la massoneria il vero e unico partito-chiesa della borghesia

la massoneria il vero e unico partito-chiesa della borghesia

di Andrea e Walter Montella

Spesso sentiamo parlare di P2, di “poteri forti” e ad essi colleghiamo un’organizzazione dal nome evocante antiche professioni: la massoneria.

E recentemente il caso dell’espulsione di Marco Rizzo, reo di aver chiesto conto, al segretario del suo partito, il PdCI, delle sue frequentazioni con il noto massone Giancarlo Elia Valori, P2 fascicolo 0283, ha avuto come risposta da parte di Oliviero Diliberto l’allontanamento di Rizzo.

Alla luce di questi fatti possiamo dire che nel nostro bagaglio culturale e conoscitivo, sia situata con precisione la nascita, di questa organizzazione e gli scopi che si prefigge? Se sia una religione? Se sia un partito politico? Un’organizzazione filantropica o quant’altro? Ma soprattutto sappiamo dove sono le sue sedi, nella varie città del nostro Paese? Visto che si organizza in logge, specie di sezioni per militanti di partito.

Se non ci sono risposte affermative, alle domande precedenti, credo sia giunto il momento di iniziare un percorso storico e politico per comprendere, spero nel modo più approfondito, cosa sia questa organizzazione e quanta influenza abbia esercitato nella storia, quanta ne eserciti oggi su tutti noi e perché all’interno della nostra Costituzione, nell’articolo 18 si fa divieto a forme associative segrete, e per quale ragione è incompatibile – nei partiti comunisti – la doppia appartenenza.

LA NASCITA

Le origini più antiche della massoneria sono strettamente connesse con le corporazioni di mestiere. Dai Collegia Artificum dell’antica Roma, ai Maestri Comacini del Medioevo, alle Accademie del Rinascimento.

Secondo alcuni studiosi, la più nota di queste corporazioni, la Fratellanza dei Comacini, costruttori considerati i diffusori dello stile romanico, avrebbe tramandato ai frammassoni l’arte di edificare e, al tempo stesso, il vincolo della fraternità.

La riforma del vecchio associazionismo massonico inizia il suo cammino tra il XVI e il XVII secolo, per arrivare alla forma moderna nel XVIII secolo.

Il Cinquecento e il Seicento sono secoli di grandi modificazioni geopolitiche, sociali e scientifiche dove la centralità del nostro Paese e della cristianità viene messa in discussione. Come sosteneva Galileo Galilei nelle pagine iniziali del “Dialogo dei Massimi Sistemi” (1630), le scienze e i commerci italiani correvano il pericolo di essere oscurati dai rivali del Nord.

Una previsione che si è rivelata esatta. Nella seconda metà del 1600 infatti il centro di gravità del mondo civile si è ormai spostato dall’Italia, all’Europa del Nord, perché le rotte commerciali internazionali sono mutate in seguito alla scoperta dell’America e al suo sfruttamento economico.

Il Mediterraneo ha cessato di essere ciò che il suo nome implica – il centro del mondo – questo è adesso a Nord, ai margini dell’Atlantico. E la diversificazione dei commerci porta al mutamento della concezione politica: non però in Italia e nel Mediterraneo dove si sviluppa una forte reazione da parte delle forze economiche collegate al papato.

Nuove idee religiose e nuovi principi politici si vanno imponendo nelle nazioni marinare dell’Europa settentrionale.

Inoltre fioriscono tutta una serie di movimenti settari, dediti alle più svariate pratiche: dall’astrologia, all’alchimia, alla magia, alla cabala. Tra essi troviamo i seguaci del riformatore svizzero Ulrich Zwingl; poi i Giansenisti, seguaci della dottrina di Cornelius Jansen conosciuto come Giansenio, vescovo d’Ypres il quale affermava che l’uomo era un essere corrotto e quindi destinato a fare il male; gli Hussiti, seguaci del teologo boemo Jan Hus, che mise in dubbio l’infallibilità del papa, per citarne solo alcune.

Tutti questi movimenti erano accomunati dall’avversione nei confronti della religione cattolica, allora dominante e il sistema di potere politico che rappresentava. Con le loro “originali” teorie e le loro pratiche tentavano di metterne in discussione prima l’egemonia religiosa poi quello politica.

I Rosa-Croce

Proprio una di queste sette, i Rosa-Croce, avrà un ruolo importante nella riforma dell’antica massoneria, come attesta anche il XVIII grado del rito scozzese antico e accettato, denominato Cavaliere Rosa-Croce.

