inchiesta Lombardia

l’Espresso
29 ottobre 2009
Premiato clan Lady Lombardia
di Vittorio Malagutti

L’inchiesta Grossi alza il velo su conti all’estero e tesoretto immobiliare della moglie di Abelli. In società con tre assessori della giunta Formigoni


Cantieri e abitazioni nell’area Montecity Santa Giulia

Macché riciclaggio, macché fondi neri, macché conti off shore. In un paio di spericolate interviste di mezz’estate Rosanna Gariboldi aveva tentato di lasciarsi alle spalle dubbi e sospetti. Lei, la moglie del “faraone” Giancarlo Abelli, del boss del centrodestra lombardo vicinissimo al governatore Roberto Formigoni, non voleva restare col cerino acceso in mano a pagare per quegli strani giri di soldi tra l’Italia, il Liechtenstein e Montecarlo. Tutto un equivoco. Anzi, “un complotto”, spiegava accorata l’ex impiegata del Policlinico San Matteo di Pavia convolata a nozze (seconde) con il politico che da almeno un ventennio tira le fila della sanità lombarda. Certo, non poteva negare i rapporti di fraterna amicizia con il ricchissimo imprenditore Giuseppe Grossi (“Da sette anni io e mio marito facciamo le vacanze insieme a lui”). Erano suoi, di Grossi, quei 2,3 milioni di euro piovuti tra il 2001 e il 2008 su un conto monegasco della signora Abelli. Ma lei li spiegava tutti come semplici prestiti e investimenti condotti in coppia con quell’industriale di cui si fidava ciecamente. Forse troppo. Perché martedì 20 ottobre Gariboldi e Grossi sono finiti in carcere, travolti dall’inchiesta sui fondi neri per la bonifica del quartiere milanese di Santa Giulia. E mentre gli investigatori della Guardia di finanza cercano nuovi elementi utili a ricostruire complicati giochi di sponda finanziari con i più esotici paradisi fiscali, le carte che “L’espresso” ha potuto consultare fanno luce su uno scenario inedito.

La trama si snoda tra affari e politica. Operazioni immobiliari per milioni di euro che hanno come promotori e soci alcuni politici lombardi di primo piano, tutti targati Pdl, ramo Forza Italia. Un club ristretto di cui fanno parte due assessori in carica della giunta Formigoni come il brianzolo Massimo Ponzoni (Ambiente) e il varesotto Massimo Buscemi (Reti e Servizi di pubblica utilità). Con loro anche Giorgio Pozzi, al governo della Lombardia come responsabile di Innovazione e Artigianato fino al 2005 nonché vicecoordinatore in carica del Pdl in provincia di Como. E al centro del network troviamo proprio lei, Rosanna Gariboldi, ovvero “lady Abelli” come viene scherzosamente soprannominata nella sua città, a Pavia, dove nel 2006 è stata catapultata sulla poltrona di assessore provinciale all’Organizzazione interna.

Per anni tutto fila liscio. Nessun intoppo. Niente indiscrezioni sulle iniziative immobiliari di quella pattuglia di politici affaristi. La scossa arriva in piena estate, a fine luglio, quando Gariboldi esce di scena, cede le sue azioni. Insieme a lei si fanno da parte anche Buscemi, Ponzoni e Pozzi, che comunque restano soci tra loro in altre operazioni.

Difficile non notare che la raffica di vendite precede di pochi giorni la pubblicazione sui giornali delle prime indiscrezioni sul coinvolgimento della moglie di Abelli nell’inchiesta penale sui fondi neri di Santa Giulia. L’indagine della procura di Milano alza il velo sui conti di Montecarlo alla Banque Safra (ex banca del Gottardo) alimentati con i bonifici di Grossi, un imprenditore, frettolosamente etichettato come il re delle bonifiche ambientali, che può vantare una rete di relazioni personali di altissimo livello, da Formigoni alla famiglia Berlusconi. Tempo un paio di mesi e arrivano gli arresti, che in breve tempo potrebbero portare a nuovi clamorosi sviluppi.

Intanto però restano nero su bianco, anzi, mattone su mattone, gli affari del clan di politici forzisti insieme alla signora Abelli. È un gioco di scatole societarie che vale la pena di raccontare. Si può partire, ad esempio, dalla immobiliare “Il pellicano”, una srl con sede a Desio, la cittadina brianzola capitale del mobile made in Italy. Prima del ribaltone di luglio, Buscemi, Gariboldi, Ponzoni e Pozzi possedevano ciascuno il 17,5 per cento del capitale sociale. Il restante 30 per cento risulta intestato a tale Sergio Pennati. Qualche anno fa Gariboldi e soci si sono lanciati in una speculazione immobiliare su un’area di Cabiate, paese brianzolo sul confine tra le provincie di Monza e Como. Grazie anche a un mutuo di 7 milioni concesso da Unicredit, “Il pellicano” ha realizzato alcune palazzine residenziali.

Dopo il ribaltone di luglio, usciti di scena Buscemi e Pozzi oltre a lady Abelli, la quota di maggioranza della società fa capo a Ponzoni, il giovane (36 anni) e rampante assessore formigoniano all’Ambiente con il pallino del mattone. Infatti, partendo da Cabiate, basta spostarsi fino a Meda, pochi chilometri più a sud, per incontrare di nuovo la coppia Ponzoni-Gariboldi. Questa volta entra in scena l’Immobiliare La Perla, un’altra srl che sta costruendo su un’area di pregio proprio nel centro della cittadina, a pochi metri di distanza dal municipio. La residenza “Le acacie”, questo il nome del nuovo complesso, prevede negozi, garage e abitazioni, con “finiture di pregio a basso consumo energetico”, come recita un annuncio pubblicitario. Calma piatta fino al 30 luglio, quando Ponzoni (80 per cento) e Gariboldi (20 per cento) vendono le loro quote. Chi compra? All’orizzonte spunta una società milanese, Tulipano, che pochi mesi prima è passata sotto il controllo di due neocostituite finanziarie lussemburghesi. Difficile dire, quindi, chi sia il reale proprietario di Tulipano e, quindi, anche della Immobiliare La Perla. A Meda però i lavori proseguono affidati alla società di costruzioni che fa capo alla famiglia della moglie di Ponzoni. Insomma, l’assessore non molla la presa.

Buscemi e Pozzi, invece, dopo aver abbandonato “Il pellicano” e la speculazione di Cabiate, fanno ancora affari insieme. Li troviamo a Gallarate, in provincia di Varese. Questa volta si spartiscono il capitale di una società dal nome altisonante, “Lux usque ad sidera” (dal latino, luce fino alle stelle). Mediante questo veicolo finanziario i due affaristi targati Forza Italia hanno partecipato come soci di maggioranza a un’operazione immobiliare in una zona di gran pregio nel centro della cittadina varesotta. La Galcentro srl, controllata dalla “Lux usque ad sidera”, nel maggio del 2008 ha comprato un’area di oltre due ettari, 23 mila metri quadrati, messa in vendita dall’istituto religioso delle suore Canossiane.

L’affare, secondo quanto esposto nei documenti ufficiali, vale almeno 3 milioni di euro, finanziati con un prestito bancario. La città di Gallarate non è stata scelta a caso. Buscemi, un ex manager di Publitalia ai tempi di Marcello Dell’Utri, vive proprio lì. Il comasco Pozzi invece, secondo quanto raccontano le biografie ufficiali, di mestiere fa l’imprenditore immobiliare. E, a quanto pare, quando capita, è ben contento di fare da sponda agli amici di Forza Italia. Compresa la signora Abelli.

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