Lavoro e sindacato

Lo sciopero ferma il Biscione

di Antonio Sciotto

su il manifesto del 08/01/2010

No alla cessione del reparto trucco. Le lavoratrici scrivono al Cavaliere. Il gruppo incrocia le braccia domenica e lunedì. A rischio il Tg5 e altri programmi

I dipendenti Mediaset sciopereranno dopodomani, domenica, e lunedì prossimo: come anticipato dal manifesto, ieri dalle segreterie di Cgil, Cisl e Uil è partito il comunicato che proclama la protesta. E’ la prima di carattere nazionale nella storia del Biscione. Intanto un gruppo di truccatrici di Cologno Monzese, «fondatrici» insieme a Silvio Berlusconi delle sue televisioni (così loro stesse si sono definite), ha scritto due lettere aperte: una al presidente del consiglio e titolare del gruppo, il Cavaliere appunto, e un’altra al presidente e vicepresidente, Fedele Confalonieri e Piersilvio Berlusconi. Lo sciopero parte proprio dalla decisione dell’azienda, annunciata il 5 gennaio, di cedere il reparto «Trucco, acconciatura e sartoria» – in tutto 56 persone – a una società esterna. I 3800 lavoratori dei diversi comparti adesso si sentono tutti minacciati, dalla Videotime alla Rti, fino alla Elettronica industriale: temono sia solo l’inizio di una serie di uscite dalla «casa madre», hanno paura di perdere la sicurezza, i diritti e i benefit garantiti da Mediaset.
Anche i giornalisti sono in agitazione, ma non partecipano allo sciopero (hanno un altro contratto, il loro sindacato è la Fnsi). Il Coordinamento dei cdr ha diffuso una nota di solidarietà alle lavoratrici (la maggior parte sono donne) esternalizzate. Lo stesso ha fatto il cdr del Tg5: «Condividiamo il timore espresso dai colleghi di Videotime che il progetto di cessione di questo ramo d’azienda possa essere l’inizio di un processo di affidamento di lavoro in appalto, che potrebbe coinvolgere altri settori, sedi o attività del gruppo». Tra l’altro, mentre in occasione del primo sciopero della sola Videotime, qualche mese fa, il manifesto, unico quotidiano che ne dava notizia (apertura in copertina) era stato tolto dalla rassegna stampa notturna del Tg5, l’altroieri invece il nostro servizio sulla protesta è stato citato in rassegna.
I lavoratori si preparano dunque a bloccare più trasmissioni possibili: c’è la possibilità che domenica non vada in onda nessuna edizione del Tg5, a parte qualche finestra che l’azienda potrà esigere per legge. Servono infatti almeno 5-6 tecnici per edizione (dal cameraman, ai mixer audio e video, dall’assistente alla regia al realizzatore): durante i passati scioperi (mai nazionali ma sempre per comparti), l’azienda aveva mandato i quadri a sostituire i tecnici. «Noi siamo pronti a denunciare qualsiasi tentativo di questo genere – annuncia il delegato Cisl Roberto Crescentini – Anche perché la Cassazione ha sentenziato che è un comportamento antisindacale». I dipendenti domenica saranno in presidio davanti al Centro Palatino, dove si realizza il Tg5, ma minacciano blocchi anche all’Elios e a Cinecittà. Analogamente, potrebbero mettere a rischio o comunque rendere più difficili le trasmissioni fatte a Milano, come Domenica 5, o Mattino 5 e Pomeriggio 5. Pure Forum, e Uomini e Donne di Maria De Filippi (anche se questi ultimi due programmi possono essere registrati, e dunque aggirerebbero lo sciopero).
I sindacati confederali attaccano la decisione di cedere il reparto trucco, e in particolar modo la ragione addotta dall’azienda – «questo servizio non rappresenta una attività caratteristica del processo produttivo televisivo», scrive Mediaset nella lettera che annuncia la cessione. «Il trucco, la sartoria, l’acconciatura sono evidentemente essenziali per la tv – replica Elisabetta Ramat, della Slc Cgil nazionale – Se oggi si dice sì a questa vendita, allora domani lo stesso problema si potrebbe porre per altri settori, con cessioni a catena». Cgil, Cisl e Uil spiegano che le relazioni industriali sono peggiorate nell’ultimo anno: «Ci siamo sempre incontrati per discutere delle linee strategiche – aggiunge Ramat – e in passato sono stati esaurienti. Quest’anno, al faccia a faccia del 15 ottobre, sono stati più carenti. Poi veniamo a sapere solo dalla stampa che creano un’agenzia unica di giornalisti, unificando Tg4, Tgcom e Studio Aperto; e ora, ugualmente senza discutere, questa cessione di ramo».
Al Tg5 l’atmosfera è sempre più calda: lo sciopero di questi giorni peserà certamente sull’incontro previsto l’11, lunedì prossimo. Si dovrà parlare dell’agenzia unica, ma certamente verrà messo sul piatto anche il tema delle esternalizzazioni. «Non vorremmo – ci dice un giornalista – che in futuro anche i tg finissero per essere appaltati». Quanto all’agenzia unica, si è saputo che il direttore designato, Mario Giordano, intende non riconoscere le singole competenze dei vari giornalisti, e piazzare tutti in pochi calderoni – Interni, Esteri, Roma, Milano – mettendo praticamente tutti a fare tutto, un po’ nella logica dei canali All news Usa. Dunque i giornalisti chiedono che venga coinvolta anche la Fnsi, per migliorare su questo punto il contratto nazionale, oggi troppo vago e generico.

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