L’ordine dei Rosa-Croce, secondo la leggenda, venne fondato nel 1407 da un pellegrino tedesco occultista, di nome Christian Rosenkreutz, al suo ritorno in Germania da una serie di viaggi in Oriente dove aveva appreso la magia, la cabala, la medicina e la matematica. Nel 1616 venne pubblicato un romanzo allegorico dal titolo Le nozze chimiche di Christian Rosenkreutz, attribuito al pastore luterano Johann Valentin Andreae. Questo scritto fa seguito a due documenti anonimi usciti nel 1614 nella città di Kassel dal titolo Fama Fraternitatis e Confessio Fratrum Rosae Crucis. I settari in seguito lasciarono la Germania a causa della guerra dei Trent’anni e si diffusero in Europa, in particolar modo in Olanda e in Inghilterra.

La Germania di quel periodo era divisa sostanzialmente in due fazioni: quella protestante e quella cattolica. I primi anni della guerra videro l’occupazione del suolo tedesco da parte degli eserciti cattolici che repressero così duramente qualsiasi formazione protestante o ereticale da vederne quasi l’estinzione. Migliaia di profughi – fra cui i filosofi, gli scienziati e gli esoteristi che incarnavano l’”Illuminismo rosacrociano” – fuggirono nelle Fiandre e in Olanda e da lì si misero al sicuro in Inghilterra.

Per meglio sfuggire alle truppe cattoliche i rosacrociani e i protestanti creano le cosiddette “Unioni cristiane”. Queste Unioni, che costituivano una specie di sistema di logge, erano intese a serbare intatto il corpo della dottrina rosacrociana, che venne trasportata segretamente in salvo all’estero. Così i profughi tedeschi cominciarono ad arrivare in Inghilterra portando con loro sia le idee rosacrociane, che la struttura organizzativa delle Unioni cristiane.

Oltre alla guerra dei Trent’anni la diffusione delle concezioni rosacrociane è sicuramente dovuta all’opera del medico e cabalista Robert Fludd.

Robert Fludd nacque in Inghilterra nel 1574, e fu conosciuto come medico e filosofo ermetico-neoplatonico. Sicuramente fu uno dei principali pensatori esoterici del suo tempo. Fludd raggiunse cariche importanti nella società inglese tra cui il Collegio dei medici di Londra; tra i suoi amici vi era William Harwey, lo scopritore della circolazione del sangue. Ben visto dai re Giacomo I e Carlo I, che gli concessero rendite e terreni nel Suffolk, Fludd fece parte della commissione di studiosi per la traduzione della famosa Bibbia di re Giacomo.

Robert Fludd ha giocato un ruolo fondamentale soprattutto in quanto Gran Maestro del Priorato di Sion, potentissimo Ordine medievale che conferiva titoli ai sovrani, capace anche di chiedere loro atti di sottomissione. Secondo Michael Baigent, Richard Leigh e Henry Lincoln autori de “Il santo Graal”, i Cavalieri Templari, nel 1114, sarebbero stati già attivi come braccio armato dell’Ordine di Sion, anche se la loro costituzione ufficiale verrà negoziata nel 1117 quando l’Ordine sarà ufficialmente creato da André di Montbard, zio di san Bernardo da Chiaravalle e presunto membro dell’Ordine di Sion insieme a Hugo de Payns. L’Ordine di Sion avrebbe conservato la sua base in Terrasanta, nell’abbazia di Nostra Signora di Sion presso Gerusalemme.

Secondo i documenti del Priorato, il primo Gran Maestro sarebbe stato Jean de Gisors (1133-1220); l’ultimo Jean Cocteau (1889-1963).

Ma sempre secondo Baigent-Leigh e Lincoln ne “L’eredità messianica” il Priorato di Sion, in epoca più recente e da documenti in loro possesso, sarebbe stato retto da un triumvirato composto da Antonio Merzagora (fratello del più noto Cesare, iscritto alla loggia Giustizia e Libertà con personaggi come Enrico Cuccia, Gianni Cervetti, Umberto Ortolani, [P2 tessera 1622 fascicolo 0494, ndr.])1 da Gaylord Freeman e da Pierre Plantard de Saint Clair e vedrebbe tra i suoi 120 affiliati anche Giulio Andreotti.

La politica dei Rosa-Croce e il Collegio invisibile

La società iniziatica dei Rosa-Croce elabora una dottrina politico-religiosa, conosciuta solo da un ristretto direttorio, il Collegio invisibile, che ha come scopo prioritario quello di costruire le basi per un controllo totale di tutte le politiche applicate nelle varie nazioni, fondendo in un unico corpo il potere religioso e quello politico.

