Comunicato Circolo PRC Tognetti su Craxi

Benito Craxi…ops…Bettino Craxi

L’opera di revisionismo della storia, ad uso di una più accomodante lettura del fascismo e delle deformazioni e aberrazioni politiche della, cosiddetta, Prima Repubblica, passa anche attraverso fatti e vicende più recenti.

L’anno nuovo è cominciato con la tambureggiante campagna di riabilitazione di un certo Bettino Craxi da Milano, artefice, insieme ad altri politici, della fine della Prima Repubblica (per così dire…). Quest’opera ha avuto il suo culmine con la stucchevole affermazione del capo dello Stato, secondo la quale: «l’opera di un politico deve essere valutata politicamente» dando a Craxi il rango di statista.

Seguendo il consiglio di Napolitano andiamo a rivedere il “ventennio” dominato da questa figura e notiamo invece come in esso ci sia stato il culmine della corruzione e dell’inettitudine politica: con tangenti che cadevano a pioggia, in modo trasversale, sul sistema politico; con scelte politiche caratterizzate più da decisionismo che da lungimiranza, sia in politica estera che interna (fatti di Sigonella, abolizione scala mobile, svalutazione competitiva che ha portato il debito pubblico dal 60 al 115%, decisionismo a scapito della democrazia); con lo sdoganamento di comportamenti poco istituzionali, che saranno il leitmotiv del berlusconismo. Trasformando, infine, il PSI, in un partito di “nani e ballerine” (vedi Forza Italia-Pdl poi). Il tutto condito da un anticomunismo viscerale dovuto, più che altro, alla sua contrapposizione con la questione morale di Enrico Berlinguer.

Alla fine messo con le spalle al muro, Craxi stesso ha ammesso che esisteva una “tangentopoli”. La magistratura, applicando la legge, ha tentato di giudicarlo, lui invece ha preferito la latitanza, metodo usato solitamente dai vari Riina e Provenzano.

Alla luce di ciò, in un paese ai minimi storici in fatto di legalità e tra i primi in fatto di corruzione, riabilitare Craxi è funzionale ad una politica corrotta e corruttrice che ricerca sempre più degli alibi e dei “martiri” piuttosto che la verità.

«Al momento della morte – scrive Marco Travaglio – nel gennaio del 2000, Bettino Craxi era stato condannato in via definitiva a 10 anni per corruzione e finanziamento illecito (5 anni e 6 mesi per le tangenti Eni-Sai; 4 anni e 6 mesi per quelle della Metropolitana milanese). Altri processi furono estinti “per morte del reo”: quelli in cui aveva collezionato tre condanne in appello a 3 anni per la maxitangente Enimont (finanziamento illecito), a 5 anni e 5 mesi per le tangenti Enel (corruzione), a 5 anni e 9 mesi per il Conto Protezione (bancarotta fraudolenta Banco Ambrosiano); una condanna in primo grado prescritta in appello per All Iberian; tre rinvii a giudizio per la mega-evasione fiscale sulle tangenti, per le mazzette della Milano-Serravalle e della cooperazione col Terzo Mondo».
«Nella caccia al tesoro, anzi ai tesori di Craxi – prosegue il giornalista Travaglio – sparsi per il mondo tra Svizzera, Liechtenstein, Caraibi ed Estremo Oriente, il pool Mani Pulite ha accertato introiti per almeno 150 miliardi di lire, movimentati e gestiti da vari prestanome».

Scusate se è poco….

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