandi comuni, o addirittura come si e fatto nel passato partecipando addirittura al governo nazionale del paese.

In Toscana numerosi circoli e intere federazioni, si sono battute contro il nuovo ingresso nella maggioranza, questo anche perché era palese che la nostra presenza nella passata legislatura non aveva assolutamente modificato il modello di sviluppo liberista toscano.

Ma a quanto pare, le alleanze di governo, per una parte del gruppo dirigente regionale si fanno a prescindere dai contenuti programmatici e a prescindere dal consenso che queste scelte hanno nel partito.

Infatti nel programma di Rossi,con buona pace del confronto partecipativo e democratico si delega la gestione e la programmazione dei beni comuni e dei servizi essenziali a mega oldyng ( società di famiglia pubblico private ) escludendo di fatto scelte concrete contro la privatizzazione dei servizi pubblici e per la ripubblicizzazione dell’acqua, così come si continua ad andare avanti con le grandi opere come l’Alta velocità, il Corridoio tirrenico, la costruzione di nuovi inceneritori e rigassificatori e progetti tipo il “tubone” nella zona del cuoio pisana che provocherà distruzione ambientale e un enorme sperpero di denaro pubblico.

Sono anni che il nostro partito, assieme a varie forze di movimento è impegnato contro la costruzione dei Cie (Centro identificazione ed espulsione) in Toscana, perché essi fanno parte delle politiche di esclusione e respingimento, politiche che contribuiscono ad alimentare culture razziste. Riteniamo grave al tal proposito la mozione approvata dalla maggioranza di centrosinistra col consenso del gruppo della Federazione della sinistra, ma consideriamo questo come l’effetto del mancato rispetto della dialettica e dei meccanismi democratici all’interno del partito, che dà come frutti quel moderatismo di cui parlavamo sopra e che come circoli non siamo più disposti ad accettare.

I circoli e i compagni che hanno sottoscritto questo documento ribadiscono che i problemi presenti nel partito sono problemi di linea politica e non di tipo organizzativo e che al centro della questione c’è l’esistenza stessa del partito comunista.

Per queste ragioni ribadiamo la richiesta di congresso regionale e comunichiamo che ci muoveremo su tutto quello che riterremo utile, per realizzare questo obiettivo, come rete dei circoli comunisti. Invitiamo infine gli altri circoli a condividere con noi questa battaglia in difesa del partito e della presenza dei comunisti nel nostro paese. Gli attuali gruppi dirigenti hanno dimostrato, insuccesso dopo insuccesso, fino ad arrivare a non essere più credibili: diano una dimostrazione di responsabilità ritornando a fare lavoro di massa, andando a ricostruire il partito nei territori e nei luoghi di lavoro.

Circolo di Lari, Circolo di Casciana Terme, Circolo di San Miniato, Circolo di Santa Maria a Monte, Circolo A. Tognetti di Pisa.

22/06/2010 Pisa

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