Possiamo dire che la dottrina dei Rosa-Croce ricorda molto le attuali teorie sul governo mondiale proposte, soprattutto, dall’establishment angloamericano. Il termine usato per definire questo concetto rosacrociano è sinarchi, derivato dal greco syn (assieme) e árchein (comandare).

I Rosa-Croce sono anche i portatori di quelle eresie gnostiche all’interno delle tre principali religioni monoteiste, che arrivano fino ai giorni nostri nelle pseudoreligioni come la New Age, che rappresentano un loro strumento all’interno dei quali queste teorie vengono riproposte e veicolate. Eresie gnostiche che possiamo condensare nell’asserzione: l’uomo è Dio, figlio di Dio e non vi è altro Dio che l’uomo.

La logica conseguenza di questa forma di pensiero è che se l’uomo è Dio qualsiasi cosa faccia è per realizzare il bene, perché Dio non può fare il male; questo modo di pensare, gravido di onnipotenza, è una delle basi culturali delle nuove classi dominanti.

Di fatto è attraverso questo principio di trasformazione del male in bene che la nuova classe dominante, conscia della propria egemonia, passa dalla critica del sistema sociale precedente alla giustificazione delle sue nefandezze. Giustifica le sue guerre, organizza complotti su scala planetaria, pratica con i suoi servizi segreti i più orribili omicidi tentando di dimostrare che il crimine da lei praticato è un fatto positivo, democratico e civile, quindi carico di valori universali, divini, ai quali tutti devono passivamente aderire. La dottrina politica dei Bush è stata la più coerente manifestazione pubblica di questa concezione. Un pensiero che nella sua logica evoluzione sussume nella classe egemone anche la responsabilità di selezionare e modellare l’evoluzione delle varie forme di vita, essendo l’élite il prodotto dell’evoluzione che grazie alla gnosi, una conoscenza religiosa particolare, ne comprende pienamente la portata del disegno divino, realizzandolo come setta, nel processo storico ed evolutivo eterodiretto. Si tenta di far uscire un gruppo di persone dall’ambito delle leggi naturali.

L’uso elitario e di classe della scienza ne sarà lo strumento.

L’ascesa della masso-borghesia

Nel XV e XVI secolo, l’Inghilterra e l’Olanda, sono i Paesi più attivi sotto il profilo politico e sociale nel contrastare le politiche del papato e si avviano a diventare i nuovi astri della politica mondiale. È proprio in quest’epoca che si presentano sulla scena della storia con tutto il loro peso politico e sociale i grandi banchieri e la borghesia manifatturiera.

Ma con l’avanzare della borghesia inizia anche il declino delle forme politiche precedenti, le monarchie assolutistiche; nasce, nei nuovi soggetti politici, il bisogno di democrazia, meglio capace di rappresentarli.

E’ l’inizio da un lato dell’era delle rivoluzioni sociali, ma anche di nuove teorie politiche e di originali forme organizzative, tutte comunque all’insegna della continuazione del dominio sulle classi sottostanti. L’apogeo di questo processo si ha con la rivoluzione americana e con quella francese.

Contemporaneamente prende forma anche un nuovo soggetto sociale, il proletariato, eterodiretto dalla borghesia per i suoi fini politici ma che sarà in seguito portatore di istanze autonome, e raggiungerà tra il XIX e il XX secolo la sua massima autonomia, grazie al contributo teorico-politico e organizzativo di uomini come Carlo Marx, Friedrich Engels, Lenin e Gramsci.

Tra il 1500 e il 1600 la lotta ideologica si fa sempre più serrata e il nascente capitalismo vede tra i suoi più originali e geniali assertori due figure di primo piano: Giovanni Calvino e Francis Bacon.

Calvino, il riformatore religioso nato a Noyon in Francia, organizzò a Basilea, in Svizzera, il suo movimento che ebbe una rapida diffusione in Scozia, Olanda, Francia, nella Nuova Inghilterra, e nell’Africa del Sud.

Francis Bacon aristocratico inglese, Lord Cancelliere vissuto alla corte di Elisabetta I e Giacomo I, è stato sicuramente una delle menti più brillanti del suo tempo. E’ proprio lui ad elaborare quell’ideologia del progresso e della scienza applicata all’industria che domina oggi sul pianeta. Profondo conoscitore della Bibbia il Lord Cancelliere intuisce e sviluppa una più moderna teoria del dominio, studiando il passo della Genesi dove si parla dei tre angeli diretti a Sodoma per conoscere lo stato di profonda depravazione della città e relazionare a Dio i fatti visti. Per Bacon il ruolo svolto da questi tre angeli, quello di veri e propri agenti segreti, si fa particolarmente interessante per le implicazioni politiche che ne scaturiscono.

