Energia Nucleare e Risparmio energetico

Chi ha davvero bisogno dell’energia Nucleare?

di Mario D’Acunto

da Il Tirreno del 26 Gennaio 2010

A partire dal 2008 l’attuale Governo ha deciso di dare una seria sterzata alla questione dell’approvvigionamento di energia elettrica proponendo la costruzione di una serie di centrali nucleari, il ministro Scajola ne ha proposte 10, in modo da avere entro il 2030 circa il 25% di energia elettrica prodotta da centrali nucleari. La rapidità con cui il governo ha dato questa decisa sterzata in fatto di politica energetica, unita alla mancanza di una minima discussione pubblica su questo argomento, necessitano di alcune considerazioni. Soprattutto alla luce del fatto che mediamente cittadini e aziende italiane pagano l’energia circa il 30% in più, rispetto al resto d’Europa, imponendo una contrazione del costo del lavoro per mantenere un minimo di competizione sui mercati internazionali dei nostri prodotti. In pratica, paghiamo molto di più l’energia e abbiamo gli stipendi più bassi d’Europa.

Quando fu effettuato il referendum nel 1987, il tema referendario non vietava in modo esplicito la costruzione di nuove centrali (e non imponeva la chiusura di quelle esistenti o in fase di realizzazione) ma si limitava ad abrogare i cosiddetti “oneri compensativi” spettanti agli enti locali sedi dei siti individuati per la costruzione di nuovi impianti nucleari e a impedire all’Enel di partecipare alla costruzione di centrali nucleari all’estero. Nonostante ciò, il risultato referendario fu lo stesso interpretato dalla classe politica come un “non gradimento” della maggioranza dei cittadini italiani all’utilizzo in Italia dell’energia nucleare a fini di elettro-generazione. Questo colpo di mano della classe politica, speculare all’attuale colpo di mano effettuato dal Governo Berlusconi, era l’ultimo atto di una politica decisamente ostile al nucleare in Italia. Ostilità nata e sviluppatasi sotto il peso dei grandi gruppi petroliferi nazionali e internazionali, che hanno osteggiato il nucleare civile ed hanno fissato per l’Italia una politica di sovranità limitata nell’approvvigionamento di energia, dando alla risorse energetiche di origine fossile un peso spropositato. Le centrali nucleari in Italia si sono costruite solo con l’assenso degli Stati Uniti e grazie alle multinazionali Statunitensi e Francesi e sono state frutto di una accanita lottizzazione che ne hanno fatto lievitare i costi. Motivi che hanno fatto in modo che produrre energia elettrica da nucleare è stato sempre poco conveniente e quindi rinunciarci senza traumi dopo i referendum nell’87. Ma una soluzione a non ripetere gli errori del passato che vanno tutti a carico della collettività c’è e si chiama risparmio energetico. Il paradigma che ha caratterizzato le politiche energetiche a partire dagli anni ’70, dopo lo shock petrolifero del ’72 è stato quello di massimizzare i consumi, dimenticando qualsiasi cultura volta al risparmio energetico, quanto mai necessario per un paese come l’Italia totalmente debitore in fatto di energie derivanti da fonti fossili. Se ci chiediamo quanto sia possibile risparmiare attuando una seria programmazione e introducendo comportamenti adeguati, sia tra i cittadini, che nelle tecniche costruttive, scopriamo che la possibilità di risparmio in pochi anni potrebbe oscillare tra i 15 e il 25% andando a coprire praticamente tutto lo spicchio di energia attribuito alla elettro-generazione da nucleare. In pratica risparmiando oggi non avremmo assolutamente bisogno del nucleare nel 2030. In questo modo andremmo contro gli interessi dell’Enel, dell’Eni, delle multinazionali interessate a costruire impianti nucleari e tutti gli interessi internazionali tesi a mantenere il nostro paese in vincoli di sovranità limitata in fatto di approvvigionamento energetico e non solo.


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