Dancing Days: il vento del riflusso

Il biennio 1978 -79, un cambio di «scenario» con la febbre del sabato sera

GIORGIO BOATTI

Niente nasce davvero fino a quando non arriva la parola giusta per designarne l’arrivo. «Riflusso» è la parola che improvvisamente saetta su un 1978 che come nessun altro anno aveva registrato un sincopato affastellarsi di eventi. Nel giro di pochi mesi gli italiani assistono al sequestro e all’uccisione di Aldo Moro e della sua scorta da parte delle Brigate Rosse, registrano il succedersi di tre papi nell’arco di una sola estate (Montini, Luciani, Wojtyla), e, al Quirinale, un frettoloso scambio di consegne tra due presidenti quanto mai diversi, Leone e Pertini. La lotta politica – quella scritta tra il Palazzo e le piazze, scandita da segreti indicibili e da sangue innocente – in quei mesi sembra saturare ogni pensiero, ogni angolo di vita degli italiani. Ogni esistenza pare precettata a fare da obbligata comparsa sul palcoscenico della Storia. Poi – è il settembre del 1978 – qualcosa segnala che il vento cambia e soffia in una nuova direzione.

Il mutamento scatta con modalità apparentemente imprevedibili e spiazzanti. Sul Corriere della Sera, affidato alla direzione di Franco Di Bella, viene pubblicata in prima pagina la lettera di un cinquantenne, il nome non viene reso noto, che minaccia il suicidio se la giovane amante, stanca di stare nell’ombra, davvero lo lascerà per passare a regolari nozze con un coetaneo. E’ la prima volta che a una faccenda così privata – e che sembra riassumere in sé tante fragilità del vivere quotidiano di ciascuno – viene catapultata in prima pagina. La vicenda d’amore viene offerta in pasto a commentatori e lettori che si scatenano in un putiferio di reazioni. Sul quotidiano milanese – e ben presto per cerchi concentrici, su tante altre testate – si scatena un diluvio di dotte psicanalizzazioni.

Grandinano note di costume e fraterni consigli esistenziali al cinquantenne dal cuore trafitto. Saettano anche brutali incitamenti, pubblicati senza un battito di ciglia, affinché il protagonista dalla faccenda sia conseguente e la faccia davvero finita. La tiratura giornale si impenna. Segnala, dicono coloro che sono incaricati di captare il nuovo che bussa all’orizzonte, che il Paese è stufo di fronteggiare progetti rivoluzionari, temi impegnati. Stanco di vivere sotto i gelidi spifferi della lotta di classe che soffia in piazza.

Un copione che – caso strano – pochi mesi prima era stato anticipato quasi riga per riga da un libretto, intitolato Scenario, che Tassan Din, l’amministratore delegato della Rizzoli, ovvero la proprietà del Corriere, aveva fatto circolare in pochissime copie tra i vertici editoriali e manageriali del gruppo. Redatto da Enrico Finzi, ex funzionario Pci e poi finissimo navigatore tra ricerche di mercato e strategie politiche, il riservatissimo documento spiegava ai direttori delle testate Rizzoli che gli italiani avevano voglia di tornare al tepore di casa, di godersi la leggerezza tonificante di una quotidianità più colorata e frizzante.

Proprio come erano i vestiti variopinti e le cose spiazzanti che si trovavano da Fiorucci, a Milano. Lì, come succederà pochi mesi dopo a New York quando Fiorucci vi aprirà un suo emporio, tutti si sono convertiti al «fioruccismo». Non è finita: un’altra ondata si aggiunge con l’arrivo al cinema della Febbre del sabato sera con uno scatenato John Travolta e – ballando ballando – qualcuno sostiene che gli italiani adesso non si ritrovano più in piazza ma nelle discoteche. A Milano, al Club 54 aperto in corso XXII Marzo, la sera dell’inaugurazione ci sono tredicimila richieste d’ingresso. Anche nelle altre discoteche di grido la folla è da stadio.

Gli italiani vogliono distogliere la testa dai cupi scenari e hanno voglia – spiegano i commentatori del Corriere, Alberoni in testa – di divertirsi, di ballare, di sfogarsi in un consumismo vissuto come una liberazione da tempo attesa. E dietro l’angolo – si suggerisce – c’è un nuovo Rinascimento: quello che cammina ai ritmi delle sfilate della moda milanese, delle griffes che in un paio di anni andranno a imporsi in tutto il mondo. A scavare dentro questo biennio cruciale, scrutandone l’irruzione e la discontinuità, è un saggio scatenato e lucidissimo di Paolo Morando, Dancing Days: una bellissima pagina nel giornalismo di inchiesta, che fa intravedere come dietro il decollo del «riflusso» operino anche insospettate regie. Suggeritori che ne guidano lo spartito, ne determinano i ritmi. Nessun «suicida», ad esempio, aveva mai scritto al Corriere. La lettera apparsa in prima pagina e che segna l’avvio del tutto – rivela Morando – viene scritta dall’allora vicedirettore Gaspare Barbiellini Amidei ed era una pensata del direttore Di Bella. In perfetta sintonia con quello Scenario, fattosi realtà, circolato mesi prima ai piani alti del maggiore gruppo editoriale italiano.

gboatti@venus.it

Autore: Paolo Morando

Titolo: Dancing days 1978-1979. I due anni che hanno cambiato l’Italia

Edizioni: Laterza

Pagine: 327

Prezzo: 16 euro

(fonte: Tuttolibri, in edicola sabato 4 aprile)

1 Response to “Dancing Days: il vento del riflusso”


  1. 1 Paolo Morando dicembre 21, 2009 alle 4:47 pm

    Sono l’autore di “Dancing Days”. Volevo solo ringraziarvi per aver pubblicato sul vostro blog la recensione che Giorgio Boatti ha dedicato sulla “Stampa” al mio libro.


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