Esplicita questo suo convincimento nella Nuova Atlantide, dove descrive un’isola utopica Bensalem, parola composta che in ebraico significa figlia di Salem; Salem è nella Bibbia l’equivalente simbolico di Gerusalemme. Bensalem è la terra felice dove il governo politico di forma monarchica, è coadiuvato da un Ordine di saggi, detto la Casa di Salomone, che si dedica allo studio e alle modificazioni della natura.

Bensalem è uno Stato ignoto a tutti gli altri Stati, che sono invece lì ben conosciuti. Il segreto delle conoscenze di Bensalem, il saper tutto sugli altri restando a loro invisibili, è affidato a preti-scienziati della Casa di Salomone, che si recano nel mondo in missione senza svelarsi, assumendo le caratteristiche delle genti tra cui si mescolano. I fratelli dell’Ordine non vogliono farsi conoscere dagli altri popoli, ma vogliono studiarli minutamente per carpire tutto ciò che può risultare utile.

Questo modo di procedere è il segreto della potenza; avere il massimo delle informazioni sugli altri e nel contempo fare in modo che gli altri non sappiano nulla di noi.

L’infiltrazione che si risolve in dominio è l’essenza anche della massoneria.

Francis Bacon è stato anche un grande teorico dei moderni servizi segreti, grazie alla conoscenza che aveva degli ordini religiosi, in particolare dei Gesuiti; lo si evince dal suo scritto “Sui mezzi per arrestare e sottoporre a giudizio la grandezza della Spagna”, un manoscritto che rappresenta un “manuale” per un’eventuale invasione del Perù e del Messico.

E’ proprio l’idea dei servizi segreti organizzati che lascia aperta la porta ad un’altra necessità per l’emergente borghesia inglese, quella di avere un Ordine religioso internazionale a propria disposizione.

La nuova classe dominante animata da forti motivazioni di tipo etico, essendo protestante, non poteva creare un Ordine religioso di tipo tradizionale, come erano i Gesuiti, per evidente incompatibilità; i referenti ultimi dei cattolici erano Dio e il Papa, mentre i referenti per gli anglicani erano i nobili e i borghesi.

L’Ordine fu quindi la massoneria, che ha riprodotto al suo interno questo spostamento.

La massoneria moderna

L’ufficializzazione della massoneria, così come la conosciamo oggi, avviene il 24 giugno 1717: alcuni liberi muratori londinesi e scozzesi, appartenenti a quattro logge diverse, decisero di riunirsi collettivamente in una solenne assemblea. Appartenevano alla massoneria elementi della nascente borghesia e affiliati alle corporazioni artigiane: si trattava di membri di officine che erano soliti riunirsi in taverne dai nomi pittoreschi, come “L’oca e la graticola”, “Il Melo”, “La corona” e “Il bicchiere e le uve”. La riunione si tenne presso “L’oca e la graticola”.

In quella assemblea vennero prese una serie di decisioni importanti: la prima fu quella di fondersi con la Società alchimista dei Rosa-Croce, ottenendo da un lato i vantaggi economici che i rosacrociani portavano, grazie al loro stato sociale elevato di nobili ed ecclesiastici e, dall’altro, introducendo nella massoneria le idee gnostiche di cui questi settari erano zelanti custodi.

La seconda fu di decidere, con votazione palese, l’elezione di un Gran Maestro, nella persona di Antony Sayer.

La terza decisione dei convenuti, sancì la nascita della Grande Loggia d’Inghilterra, avente la sovranità di “loggia madre del mondo”.

Da quel momento viene tolta autonomia alle singole logge e si stabilisce il ruolo universale della massoneria. Ma si segna anche l’inizio delle persecuzioni per tutte quelle organizzazioni, interne o vicine, che non ne riconoscono l’autorità.

I primi documenti ufficiali della massoneria appaiono un poco più tardi, nel 1723, ad opera del pastore presbiteriano James Anderson, che ne scrive la Costituzione e del rosacrociano Jean Théophile Désaguliers, allievo di Isacco Newton, vero organizzatore della massoneria speculativa. Quest’ultimo era membro della Royal Society, associazione sorta a Londra per opera di alcuni rosacrociani; in essa confluirono uomini di scienza propensi all’esoterismo.

Désaguliers incarna il doppio volto scientifico e mistico dell’utopia baconiana: studio della natura fisica e studio della psicologia umana, studio sperimentale e utilitario, che non mira alla conoscenza come valore autonomo e autoappagante, ma alla modificazione e al dominio.

