Statua di Galileo a Pisa. Un commento

Pisa non ha ancora chiuso il processo a Galileo

di Paola Baiocchi
Per tre secoli e mezzo non c’è stata. Ed era un’assenza che suonava come uno schiaffo, perché era veramente il colmo che a Pisa, città che ha dato i natali a Galileo Galilei, accanto alle statue di Mazzini e Garibaldi, non ci fosse un monumento in un luogo pubblico dedicato al suo figlio più illustre.
Una statua, infatti, il padre della scienza moderna l’aveva ottenuta, ma in un cortile interno della Sapienza, eretta durante lo svolgimento del primo Congresso degli scienziati italiani nell’autunno del 1839. Un riconoscimento, insomma, arrivato dai colleghi e rimasto all’interno del mondo accademico.
Poi, certo, l’aeroporto internazionale, vanto economico e imprenditoriale della città, è intitolato al grande pisano (dedica un po’ prosaica) e anche il globo che la Sat ha collocato nei giardini dello scalo è un monumento a Galileo. Però non è proprio così evidente né nella collocazione – soffocato in uno spartitraffico sotto un cavalcavia – e neanche nella rappresentazione che è stata data del fisico, filosofo, astronomo, matematico e anche fine artista, che resta una dei grandi geni italiani assieme a Leonardo, Michelangelo e Fibonacci.
Nel 1922 il Cardinal Maffi aveva provato a far erigere un monumento allo scienziato in piazza dei Miracoli, in segno di riconciliazione da parte della Chiesa, ma poi non se ne era fatto più niente perché nessuno voleva metterci i soldi.
Ora finalmente la statua è arrivata, nell’anno galileiano e dopo che l’imprenditore pisano Flaminio Farnesi aveva minacciata di regalarla a Livorno, stufo perché da venti anni aspettava che l’amministrazione comunale gli trovasse una sistemazione. Ma non è ancora finito l’ostracismo nei confronti di Galilei, perché il monumento bisogna cercarlo con il lanternino: è sotto la Torre Guelfa, in un’aiuola disseccata e defilata dove prima c’era una scultura massonica di Cascella, tutta pendoli e livelle, e lo vedi al volo in un secondo mentre fai la curva attorno alla rotonda.
E poi che statua: eseguita da Stefania Guidi, autrice tra l’altro della statuetta del premio internazionale dei Rotary italiani, Galileo sembra un cretino che in camicia da notte insegue le farfalle o si è appena fatto una “canna”. Due metri e ottanta di statua, montata su un piedistallo di marmo di Carrara alto 140 centimetri ed orientata verso la piazza dei Miracoli. Dove però il nostro non riuscirebbe mai ad arrivare visto l’evidente stato di alterazione della coscienza in cui è stato rappresentato.
Povero Galileo! dopo un’esistenza passata a scontrarsi con i poteri forti per dimostrare la verità scientifica, gli tocca da morto patire la presa di culo di un’amministrazione comunale talmente limitata a compiacere gli interessi dei palazzinari da non riuscire a trovare la degna collocazione per un grande rivoluzionario.

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