Lezioni gramsciane: l’inesauribile officina dei Quaderni

di Alberto Burgio

su il manifesto del 10/01/2010

Le parole chiave per accedere all’attualità dell’opera di Antonio Gramsci nell’accurato e vivace dizionario da poco pubblicato da per Carocci. Una riflessione su un autore che si è posto l’obiettivo di sviluppare il lessico e le forme politiche necessarie alla trasformazione della realtà, come sostiene un saggio per DeriveApprodi

L’officina gramsciana, per fortuna, non subisce i contraccolpi della crisi. C’è un esercito di studiosi, in Italia e nel mondo, che continuano a lavorare sul grande lascito teorico di Antonio Gramsci – grande in quantità e qualità – traendone materiali preziosi per la battaglia culturale, quindi per la lotta politica. Con buona pace di chi si è già vestito a lutto o sta per traslocare in cerca di nuove sicurezze o di meno precarie gratificazioni. L’ultimo frutto di questo lavoro collettivo – e del buon uso della informatizzazione dei testi – è un vero e proprio monumento al Gramsci carcerario, per il quale siamo grati ai due curatori e ai sessanta collaboratori che hanno preso parte all’impresa (Dizionario gramsciano 1926-1937, a cura di Guido Liguori e Pasquale Voza, Carocci, pp. 918, euro 85).
Un lessico dei Quaderni e delle Lettere: perché? e che cos’è? «Questo Dizionario gramsciano 1926-1937 – rispondono Liguori e Voza – si pone l’obiettivo di ricostruire e presentare al lettore, in termini il più possibile accessibili, il significato dei lemmi, delle espressioni, dei concetti gramsciani» e «nasce dalla convinzione che lo stato dei testi carcerari e la loro storia, il metodo “analogico” seguito da Gramsci, lo spirito di ricerca e di dialogicità che li caratterizza, la peculiare “multiversità” del linguaggio dell’autore e persino l’ingente ed eterogenea mole interpretativa prodotta fino a oggi rendano tutt’altro che agevole al lettore comune, e in buona parte anche allo studioso, la comprensione del significato o della possibile gamma di significati delle “parole di Gramsci”». C’è quindi in primo luogo un problema di chiarificazione. Poi c’è la vexata quaestio della cronologia interna dei Quaderni, che non è sempre di lana caprina, perché in molti casi impatta direttamente sulla struttura logica dei concetti. Insomma Gramsci non è affatto facile, capire il suo pensiero è sovente un’impresa, ma poiché il suo contributo è indispensabile, uno strumento come questo è di primaria importanza.
Un supermarket da evitare
Già sentiamo l’obiezione dei postmoderni mistici del frammento: così Gramsci è preso in gabbia! inchiodato alle 629 spine che lo passano ai raggi X! Come se la ricerca della coerenza interna sotto il vincolo della completezza fosse un optional. Su Gramsci si è combattuta, specie negli ultimi anni, una guerra che solo di nome ha riguardato il senso del suo lavoro e che in realtà ha mirato a legittimare l’arbitrio: il preteso diritto di muoversi nel labirinto dei Quaderni come in un supermarket, scegliendo quel che più va genio e ignorando quanto ostacolerebbe il reclutamento di Gramsci tra le file dei postcomunisti, degli anticomunisti, dei filo-atlantisti e chi più ne ha più ne metta. Ma lasciamo andare e godiamoci queste 900 pagine di scavo analitico che compensano alla grande il tempo della loro lettura.
Sì, perché questo dizionario è anche un libro da leggere. Lo si può naturalmente usare secondo la sua destinazione primaria, come una bussola per la navigazione (non in alternativa, ma in aggiunta all’indice analitico dell’edizione Gerratana, del quale è un prezioso complemento). Ma può servire anche per costruire nuovi percorsi virtualmente infiniti, reti concettuali suggestive e feconde. Impiegando, in prima battuta, i rimandi che collegano le diverse voci, ma anche costruendo nessi, sfruttando echi e ricorrenze. Facciamo solo un esempio, per spiegarci. Prendiamo tre voci esemplari (rapporti di forza, società civile e Stato), esemplari non solo per la rilevanza dei temi e la loro centralità nella trama teorica dei Quaderni, ma anche per la qualità delle voci: il loro equilibrio e rigore filologico, la loro chiarezza e densità concettuale.