Quando la moderna massoneria fu creata, recò una risposta anche a pressanti esigenze di ordine interno: una parte degli ambienti ecclesiastici che la organizzarono, di tendenza moderata, occupavano una posizione intermedia nel quadro del protestantesimo inglese, a cerniera tra l’Alta Chiesa e le sette puritane, di cui non condividevano le posizioni politico-religiose, ma sentivano vivamente il problema di garantire, da una parte, il nuovo assetto sociale capitalistico affermatosi con la “rivoluzione” condotta da Oliver Cromwell contro Carlo I, e dall’altra di evitare i pericoli di una lacerazione interna.

Essi introdussero una concezione filantropica del cristianesimo che attutiva le asprezze dell’interesse egoistico e ne offriva insieme la legittimazione.

La massoneria, come Ordine politico-religioso di nuovo tipo, ha proposto una soluzione a tali problemi di coesione sociale, offrendo la vivente esemplificazione di un’etica capitalistica cristianizzata. Impiantata saldamente nella società e resa unitaria grazie a una versione lata, onnicapiente del cristianesimo, la Chiesa-Stato inglese avrebbe dovuto costituire il polo di riferimento del protestantesimo europeo e formare la forza d’urto contro la Chiesa di Roma e le monarchie cattoliche, in particolare quella francese, dopo la revoca dell’editto di Nantes. La sua revoca da parte di Luigi XIV nel 1685 a Fontainebleau, provocò di colpo l’emigrazione di oltre trentamila calvinisti francesi.

Ma in questo periodo storico un’altra battaglia si deve svolgere a favore del nascente capitalismo, una battaglia di tipo teologico con enormi implicazioni pratiche: quella sul rapporto tra guadagno economico e salvezza dello spirito. In altre parole la ricerca del consenso per servire allo stesso tempo Dio e mammona.

Il quesito viene risolto dal protestantesimo e dall’etica calvinista, che introduce l’idea della predestinazione, per cui ogni individuo è già salvo o dannato dall’origine.

Per Calvino la prova per sapere quale era il proprio destino era ottenere il successo nella vita pratica. Da qui la corsa ad emergere nella società, per ottenere la verifica concreta della propria salvezza.

La predestinazione si trasforma nella ricerca più spinta della propria caratterizzazione. Cosicché l’etica religiosa, che pone i valori fuori dalla vita materiale nel trascendente, ovvero, nell’al di là, si ribalta in un’etica terrestre dell’al di qua.

Quindi, secondo questo teologo-economista, lo scopo del capitalismo diventa religioso, l’accumulazione e il reinvestimento, di conseguenza, diventano dei fini in sé.

Con la formulazione di questi principi, la divisione del lavoro diviene uno strumento indispensabile, perché valorizza l’imprenditività, ma nel contempo legittima anche la diseguaglianza e lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, che vi sono insite. Si ottiene però un disastroso risultato: quello di distruggere il solidarismo cristiano e come conseguenza quello di promuovere la frantumazione settaria della Chiesa, spezzando l’etica della fratellanza universale, contrapponendovi un’etica individualistica o di gruppi ristretti che, come ulteriore conseguenza, portano la lotta tra i vari gruppi ai limiti estremi.

La competizione, la violenza, la repressione diventano, in quanto teologicamente giustificate, l’unico motore della storia.

Detta con parole più semplici è stato divinizzato il denaro e la concorrenza.

E’ proprio tra il 1500 e il 1700, in perfetta sincronicità con la nascente massoneria, che nascono e si espandono le Borse, i templi dove viene officiata, dai moderni sacerdoti del capitalismo, la liturgia in onore del più potente degli dei: il denaro.

Ad Anversa, nel 1487 nasce la Borsa come oggi la conosciamo. La città fiamminga diventa la città più importante d’Europa.

Nel 1561 fu fondata la Borsa ad Amsterdam, che sostituì quella di Anversa come importanza.

A Londra, nella seconda metà del secolo XVI, Thomas Gresham, finanziere e consigliere della regina Elisabetta I, fonda nella City, il Royal Exchange che nel 1773 assume il nome attuale di Stock Exchange.

Nel 1685 venne fondata la Borsa di Berlino; nel 1699 quella di Basilea, nel 1762 quella di Vienna, nel 1792 quella di New York, meglio conosciuta come Wall Street, dal nome della strada in cui si trova.

