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da La via dell’austerità di Enrico Berlinguer

Liberazione, 25 settembre 2011

Le profezie di Berlinguer
Ma a sinistra nessuno lo ascoltò

L’austerità è per i comunisti lotta effettiva contro il dato esistente, contro l’andamento spontaneo delle cose, ed è, al tempo stesso, premessa, condizione materiale per avviare il cambiamento. Così concepita l’austerità diventa arma di lotta moderna e aggiornata sia contro i difensori dell’ordine economico e sociale esistente, sia contro coloro che la considerano come l’unica sistemazione possibile di una società destinata organicamente a rimanere arretrata, sottosviluppata e, per giunta, sempre più squilibrata, sempre più carica di ingiustizie, di contraddizioni, di disuguaglianze.
Lungi dall’essere, dunque, una concessione agli interessi dei gruppi dominanti o alle esigenze di sopravvivenza del capitalismo, l’austerità può essere una scelta che ha un avanzato, concreto contenuto di classe, può e deve essere uno dei modi attraverso cui il movimento operaio si fa portatore di un modo diverso del vivere sociale, attraverso cui lotta per affermare, nelle condizioni di oggi, i suoi antichi e sempre validi ideali di liberazione. E infatti, io credo che nelle condizioni di oggi è impensabile lottare realmente ed efficacemente per una società superiore senza muovere dalla necessità imprescindibile dell’austerità.
Ma l’austerità, a seconda dei contenuti che ha e delle forze che ne governano l’attuazione, può essere adoperata o come strumento di depressione economica, di repressione politica, di perpetuazione delle ingiustizie sociali, oppure come occasione per uno sviluppo economico e sociale nuovo, per un rigoroso risanamento dello Stato, per una profonda trasformazione dell’assetto della società, per la difesa ed espansione della democrazia: in una parola, come mezzo di giustizia e di liberazione dell’uomo e di tutte le sue energie oggi mortificate, disperse, sprecate.
[...] Viviamo, io credo, in uno di quei momenti nei quali – come afferma il Manifesto dei comunisti – per alcuni paesi, e in ogni caso per il nostro, o si avvia “una trasformazione rivoluzionaria della società” o si può andare incontro “alla rovina comune delle classi in lotta”; e cioè alla decadenza di una civiltà, alla rovina di un paese. Ma una trasformazione rivoluzionaria può essere avviata nelle condizioni attuali solo se sa affrontare i problemi nuovi posti all’occidente dal moto di liberazione dei popoli del Terzo mondo. E ciò, secondo noi comunisti, comporta per l’occidente, e soprattutto per il nostro paese, due conseguenze fondamentali: aprirsi a una piena comprensione delle ragioni di sviluppo e di giustizia di questi paesi e instaurare con essi una politica di cooperazione su basi di uguaglianza; abbandonare l’illusione che sia possibile perpetuare un tipo di sviluppo fondato su quella artificiosa espansione dei consumi individuali che è fonte di sprechi, di parassitismi, di privilegi, di dissipazione delle risorse, di dissesto finanziario.
Ecco perché una politica di austerità, di rigore, di guerra allo spreco è divenuta una necessità irrecusabile da parte di tutti ed è, al tempo stesso, la leva su cui premere per far avanzare la battaglia per trasformare la società nelle sue strutture e nelle sue idee di base. Una politica di austerità non è una politica di tendenziale livellamento verso l’indigenza, né deve essere perseguita con lo scopo di garantire la semplice sopravvivenza di un sistema economico e sociale entrato in crisi. Una politica di austerità, invece, deve avere come scopo – ed è per questo che essa può, deve essere fatta propria dal movimento operaio – quello di instaurare giustizia, efficienza, ordine, e, aggiungo, una moralità nuova.
[...] Quando poniamo l’obiettivo di una programmazione dello sviluppo che abbia come fine la elevazione dell’uomo nella sua essenza umana e sociale, non come mero individuo contrapposto ai suoi simili; quando poniamo l’obiettivo del superamento di modelli di consumo e di comportamento ispirati a un esasperato individualismo; quando poniamo l’obiettivo di andare oltre l’appagamento di esigenze materiali artificiosamente indotte, e anche oltre il soddisfacimento, negli attuali modi irrazionali, costosi, alienanti e, per giunta, socialmente discriminatori, di bisogni pur essenziali; quando poniamo l’obiettivo della piena uguaglianza e dell’effettiva liberazione della donna, che è oggi uno dei più grandi temi della vita nazionale, e non solo di essa; quando poniamo l’obiettivo di una partecipazione dei lavoratori e dei cittadini al controllo delle aziende, dell’economia, dello Stato; quando poniamo l’obiettivo di una solidarietà e di una cooperazione internazionale, che porti a una ridistribuzione della ricchezza su scala mondiale; quando poniamo obiettivi di tal genere, che cos’altro facciamo se non proporre forme di vita e rapporti fra gli uomini e fra gli Stati più solidali, più sociali, più umani, e dunque tali che escono dal quadro e dalla logica del capitalismo?
[...] Qualcuno, sentendoci parlare tanto di austerità, ha creduto di poter fare della facile ironia: forse, voi comunisti – hanno detto – state diventando degli asceti, dei moralisti? Risponderò con le parole che disse, mentre infuriava ancora la guerra nel Vietnam, il primo ministro di quel paese, compagno Phan Van Dong: “Il socialismo non significa ascetismo. Sostenere una simile argomentazione sarebbe ridicolo, reazionario. L’uomo è fatto per essere felice: solo che non è necessario, per essere felici, avere un’automobile… Oltre un certo limite materiale le cose materiali non contano poi gran che; e allora la vita si concentra nei suoi aspetti culturali e morali. Noi vogliamo che la nostra vita sia una vita completa, multilaterale, ricca e piena, una vita nella quale l’uomo esprima tutti i suoi valori reali. È questo che dà un senso alla vita, che dà valore a un popolo”.

