IL QUARTO UOMO

di Stefania Limiti

Fonti parlamentari confermano che c’era un quarto uomo lungo la strada dell’aeroporto per Bagdad da dove Giuliana Sgrena avrebbe raggiunto di nuovo l’Italia: era un iracheno di cui è “necessario tutelare l’incolumità”.

Fino a qui nulla di straordinario: ciò che resta davvero incomprensibile è il rapido tentativo di cancellarne l’esistenza, attuato già a pochissime ore dalla sparatoria che ha colpito a morte Nicola Calipari.

Nella primissima ricostruzione dei fatti lo stesso presidente del Consiglio ha parlato pubblicamente di “Alcuni colpi che hanno raggiunto la macchina e il dirigente di polizia, accompagnato da altri due funzionari” (oltre alla giornalista liberata. Si sa anche che tra i funzionari del Sismi c’era il maggiore Corsaro, ex componente del Ros dei carabinieri ed ex collaboratore del capitano Ultimo.

Il Corsaro è sceso silenziosamente dall’aereo giunto a Ciampino è stato medicato al Celio per una scheggia che gli ha colpito un piede e poi è di nuovo silenziosamente sparito.

L’ultima versione dello stesso Berlusconi, resa nota durante il suo intervento in Senato il 9 di marzo, sostiene che il quarto uomo era un ufficiale di collegamento italiano rimasto all’aeroporto di Baghdad….

L’
agenzia ANSA ha riferito i fatti sulla base del racconto di “fonti qualificate” le quali hanno subito confermato che “la sparatoria in cui è rimasto ucciso Calipari e’ avvenuta lungo la strada per l’aeroporto” percorsa “da un convoglio di auto – tra cui quella con a bordo la Sgrena appena liberata” – dunque non c’era una sola auto (versione coincidente anche con le notizie diffuse dalla stessa Agenzia da Beirut).

Nella sparatoria, costata la vita a Calipari, oltre alla Sgrena – subito ricoverata nel vicino ospedale americano – sono rimasti feriti anche gli altri due agenti che erano nell’auto con a bordo l’inviata del Manifesto”.

Riferisce sempre l’ANSA che uno dei due agenti del Sismi rimasti feriti nella sparatoria di Baghdad è ”in condizioni serie. L’uomo è stato ferito da un colpo di arma da fuoco ad un polmone ed è stato sottoposto ad un intervento chirurgico nell’ospedale militare americano”.

Non basta: i pm Franco Ionta e Piero Saviotti, del pool antiterrorismo della capitale, hanno subito fatto sapere di voler sentire, nell’ambito dell’inchiesta aperta per l’omicidio di Calipari, oltre a Giuliana Sgrena, anche “i due funzionari del Sismi feriti durante la sparatoria al check point, non appena sarà possibile riportarli in Italia”. (L’ indagine della Procura di Roma si è presentata subito estremamente complessa visto il teatro dove è avvenuta la sparatoria è una zona di guerra e tutto deve perciò essere subordinato ad una eventuale rogatoria internazionale nei confronti degli USA).

Del resto, il primo rapporto della Digos consegnato alla Procura di Roma, ricostruendo la sparatoria, parla di una quarta persona e il 9 marzo si è appreso che l’esistenza di un presunto quarto uomo nell’ auto presa di mira dai militari USA a Baghdad con a bordo Nicola Calipari, Giuliana Sgrena ed un funzionario del Sismi sarà approfondita dai pm che indagano sulla sparatoria avvenuta il 4 marzo scorso.

E ancora: durante il dibattito alla Camera, il ministro degli Esteri Gianfranco Fini ha esplicitamente  smentito (tanto che molti hanno subito tradotto la sua affermazione come una ammissione) l’esistenza del quarto uomo: “Non c’è nessun mistero circa la presenza di un ”quarto uomo” nell’autovettura che trasportava la giornalista appena liberata e i due agenti del Sismi, tra cui Calipari, verso l’aeroporto”.

Fini lo ha detto rivolgendosi direttamente ad un parlamentare verde, Paolo Cento, il quale gli aveva chiesto risposte chiare sulla sorte della persona gravemente ferita e subito trasportata all’ospedale militare del comando statunitense.

”é vero – ha spiegato ancora Fini – che, nelle ore concitate, tragiche, immediatamente successive alla sparatoria che ha portato alla morte di Calipari, vi è stata confusione; è altrettanto vero che fin dalle ore 24,05, quindi nella mezzanotte tra venerdì e sabato, Palazzo Chigi precisava (nella nota di Palazzo Chigi, diffusa dopo l’incontro tra il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e l’ambasciatore americano Mel Sembler): “Oltre alla morte di Nicola Calipari e al ferimento di Giuliana Sgrena, il fuoco dei militari americani al check point sulla strada dell’aeroporto di Baghdad ha provocato il ferimento di una sola altra persona”. Quella immediata, troppo repentina, versione dei fatti di cui dicevamo all’inizio.

Il ministro Fini nel suo intervento alla Camera ha chiaramente premesso che saranno tutelati i cittadini iracheni che hanno collaborato con le autorità italiane: a questo punto si pone tuttavia un altro problema. E’ noto che la rete informativa italiana sia basata sul ruolo di molti iracheni (tanto che lo scorso settembre in occasione della audizione davanti al Comitato di controllo parlamentare sui servizi segreti (COPACO) il direttore del SISMI, Nicolò Pollari aveva detto che dalla primavera di quest’anno nessun agente segreto italiano è presente in Iraq spiegando che i nostri 007 hanno lasciato il paese per motivi di sicurezza. Vedi Newsletter n. 91): tuttavia, se davvero un informatore, o un agente operativo, iracheno è ora nelle mani del comando USA, l’Italia dovrebbe pretendere di poterne garantire direttamente la sicurezza, anziché lasciarlo al suo destino.

Visto che le smentite assomigliano più a delle conferme, delle due, l’una: o il mistero del “quarto uomo”  è legato al suo nome e cognome, magari quello di una persona di spicco che l’Italia intendeva tutelare (forse come conseguenza delle trattative per la liberazione di Giuliana Sgrena) oppure l’autonomia dell’Italia in Iraq, quella rivendicata da un uomo come Nicola Calipari, è definitivamente morta e sepolta.

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