Nel suo modo di procedere il nascente sistema capitalistico se da un lato, grazie ai sui teorici utopici, descriveva società paradisiache, nella realtà produceva le crisi, la frantumazione in mille rivoli di interessi contrastanti e conflitti continui. E sono queste lotte che rendono necessario un tipo di democrazia guidata capace di selezionare i propri capi. Nasce, quindi, il bisogno del capo carismatico capace di far superare rapidamente le difficoltà e di rompere gli impedimenti. E’ in questo periodo che nasce la figura moderna del dittatore, che dall’interno di un sistema parlamentare riesce ad accentrare il massimo dei poteri. Il primo caso fu quello di Oliver Cromwell, esponente della nascente borghesia britannica che per primo fece tagliare la testa ad un re, Carlo I nel 1649 (144 anni prima dell’esecuzione di Luigi XVI in Francia).

L‘espansione

La massoneria si espande abbastanza rapidamente in tutto il mondo. Nasce nel 1728, nella disattenzione dei più, la Gran Loggia di Francia. In Spagna le prime logge si formano nel biennio 1727-28. Tra il 1732 e il 1733 templi massonici vengono eretti in America, in Italia, in India (a Calcutta), in Russia dove l’Ordine conosce un subitaneo, grande successo, grazie alla tradizionale propensione slava al misticismo, alle riunioni segrete e alle pratiche occulte in genere.

Possiamo quindi dire, senza incorrere in errore, che la nascita della massoneria moderna, con il segreto nucleo di utopismo che continua ad animarla, è strettamente connesso allo sviluppo e all’affermarsi del sistema capitalistico. La massoneria è la fucina in cui si elaborano, grazie ai suoi preti-scienziati, tutti i progetti economici, politici e ideologico-culturali, necessari alla conquista del potere e al suo mantenimento, da parte della borghesia, una classe minoritaria e fortemente elitaria.

La massoneria, grazie al segreto iniziatico e alla coercizione del suo giuramento riesce ad ottenere dai propri affiliati una forte disciplina interna utilissima nell’infiltrazione dei partiti, degli apparati statali, delle associazioni professionali e culturali, arrivando sino agli Ordini religiosi.

La forza della massoneria, come partito della borghesia che opera costantemente in clandestinità, lontana dalla vista dei “profani”, sta nella pratica di un linguaggio segreto, fatto di simboli, uso cabalistico dei numeri e “toccamenti”. Attraverso la numerologia e la sua simbologia la massoneria riesce a parlare al di sopra di tutte le contingenze storiche con un linguaggio unico e universale, che presenta anche le caratteristiche dell’immutabilità. Infatti, una volta formulato il pensiero di base in simboli, esso viene trasmesso senza modifiche sostanziali. Questo linguaggio simbolico consente agli affiliati di poter entrare in un tempio in qualunque parte del mondo e partecipare ai lavori di loggia, anche se officiati da uomini appartenenti a culture diverse.

Il simbolismo è usato dalla massoneria abbondantemente all’interno del sistema mediatico per favorire la veicolazione ai “fratelli” dei progetti politici ed economici che i vertici dell’organizzazione hanno deciso di sostenere.

Tra le figure simboliche più importanti troviamo la squadra, il compasso, il triangolo, la piramide, il pentagono, la stella nel cerchio, i numeri 3, 5, 11, 13, 17, 18 e 33.

Molti avvenimenti che hanno segnato profondamente un periodo storico sia a livello mondiale e che di singole nazioni sono avvenuti con date cariche di significati simbolici: l’11 settembre 1973 golpe in Cile, 11 settembre 2001 attentato a New York. Il numero 33 è il numero del Gran Maestro in massoneria ed è un multiplo di 11: il 33° giorno di pontificato muore papa Luciani (Giovanni Paolo I, il papa che voleva eliminare la presenza massonica nella Chiesa).

17 febbraio 1950 James Warburg, il banchiere, nella riunione del Senato americano: «Avremo un governo mondiale, che vi piaccia o no. La sola questione che si pone è di sapere se questo governo mondiale sarà stabilito con il consenso o con la forza», 17 agosto 1918 nascita della loggia Thule, l’incubatrice del nazismo, 17 novembre 1938 leggi razziali in Italia

17 novembre 1943 – nascita programma politico-sociale RSI a Verona

17 aprile 1961 gli Stati Uniti, usando gli anticastristi e la mafia tentano di sbarcare a Cuba ma vengono fermati nella Baia dei Porci,

17 marzo 1981 Licio Gelli, ai magistrati consegna, una parte degli elenchi della P2, 17 maggio 1992 Escriva De Balaguer (fondatore dell’Opus Dei) beatificato a 17 anni dalla morte avvenuta il 26 giugno 1975.

E l’elenco potrebbe continuare per molte pagine ancora.