da “La via dell’austerità di Enrico Berlinguer”, ripubblicato di recente da Edizioni dell’asino, pp. 81, euro 10

Valdesi e massoneria. Due minoranze a confronto

Augusto Comba
Valdesi e massoneria. Due minoranze a confronto
Torino, Claudiana, 2000

Recensione di Maurizio Palladini

Secondo René Guénon i pastori protestanti Anderson e Desaguliers furono “i primi responsabili” della degenerazione della moderna massoneria. L’esoterista francese non perdonava loro di avere fatto scomparire tutti gli antichi documenti recanti i “segni incontestabili” dell’origine cattolica dell’Arte.
È opinione comune che la nascita della Gran Loggia di Londra, nel giugno 1717, venne quantomeno propiziata dalla giovane monarchia orangista. È certo invece che tra i liberi muratori londinesi prevalesse la fedeltà alla dinastia di Hannover ed alla Chiesa anglicana.
La stessa cosa si verificò più o meno in Italia nel 1859 quando il Conte di Cavour e la sua Società nazionale promossero la nascita di un nucleo massonico, fedele ai Savoia ed autonomo dalle potenze scozzesiste straniere, intorno alla loggia torinese Ausonia.
La nostra penisola, anche se i libri scolastici non ne parlano, non rimase estranea al movimento di rinnovamento religioso al quale diede inizio il monaco agostiniano Martin Lutero nel 1517. Il fenomeno non poté radicarsi per vari motivi, il più importante dei quali fu la feroce repressione scatenata dalla Controriforma. Molte famiglie italiane che avevano abbracciato la fede evangelica furono così costrette a cercare asilo in Svizzera e in Germania.
A partire dal 1300 si erano tuttavia stabiliti in Italia, e segnatamente nelle valli e convalli del Pinerolese, gli eredi di una delle tante correnti ereticali medievali, i cosiddetti “poveri di Lione”.
Erano i seguaci di un tale Pietro Valdo, o Valdesio, un ricco mercante lionese che abbandonò tutti beni per vivere come Francesco d’Assisi secondo i precetti dei Vangeli.
Nel 1215 giunge la condanna per eresia e inizia per i valdesi una lunga storia di persecuzioni.
Nel 1532 a Chanforan, in Val d’Angrogna, i capi famiglia valdesi decidono di aderire alla riforma protestante e stabiliscono un legame indissolubile con la sua corrente calvinista e presbiteriana.
Persecuzioni e periodi di relativa tranquillità si alternarono fino al 1686, anno in cui a causa dell’intervenuta revoca dell’editto di Nantes anche nei territori sabaudi, i valdesi sopravvissuti allo sterminio sono costretti a emigrare nei paesi protestanti più vicini e sicuri.
Tre anni dopo, grazie all’appoggio delle potenze amiche e soprattutto a quello di Guglielmo d’Orange, le famiglie valdesi torneranno ad abitare le loro valli dopo un’incredibile impresa militare guidata dal pastore Enrico Arnaud. L’evento verrà poi ricordato come il “Glorioso rimpatrio”.
Fino al 1848, fatta eccezione per la parentesi del dominio francese, i valdesi non godranno di libertà civili. In quell’anno Re Carlo Alberto concede a loro e agli ebrei la libertà di culto. Dopo l’unità d’Italia il Comitato di evangelizzazione valdese, presieduto dal massone Matteo Prochet, diffonderà in tutta la penisola la religione della Parola in concomitanza con le altre denominazioni protestanti, soprattutto metodiste e battiste, che dal 1861 avevano inviato le loro missioni dall’Inghilterra e dagli Stati Uniti.
Il metodismo, presente nei suoi due rami wesleyano ed episcopale, è da collocare nell’ambito dei movimenti di risveglio formatisi nell’Inghilterra del XVIII secolo. Il suo fondatore, il pastore anglicano John Wesley, nel 1738 iniziò a predicare l’evangelo ai ceti sociali resi più deboli dalla rivoluzione industriale. Costoro venivano invitati alla conversione individuale e alla santificazione, ininterrotto processo di crescita spirituale.