Un pensiero in movimento
Il percorso analitico sui «rapporti di forza» (concetto che Gramsci focalizza in una fondamentale nota del quaderno 13) ne mette perfettamente in rilievo la funzione critica (nei confronti degli schemi economicistici del marxismo volgare) e il connotato dinamico (tutto, nella totalità «politico-storica», è movimento e mutamento, in un flusso continuo di forze che si plasmano a vicenda e interagiscono sul terreno sociale, sul piano politico e in àmbito internazionale). Dopodiché, scandagliando l’articolazione del concetto, la voce rimanda a un ventaglio di lemmi e sintagmi, per così dire esplodendo. Scienza della politica, Machiavelli, soggettivo, volontà, catarsi, Lenin, Prefazione del ’59, nazionale-internazionale. E naturalmente, in primis, società civile e Stato. Da qui, ripartendo, si penetra nel cuore stesso della visione politica che prende corpo nei Quaderni e nella quale «società civile» designa, innovando il lessico tradizionale, il luogo privilegiato dell’attività politica informale, quindi dell’egemonia, mentre «Stato» si biforca declinandosi in un significato stretto (come sinonimo di «società politica», sede delle istituzioni del comando, della coercizione, della burocrazia e dell’amministrazione) e in un’accezione larga (anch’essa del tutto originale), come terreno complessivo della sinergia tra direzione (egemonia e consenso) e dominio (forza). Anche in questi casi le voci corrono puntuali per un territorio impervio, chiamando in causa innumerevoli altre parole-chiave: intellettuali, liberismo, diritto, funzionario, blocco storico, guerra di posizione, rivoluzione passiva, Oriente-Occidente…
Basta: non occorre moltiplicare gli esempi. Piuttosto, fermiamoci ancora un istante sulla struttura dell’opera e su quanto essa rivela. Non sorprende che delle 629 voci (129 delle quali dedicate a nomi propri: persone, Stati e luoghi geografici, soggetti politici, istituzioni ed epoche storiche) gran parte delle più corpose attengano alla politica (analisi e teoria). Ma è interessante che gli insiemi semantici di maggiore entità concernano, in questo campo, la guerra e la rivoluzione. Così come è degno di nota che, considerata insieme alle voci correlate (marxismo, materialismo storico e Prefazione del ’59), quella su Marx sia di gran lunga la voce più ampia tra quelle dedicate a nomi di persona. Il plesso concettuale più esteso attiene all’americanismo, direttamente tematizzato anche nelle voci americanismo e fordismo, fordismo e taylorismo. Segue a ruota filosofia, con i corollari filosofia classica tedesca, filosofia della praxis e filosofia speculativa.
Inutile pedanteria
Un particolare merito è l’aver focalizzato alcune espressioni tipiche della lingua di Gramsci (tra cui concio della storia, molecolare, ritmo del pensiero) che di rado hanno riscosso l’attenzione che meritano. Se vogliamo individuare, per contro, un difetto, si può forse lamentare (oltre all’assenza di voci che ci si sarebbe aspettate, come civiltà, Mussolini, Napoleone III e, soprattutto, rivoluzione russa) un certo feticismo terminologico, per cui non si trova la voce sovrastruttura, ma superstruttura, né la voce planismo o piano (economia di), bensì economia programmatica, col rischio di disorientare quel «lettore comune» al quale, pure, l’opera si rivolge. Ma insomma, si tratta del classico pelo nell’uovo, che Gramsci bollerebbe come «pedanteria». Non è questo l’importante, bensì l’avere finalmente a disposizione un lessico gramsciano affidabile e pressoché completo. Per il poco che manca (e in attesa che l’informatizzazione dei testi precarcerari permetta il completamento dell’opera), aspetteremo la seconda edizione.

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