I comunisti e la massoneria

I comunisti non hanno mai avuto incertezze che il reale ruolo svolto dalla massoneria nella società è quello di partito occulto, che porta avanti gli interessi strategici della borghesia. Già Marx nella seduta del 22 settembre 1871 della conferenza di Londra dell’Associazione internazionale dei lavoratori, affermava: «Nei Paesi in cui la regolare organizzazione dell’Associazione internazionale è resa temporaneamente impossibile a causa dell’interferenza del governo, l’Associazione e i suoi gruppi locali possono essere ricostituiti sotto qualsiasi altro nome, ma le società segrete nel senso proprio della parola sono formalmente proibite». Marx poi prosegue nel ragionamento: «questo tipo di organizzazione è in contraddizione con lo sviluppo del movimento proletario, dato che queste associazioni (segrete), invece di educare i lavoratori, li assoggettano a leggi autoritarie e mistiche che ostacolano la loro autonomia e indirizzano la loro coscienza in una direzione sbagliata. Le società segrete violerebbero il carattere dell’Associazione internazionale dei lavoratori; di esse possono servirsi i carbonari; esse non servono gli interessi del movimento proletario». L’intervento di Marx era indirizzato ai massoni Mazzini, Bakunin e al suo socio Neciaev, per i loro metodi settari e terroristico-cospirativi.

Con altrettanta determinazione i bolscevichi lottarono e imposero ad una sessione del IV Congresso dell’Internazionale comunista del 1922 quanto segue: «È assolutamente necessario che gli organi direttivi del partito rompano tutti i ponti che portano alla borghesia e quindi effettuino una netta rottura con la massoneria. L’abisso, che separa il proletariato dalla borghesia, deve venir portato a conoscenza del Partito comunista. Una parte degli elementi guida del partito (il riferimento è alla situazione francese) ha voluto provare a gettare oltre questo abisso dei ponti mascherati ed a servirsi delle logge massoniche. La massoneria è la più disonesta ed infame truffa per il proletariato da parte di una borghesia indirizzata verso posizioni radicali. Noi ci vediamo costretti a combatterla fino ai limiti estremi».

Antonio Gramsci, eletto al Parlamento nell’aprile del 1924 e incarcerato nel novembre del 1926, fece un solo intervento alla Camera, il 16 maggio 1925. Il suo discorso era incentrato sulla legge contro le società segrete, una legge che il fascismo voleva far credere fosse contro le organizzazioni massoniche, ma che in realtà serviva per impedire le riunioni palesi delle sezioni e delle cellule dei partiti operai. Nell’aula si creò un forte contrasto tra Gramsci e Benito Mussolini, a causa dell’analisi fatta dal leader comunista sull’intreccio tra borghesia e Risorgimento: Gramsci sosteneva che la massoneria è stata il vero e più efficiente partito della borghesia capitalistica in Italia, mentre i nemici dello Stato unitario erano i clericali, che si appoggiavano sulla proprietà terriera e progettavano di organizzare un’armata agraria per combattere il movimento proletario, la cui nascita nell’ambito della democrazia liberale avevano previsto fin dal 1871.

Il fascismo ha ripreso precisamente questo programma, poiché dinanzi alla impetuosa avanzata delle forze rivoluzionarie il mondo del capitale si è diviso in due schieramenti e quello rappresentato dalla massoneria – «quel determinato sistema politico massonico che esisteva in Italia, che ha avuto il suo massimo sviluppo nel giolittismo» – si è trovato in posizione perdente al confronto della urgente e drammatica necessità di arrestare e sconvolgere il movimento proletario. Da qui la lotta alla massoneria come lotta interna al capitalismo, tra la componente più reazionaria (agraria) e quella più “illuminata” e progressiva (urbana). Lo stesso Mussolini, che avrebbe preferito il fascismo urbano a quello agrario, era stato trascinato in questa direzione. Il carattere fratricida della lotta alla massoneria era quindi necessariamente temporaneo e strumentale, tendeva all’assorbimento delle forze di democrazia liberale nel sistema egemonizzato dal fascismo in funzione antiproletaria e perciò si poteva prevedere facilmente – concludeva Gramsci – che la lotta sarebbe terminata in un compromesso. «La massoneria è la piccola bandiera che serve per far passare la merce reazionaria antiproletaria! Non è la massoneria che vi importa! La massoneria diventerà un’ala del fascismo!»

Il contributo di Gramsci in materia lo si avrà anche dalla prigionia: nel quaderno 22, parte 2, si analizza lo sviluppo sotto il fascismo dei Rotary. Il rotarismo, per il dirigente comunista, rappresenta un superamento della massoneria ottocentesca, una massoneria senza i piccoli borghesi e senza la mentalità piccolo borghese. Si trattava dello sviluppo delle idee socio-economiche che portavano a un’ulteriore razionalizzazione del capitalismo, nell’epoca dell’espansione dell’americanismo e del sistema fordista.