In Italia numerosi pastori metodisti, soprattutto quelli appartenenti alla missione episcopale (in quanto la direzione della Chiesa negli Stati Uniti era affidata ai vescovi), trovarono ospitalità nei templi massonici.
Anche i Battisti, discendenti degli anabattisti del ’500 che propugnavano il battesimo dei credenti, parteciparono all’evangelizzazione della penisola soprattutto con missioni americane.
Nei cinquant’anni a cavallo tra i due secoli rapporti tra liberi muratori e protestanti furono abbastanza frequenti. Numerose opere sociali poterono essere realizzate dagli evangelici grazie ai collegamenti con la massoneria d’oltre oceano. Nelle chiese era allora dominante la teologia liberale, aperta alla ragione e alla scienza. Tra le colonne trovò posto Ugo Janni, uno dei più raffinati teologi ecumenici, prima cattolico poi valdese.
Tito Signorelli, Giorgio Tron e Giordano Gamberini, hanno ricoperto incarichi al vertice di obbedienze e di corpi rituali. Nei templi troviamo qualche laico in più ma pochissimi pastori tra i quali i valdesi Ernesto Ayassot e Enrico Meynier, il metodista Giuseppe La Scala e il battista Bruno Saccomani.
Molte sono state le ragioni dell’incomprensione. I protestanti italiani, e in particolare quelli “storici” ossia i valdesi, hanno guardato con sufficienza e distacco a un mondo massonico ancora troppo “segreto” e dominato da correnti di pensiero positiviste e deiste. Inoltre era mutata la prospettiva teologica delle chiese evangeliche che, a partire dagli anni ’30, sarebbe stata dominata dal pensiero di Karl Barth, il quale recupera il patrimonio dottrinale della Riforma ed indirizza la sua critica nei confronti dell’illuminismo e di tutto ciò che ne deriva.
Negli ultimi anni questa situazione è andata gradualmente mutando. La massoneria italiana, soprattutto quella parte rappresentata dal Grande Oriente d’Italia ha parzialmente recuperato il senso della propria tradizione esoterica, privilegiando la crescita spirituale dei fratelli e dando impulso a una notevole opera di trasparenza e di presenza sul piano della cultura e dell’informazione.
Nell’ambito evangelico si è fatto strada un atteggiamento più aperto sotto il profilo della dottrina, con il recupero proprio da parte dei barthiani di alcuni schemi della teologia liberale. Ciò con il palese fino di dare impulso all’ecumenismo cristiano ed al dialogo fra religioni, a partire da quelle del Libro.
In questa nuova prospettiva si colloca il lavoro di Augusto Comba. L’autore, valdese, già componente della Giunta del GOI e direttore della sua rivista, è stato tra i promotori del “risveglio” spirituale della massoneria italiana negli anni ’50 e ’60. I luoghi furono quelli della loggia “Hiram” di Torino e della rivista “L’ipotenusa”, realtà di cui fu protagonista anche il compianto Carlo Gentile, egli pure valdese.
Comba si dichiara esistenzialista sul piano latomistico e barthiano su quello teologico. È un’ostentazione abbastanza curiosa, forse leggermente provocatoria, ma tutto sommato comprensibile alla luce della lunga militanza muratoria dell’autore e anche della sua profonda e partecipata fede evangelica.
Il volume, pubblicato dalla editrice protestante Claudiana, raccoglie saggi e interventi in parte pubblicati in parte inediti.
Contrariamente a quanto potrebbe sembrare le motivazioni dell’autore non sono apologetiche. Il lavoro è essenzialmente quello dello storico ed è chiaramente ispirato alle più autorevoli correnti storiografiche della ricerca massonica contemporanea.
Comba esamina essenzialmente le interazioni tra la storia valdese e quella della massoneria italiana verificatesi nel corso di tre periodi storici di essenziale importanza per le due comunità: quello napoleonico, quello lato sensu risorgimentale e quello del secondo dopoguerra.
Quello centrale è senza dubbio il più ricco e significativo. La Chiesa valdese assume la struttura che a grandi linee mantiene ancora oggi. La massoneria italiana ricompone poco a poco le sue sparse membra e diventa una delle principali correnti politiche del Risorgimento occupando uno spazio che le sarà sottratto a cavallo del ’900 dai partiti.br > La vocazione politica del Grande Oriente d’Italia
condurrà nel 1908 alla scissione della propria componente spiritualista al cui vertice troveremo i pastori evangelici Saverio Fera, William Burgess e Teofilo Gay. All’interessante figura di quest’ultimo, valdese ma inizialmente ministro di culto metodista episcopale, l’autore dedica un saggio approfondito e documentato.
Un’altra personalità della vita politica e culturale valdese che Comba ha il merito di illuminare è quella del libero muratore Augusto Armand Hugon, docente nel Collegio di Torre Pellice e apprezzato sindaco di questa città, oltre che storico di valore.
Interessanti sono poi le pagine dedicate alla loggia “Excelsior” di Torre Pellice, presenza storica del grande Oriente d’Italia nell’unica zona a maggioranza protestante del nostro paese.
Quali sono le prospettive future di dialogo tra evangelici e massoni? Certamente uno dei temi ai quali non ci si potrà sottrarre è quello delle libertà vecchie e nuove, della loro difesa e della loro affermazione nella società della globalizzazione.
I liberi muratori delle comunioni più importanti (Palazzo Giustiniani e Palazzo Vitelleschi) da tempo sono impegnati in un’opera di sensibilizzazione e di promozione finalizzata all’approvazione di una legge sulle associazioni in attuazione del dettato costituzionale dell’art.21 e sull’esempio di quella francese risalente al 1901.
Comba ricorda con commozione quando, insieme al compianto fratello Paolo Ungari, fece adottare un ordine del giorno in questo senso da parte del congresso del Partito repubblicano del novembre 1992. Iniziava allora la tempesta giudiziaria, conclusasi per altro in una bolla di sapone, avviata dal procuratore di Palmi Cordova.
A far tempo dalla metà degli anni ’80 un serio impegno storiografico, contributi occasionali e convegni specifici (tra i quali in particolare quello promosso nel 1997, a Torino, dal valdese Pier Carlo Longo, attuale Gran maestro aggiunto della Gran Loggia d’Italia) vanno svolgendo tra i liberi muratori una meritoria opera di informazione intorno ad una realtà, quella protestante, per la quale la massoneria nutre simpatia ma non coltiva attenzione.
Nel nostro paese esiste oggi il protestantesimo “storico” (Valdesi, Metodisti, Battisti, Esercito della salvezza e Luterani), per lo più riunito nella Federazione delle chiese evangeliche in Italia. I Valdesi in particolare formano una chiesa unica con i Metodisti, i quali avevano ricomposto i loro due rami nell’immediato secondo dopoguerra.
Tuttavia la maggior parte degli evangelici italiani è raggruppato dalle chiese di ispirazione pentecostale o evangelical (Assemblee di Dio, Apostolici etc.), caratterizzate da un approccio letteralista del testo biblico. Queste chiese sono per lo più diffidenti all’ecumenismo ed al dialogo inter religioso e a maggior ragione sono ostili verso associazioni reputate elitarie o addirittura settarie come la massoneria. In ambito evangelico “classico” assistiamo a frequenti pronunciamenti, sia favorevoli che critici ma pur sempre interessati, da parte dei più autorevoli pastori e intellettuali, tutti di solida formazione barthiana o neo ortodossa.
In coda al volume di Comba sono riportati gli interventi tenuti al citato convegno di Torino da Giorgio Bouchard, moderatore della Tavola valdese all’epoca della firma della prima intesa con lo Stato italiano e poi presidente della Federazione, da Domenico Maselli, pastore della Chiesa libera, storico e deputato cristiano sociale e da Paolo Ricca, professore di Storia del cristianesimo, studioso di ecumenismo e già decano della Facoltà valdese di teologia.
I massoni possono oggi sperare in tempi di confronto, comprensione e crescita spirituale.