Sistema che aveva nelle multinazionali il suo motore, bisognoso quindi, per l’estensione dei mercati su scala planetaria, di una forte gerarchia e del conseguente accentramento dei poteri politici. E il fascismo, creatura della massoneria, ben si prestava a svolgere questo compito.

Le posizioni espresse in varie fasi storiche dal movimento comunista dimostravano in modo inequivocabile la distanza che li separava dalla massoneria e quindi dalla borghesia. E di essere in possesso di quella autonomia ideologica, politica e organizzativa, grazie al centralismo democratico, che forma le basi su cui si costruisce la lotta politica per l’egemonia e la trasformazione della società. Società dove la trasparenza della politica e la libertà di associazione non sono in contrapposizione perché garantiti da un altro principio, l’egualitarismo.

Questi concetti verranno trasferiti dai comunisti nell’impianto della nostra Costituzione, in particolare nell’articolo 18, che garantisce ai cittadini di associarsi liberamente ma nel contempo afferma con chiarezza che sono proibite le associazioni segrete.

Questa lotta per l’egemonia da parte dei comunisti non può essere disgiunta dalla lotta contro le modalità con cui la borghesia opera nella società: partiti palesi senza una reale democrazia interna, e soprattutto partiti occulti che hanno il compito di creare le condizioni dell’eterodirezione dei fenomeni politici e statuali.

Con l’estendersi del movimento comunista la borghesia ristruttura sia il sistema produttivo che il sistema del comando e la massoneria si articola in ulteriori formazioni come i Rotary e i Lions che agiscono in tutti i Paesi con un forte radicamento territoriale. E in strutture più elitarie che operano su scala planetaria come il CFR (Council on Foreign Relation) americano, il RIIA (Royal Institute of International Affaire) britannico, il Gruppo dei 17, il Bilderberg, la Trilateral Commission, l’Aspen Institute, che sinergicamente riescono ad imporre le loro scelte politiche su tutto il pianeta.

La loro forza deriva da diversi fattori: il controllo totale del tempo che gli discende dall’aver superato il bisogno economico, grazie al controllo dell’enorme quantità di plusvalore prodotto; avere il controllo tramite le banche della distribuzione della ricchezza; il controllo della scienza, dei media, della cultura in generale e delle religioni.

Infatti in quest’epoca la masso-borghesia è riuscita, tramite il sistema bancario-finanziario, ad egemonizzare le religioni, intervenendo con i suoi “preti-filosofi” sulle questioni etico-religiose, unificando i problemi terreni con quelli dell’al di là.

Possiamo dire che la borghesia dopo aver acquistato la Terra si è comprata il Paradiso. Non acquistando l’obolo come avveniva ai tempi di Lutero, ma diventando padrona delle varie Chiese.

BIBLIOGRAFIA

Marx-Engels-Lenin. Terrorismo e movimento operaio. Teti editore, luglio 1978

LA MASSONERIA Storia e iniziazione – Christian Jacq – Mursia, 1991

MASSONERIA UNIVERSALE – Dizionario – Luigi Troisi – Sugarco Edizioni, marzo 1994

IL SANTO GRAAL – M. Baigent, R. Leigh, H. Lincoln – Oscar Saggi Mondadori, luglio 1998

L’EREDITÁ MESSIANICA Dai primi cristiani al Priorato di Sion ai giorni nostri, i rapporti tra fede e potere – M. Baigent, R. Leigh, H. Lincoln – Marco Tropea Editore, 1996

IL TEMPIO E LA LOGGIA Origini e storia della massoneria – M. Baigent, R. Leigh – Newton & Compton Editori, ottobre 1998

LA SIMBOLOGIA MASSONICA – Jules Boucher – Atanor, giugno 1990

LE SETTE E LO SPIRITO DEL CAPITALISMO – Max Weber – Biblioteca Universale Rizzoli, luglio 1977

L’ETICA PROTESTANTE E LO SPIRITO DEL CAPITALISMO – Max Weber – Biblioteca Universale Rizzoli, marzo 1991

LA NUOVA ATLANTIDE – Francesco Bacone – TEA, giugno 1991

STORIA ESOTERICA D’ITALIA – Cecilia Gatto Trocchi – Piemme, giugno 2001

1 Da I massoni in Italia di Roberto Fabiani. I libri de l’Espresso, novembre 1978

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