L’8° congresso del PRC, occasione di una riflessione comune

Alessandro Perrone – Comunisti Uniti

E’ cominciato ufficialmente il percorso d’avvio dell’ottavo congresso nazionale del PRC, come per quello del PdCI, siamo interessati al suo svolgimento e al dibattito che ne scaturisce. Infatti, malgrado la nostra serrata critica agli attuali gruppi dirigenti dei due partiti, che hanno una parte rilevante delle responsabilità sulle sconfitte elettorali del recente passato, continuiamo a credere alla necessità e urgenza dell’unita dei comunisti – OVUNQUE COLLOCATI – e quindi non possiamo rimanere indifferenti davanti a due importanti momenti di confronto che hanno per protagonisti migliaia di compagne e compagni, tutto ciò pur rispettando le reciproche autonomie e mantenendo intatte le nostre critiche alla natura (a)comunista della Federazione della Sinistra e delle sue conseguenti scelte frontiste e governiste sotto egemonia dal PD.

In questo quadro, che rispecchia le difficoltà ed i ritardi che caratterizzano il dibattito nelle varie realtà dell’arcipelago comunista, il confronto nel PRC, segna un primo dato positivo, la presentazione di 3 documenti contrapposti che hanno il pregio di non nascondersi, come avviene ancora nel PdCI, dietro ad un unanimismo di facciata, ovvero: uno di maggioranza in continuità con l’attuale linea della segreteria Ferrero, con tutte le contraddizioni già citate, per quanto non manchino spunti interessanti e condivisibili, purtroppo annacquati nella generale ambiguità che gira attorno al richiamo alla coesione democratica in nome del antiberlusconismo, il secondo documento, critica, invece, la FdS e la linea governista del partito, suggerendo una collocazione di classe dello stesso, ma al tempo stesso, ripropone un’autosufficienza di Rifondazione che pare non intenda fare i conti con la diaspora degli ultimi anni e infine, il terzo documento, il quale oltre a criticare la linea della maggioranza del PRC e diversamente dal secondo, evidenzia negativamente la cristallizzazione delle aree intere al partito, è l’unico che con chiarezza indica la necessità dell’unità dei comunisti, puntando l’accento sulla loro autonomia politica e culturale, quale condizione basilare per la ricostruzione del partito comunista. Entrambi i documenti di minoranza esprimono un’analisi, a nostro avviso, corretta nel rapporto tra partito e movimenti, anche se rimane sottotraccia la necessità di un sindacato di classe quale pilastro dell’azione dei comunisti.

Infine registriamo la presentazione di una serie d’emendamenti che vanno a criticare la scelta del Fronte democratico e della stessa FdS, fatto che dimostrano non essere del tutto scontata la discussione interna, malgrado lo schiacciante consenso delle e dei membri del Consiglio Politico Nazionale verso la prima mozione.

Memori del fallimento dell’esperienza del dopo congresso di Chianciano, che pure aveva destato qualche speranza nella possibilità di ripresa di un partito di classe, radicato nel conflitto e nella società, anche alla luce della rottura e separazione con l’ala riformista postcomunista, quando non revisionista, anticomunista, di Vendola/Bertinotti, rimaniamo scettici sulla possibilità di un ripensamento della maggioranza del partito in chiave autocritica, giacché si continua a insistere e percorrerne gli stessi errori che sono sfociati, appunto, nella costituzione della FdS, la quale rimane, di fatto, un’entità inconsistente e del tutto inadeguata allo scontro sociale in atto, essendo uno strumento inservibile per la ricomposizione della classe che non è stata nemmeno capace di esprimere una posizione unanime di dissenso rispetto la firma della CGIL all’accordo sul patto sociale del 28 giugno scorso, come sul punto del debito che viene derubricato a lotta generica alla speculazione finanziaria.

Tuttavia nella convinzione che ogni passaggio congressuale sia l’occasione per riflettere e confrontare le idee d’ognuno, seguiremo con attenzione all’evolversi della discussione, auspicando che la base del PRC ponga alla propria dirigenza la priorità della questione comunista e la necessità della ricostruzione/rifondazione di un partito comunista degno di questo nome.

Contro i capitalismi finanziari anonimi e le Società anonime per Azioni e teorie organizzative del capitale

di Angelo Ruggeri

Il punto essenziale è che “le regole possono essere soltanto esterne al sistema e alla logica degli scambi mercantili” altrimenti non si può esprimere ne tenere conto della diversità e del contrasto permanente di interessi che esiste tra il sistema degli scambi economico-finanziari capitalistici e gli interessi generali e della società.

Solo chi pensa che fini d’interesse privato capitalistici e interesse di tutti coincidano, anzi siano la stessa cosa possono aver dato piena autonomia agli istituti di credito e al capitale finanziario, compreso ovviamente il sistema dei controlli. E’ questa è la posizione della “sinistra” neofita del capitalismo che l’ha inteso come coincidente con gli interessi della società, estendendo a tutto il sistema del capitale quello che era il detto Fiat fatto proprio anche dalla destra PCI: “se va bene la Fiat va bene l’Italia”. Così in questi anni la c.d. “sinistra” si è messa a “insegnare ai gatti ad arrampicarsi” per dirla alla lumbard, ovvero ai capitalisti come si fa il capitalista, concedendo autonomia e liberalizzazione dei capitali ed esortando ridicolmente il capitale finanziario a ricercare e a darsi – udite udite – regole etiche: Mentre il sindacato con la codeterminazione “insegnava” agli industriali come si fa a fare gli industriali.

I guasti sono stati tremendi, e in totale subalternità la “sinistra” ha accompagnato e coperto tutti i misfatti dei Colaninno come dei Benetton, l’imprenditore della “sinistra” di cui si è persino dimenticato che un’inchiesta parlamentare sulle sue fabbriche le aveva definite “da sfruttamento medioevale, senza regole e diritti, e condizioni ambientali, sanitarie e di lavoro da negrieri”, e di cui si potrebbe raccontare come ha fatto a disfare qualità e professionalità del calzaturificio di Varese, facendone uno spezzatino progressivamente svenduto per fare finanza anziché produzione. Tutto col sostegno di Cgil, Pds e sinistra, contro i lavoratori in maggioranza Cgil, ma trattati a colpi di provvedimenti disciplinari se non accettavano i piani di distruzione di Benetton che chiamavano “piani di ristrutturazione”. Modello “cooperative emiliane”, insomma.

Ogni sviluppo quotidiano delle vicende collegate al centro del “gorgo” Cirio e Parmalat non fa che ulteriormente confermare che tutto origina dalla totale liberalizzazione dei capitali e dalla totale autonomia concessa dagli Stati nazionali (quindi fatta da “quello” Stato che si teorizzava non esistere facendo passare una positiva perdita di sua esclusività con una sua scomparsa) ai mercati finanziari, alle banche centrali, agli istituti di credito e quindi coerentemente in tale logica, anche l’autonomia del sistema di controllo che risulta del tutto interno al sistema e alle istituzioni del capitale finanziario, in cui il controllato fa da controllore, ed è il capitale finanziario stesso a controllare se stesso (in una logica in cui gli interessi del capitale diventa totalizzante e sovrastante su quelli della società); dove quindi “giustamente” il capitale finanziario – dalla banca centrale, alla Consob, alle agenzie di rating, ecc. – e tutte le sue istituzioni di controllo sia nazionali che internazionali hanno legittimato, coperto e ratificato conti, giochi finanziari, bilanci, solvibilità, ecc. della Parmalat. Che non è uno scandalo “italiano” soltanto, ma internazionale, è uno scandalo dell’internazionale capitalistica e della sua “sezione italiana”.

Non per una svista o disfunzione del sistema ma perché erano tecnicamente e ideologicamente predisposti a questo, non solo verso la Parmalat ma verso chiunque partecipi e condivida il sistema di creare ricchezza in modo del tutto separato e scollegato dalla industria e dagli investimenti produttivi (donde la differenza anche tra capitale produttivo e capitale speculativo). La stessa cosa che è successa su grande scala in Russia, in modo più facilmente visibile e tutto internazionalmente coperto, in Russia dove comanda la mafia allo stato puro e il rapporto tra economia e criminalità non esiste perché è la criminalità in prima persona che gestisce l’economia. E le c.d. “tigri asiatiche” non sono diventate e rimaste “tigri” fino all’ultimo, fino a che il sistema voleva, copriva e reggeva?

Il sistema dei controlli non è stato affatto disfunzionale, ha funzionato perfettamente, esattamente come quando si diceva che lo stato democristiano era disfunzionale ed invece alla luce della teoria e della prassi era una disfunzione organizzata: poi c’è stato un abbandono o un’abiura teorica e si è accettato l’idea che fosse una disfunzione passando alla tradizionale teoria conservatrice e reazionaria della tecnica intesa come neutra (e della neutralità della scienza) per dare “tecnicamente” risposta ai problemi, così che invece di decisioni assunte democraticamente abbiamo avuto decisioni assunte tecnicamente, avendo la “sinistra” di varie specie (compresa ovviamente la sinistra cinematografica e televisiva, girotondina o meno che mette sugli scudi Scalfari un gentiluomo che ho rispettato in tempi non sospetti, ma che è un conservatore, non centra in niente con la “sinistra”) assunto la reazionaria teoria della separazione tra tecnica e politica secondo cui la decisione tecnica non sarebbe politica ma solo tecnica, e che tramite il gruppo di Milano di Miglio e i teorici della Bocconi a cui andavano ad abbeverarsi la c.d. intellettualità di “sinistra” – e poi dopo anche i politici di sinistra – è stata legittimata come nuova teoria organizzativa, quella che non era altro che la vecchia teoria organizzativa dell’impresa che applicata alla Pubblica Amministrazione si diceva essere una “nuova teoria organizzativa”

(*): il privato e i teorici dell’impresa, dello stato e della pubblica amministrazione si sono disinteressati per 100 anni, fino a che sono diventati appetibili per le imprese e soprattutto necessari per una valorizzazione del capitale attraverso il noto e determinante e ormai imprescindibile ruolo d’intervento statale in economia: hanno cominciato ad occuparsene negli anni 70, applicandogli le tradizionali teorie organizzative del privato facendole passare a “sinistra” come nuova teoria organizzativa dalla cui accettazione sono derivate le già menzionate “privatizzazione dei rapporti di lavoro”, “privatizzazione” dei servizi sia economici che sociali, “aziendalizzazione” delle imprese pubbliche e delle funzioni pubbliche, in primis FFSS e sanità, ecc.).

E’ così che è stata distrutta anche la Riforma sanitaria, la prima e unica riforma amministrativa dello stato italiano, di una riforma democratica della pubblica amministrazione che la Costituzione aveva prescritto si dovesse fare già dopo un anno dall’entrata in vigore della stessa.

Tutte cose che abbiamo vissuto in prima persona, in Cgil, nel CRS, con D’Albergo, donde i movimenti e i comitati di difesa della riforma sanitaria, del diritto di sciopero, di riforma democratica dello stato, perché certo una riforma antiburocratica ci voleva, ma si trattava di decidere e scegliere se in direzione del privato o del democratico-sociale prescritto dalla Costituzione, PERCHE’ LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE NON E’ ALTRO CHE SOCIALE ORGANIZZATO.

Oggi invece, dal momento che chi fa teoria non ha prassi e chi fa prassi non ha teoria si assiste al ridicolo balletto di una discussione sui “controlli” delle imprese come se i mancati controlli fossero un problema “tecnico”, da risolvere “tecnicamente”, come se ogni scandalo finanziario fosse stato un incidente, come se al di là dei casi nazionali e internazionali scoperti non ce ne fossero tanti altri che non si scoprono e non si scopriranno mai e come se non si sapesse che criminalità economica e scandali economici e finanziari sono andati crescendo in maniera esponenziale da molti e molti anni, tanto che a un certo punto il giudice spagnolo Baltazar Garzon proclamò la necessità di una “mani pulite mondiale”. (è mai possibile che da un anno all’altro tutti si dimentichino di tutto?)

E non è un caso che come quelli di “mani pulite”, siano stati i giudici a vedere meglio e di più, perché indagando hanno dovuto ricostruire il sistema di organizzazione mafioso delle imprese e del capitale per cercare di capirci qualche cosa del sistema di scatole cinesi, compartecipazioni, cupole di potere finanziario facenti capo a diversi settori merceologici e a sistemi massmediologici, commerciali, ecc. sparsi non solo in Italia ma nel mondo e tutto coperto dall’anonimato (vogliamo renderci conto che sono e si chiamano Società anonime, che solo dopo il ‘74 in Italia si è adottato quello di SpA, ma rimangono ancora e sempre anonime, come così ancora si chiamano in Svizzera e altrove); per cui qualunque cosa fossero politicamente e qualunque formazione teorica avessero, i giudici hanno dovuto fare un lavoro e adottare una metodologia che possiamo dire “marxista” nel vero senso della parola, qualunque cosa sapessero o pensassero di Marx o di Gramsci hanno dovuto adottare il loro metodo di indagine e di analisi del capitalismo, dell’impresa, del capitale e dello Stato.

Quindi si facciano avanti quelli che dicono che tutto questo sarebbe antico e superato: vengano avanti e facciamo un po’ di conti dovrebbe dire soprattutto chi a sinistra interessi veramente di risolvere i problemi dei cosiddetti risparmiatori, consumatori o cittadini (mai che ci si ricordi di qualificarli costituzionalmente come lavoratori-cittadini) e di risolvere le questioni sollevate dai grandi scandali economici e finanziari di cui avevamo appena finito di “dire”, parlando di pensioni e accumulazioni, che la criminalità economica e gli scandali finanziari sono di casa nel sistema (e se lo sappiamo noi e lo sanno i giudici, e lo sanno i più che se ne interessano, come mai non lo sapevano e non lo sanno altri cosiddetti di sinistra? Sono ignoranti o complici consapevoli?)

Quelli in malafede ovviamente pensano solo a come non inimicarsi i risparmiatori trattati come oggetti e svalutati come soggetti, e quelli in buona fede non hanno ne teoria ne prassi adeguata a farvi fronte, così che come topolini ciechi alcuni fanno sfilate più che lotte, altri girotondi lamentandosi dei colpi che arrivano da ogni dove ma senza capire ne spiegare il perché, il come, il da chi gli arrivano e chi è che permette di darli i colpi. Questo per abiura teorica, politica e sociale.

Alla luce dei fatti nessuno è in grado di confutare concetti e analisi marxista:

1) che il capitale subisce una distruzione continua, con una velocità che aumenta nel tempo e che quindi la forma capitalistica della produzione è una forma estremamente Distruttrice di Capitale;

2) che la società capitalistica realizza il suo consenso sempre più distribuendo rendite e utilizzando azioni spazzatura, e di cui il PROBLEMA PIU SERIO di tanti anni è stato ed è la DISTRIBUZIONE DI RENDITE DA PARTE DELLO STATO (e l’economia non si può separare dalla filosofia, dalla struttura dialettica della coscienza e dalla natura ideologica del pensiero, cosi come entrambe non possono essere separate da storia e diritto. Il marxismo non è “una partizione del sapere” ma è appunto “marxismo”, una unità fondante di diversi saperi).

Più grave del fatto che il possesso di quote azionarie delle imprese ha perduto per “sinistra” e lavoratori il carattere di discriminante ideologica è il fatto che il possesso di una quota azionaria gli impedisce di vedere la multilateralità dei loro rapporti. L’orizzonte dei loro interessi e di quelli dei lavoratori non hanno più una sola dimensione economica – fissata nel rapporto di lavoro con l’impresa – ma non vedono che, quindi, anche l’orizzonte dei loro interessi e della loro azione politica si allarga. Così si precipita nella chiusura corporativa e in una spoliticizzazione di fatto A FRONTE DI UN MONDO IN CUI INVECE LA POLITICA E’ COESSENZIALE ALL’ECONOMIA.

DINIEGO DEI PROPRI INTERESSI VERI E RINUNCIA AD AGIRE COME FORZA LIBERATORIA NELLA SOCIETA’ IMBRIGLIATA DALLE FORME CAPITALISTICHE COINCIDONO.

Di conseguenza chi matura una posizione pessimistica del mondo attuale è solo perché assume una posizione paradossalmente acquiescente di fronte invece ad un obbiettivo allargarsi delle possibilità di azione, causa l’abbandono sia teorico che politico.

E certo non aiuterà a superare questo e non varrà a capire o a far capire IL NUOVO PARTITO RADICALE, TRASNAZIONALE NON VIOLENTO DI PANNELLA: pardon, DI BERTINOTTI.

La Bancopoli della democrazia snaturata

16/08/2011
di Angelo Ruggeri

“Dopo aver in realtà accettato e praticato il principio della “costituzione materiale” che trasforma la Costituzione, fonte di suprema legittimazione del sistema istituzionale, in uno strumento dipendente dal potere di indirizzo del governo delle “forze politiche dominanti” (Mortati), facendo in tal modo prevalere sul dettato della Costituzione ad es. con la conventio ad excludendum “teorizzata” da Leopoldo Elia ma che è una semplice locuzione latina con la quale si intende un accordo o una tacita intesa nel caso ad escludere i comunisti, deformando la Costituzione con la semplice volontà e il potere di indirizzo dei governi delle “forze politiche dominanti” durante i governi del centrismo e del centro sinistra” (errata corrige: ripristino del testo originale dal quale erano “saltate” alcune righe sul Mortati e la “costituzione materiale”)
Da quando si è abolito il proporzionale “puro” e si è introdotto il sistema maggioritario, le campagne elettorali sono tornate ad essere quelle che Marx definiva: “occasioni di baccanali, di sfrenata degradazione e di ubriacature… scadenze prefissate per la compravendita delle coscienze nella borsa politica… giorni in cui i pubblicani accumulano ricchezze… saturnalia nel vecchio senso romano della parola” in cui cioè “il padrone diventa servo e il servo padrone” e come nella vecchia Roma “quando per un giorno il servo diventa padrone , la brutalità regna sovrana” (Marx, New York Daily Tribune, Opere, Vol. XI, Editori Riuniti, pp. 335, 336 ); e “un partito diventa una banda di ‘asini’” in cui “gente come noi, che sputiamo sulla popolarità, che dubitiamo di noi stessi quando cominciamo a diventare popolari” non “può stare. Veramente non è una perdita se non passiamo più per la esatta e adeguata espressione”, di queste stupide bestie con le quali.” in passato ci hanno mescolato” diceva Engels anticipando il proprio giudizio sul PD, sui Diliberto, sui vertici di RC, ecc. (Lettera di Engels a Marx, Opere, vol. 38, pp.208).
Da quando si è abolito il proporzionale “puro” voluto dai partiti fondatori della Repubblica e dai Padri costituenti, che nel 1948 tracciarono la Carta Costituzionale sul proporzionalismo della proporzionale “pura” – introdotta già subito l’indomani della Liberazione per le prime elezioni amministrative e che per oltre 50 anni da allora è valso per tutti i tipi di elezione e per tutto il territorio nazionale – proporzionale “pura” che al di là dei diversi articoli della Costituzione che ad essa richiamano, per definire ad es. i rapporti tra le forze politiche e tra quelle sociali e nella composizione delle stesse commissioni parlamentari, è un asse portante della Carta e della democrazia sociale della Repubblica fondata sul lavoro e sulle autuonomie (sociali, istituzionali, religiose).
Con la tesi menzognera che in tal modo si sarebbe impedito la corruzione della politica e dei partiti, contro cui i famigerati promotori dei referendum antiproporzionale, per smantellare il sistema e il pluralismo politico e sociale nati dalla Resistenza e sancito dalla Carta del 48, sono ricorsi alla stessa terminologia usata dal fascismo rampante definendo con lo stesso termine inventato dal mussolinismo di “partitocrazia”, contro cui si scagliava Gramsci che chiama “tendenza ‘costituentesca’ alla rovescia” la c.d. “costituzione materiale” teorizzata da Leopoldo Elia e assunta dalla “Sinistra” che solo una settimana fa, strumentalmente, per rispondere a Berlusconi che l’ha invocata, ha affermato che “la costituzione materiale non esiste”.
DEDICATO A COLORO CHE HANNO IL PENSIERO BREVE E LA VISTA E LA MEMORIA CORTA E FANNO POLITICA CON LO STESSO IL CULTO IDOLATRICO DELL’ISTANTE E DELL’ATTIMO BORSISTICO: MODI OMOLOGHI DEL TEMPO BREVE delle BORSE E TIPICI DEL SISTEMA FINANZIARIO DEL CAPITALISMO E DEL CONSUMISMO. Ripercorrere e ripensare il passato per capire il presente e rilanciare strategie e speranza per il futuro.
Banchettopoli o il “manuale” dello snaturamento della democrazia italiana e della “sinistra” che postasi al servizio della Teologia dell’insufficienza di capitale ha scoperto la Bengodi del capitalismo.
A propositi dei governi al servizio della valorizzazione del capitale e della CGIL “cane da guardia” delle imprese e gregaria della alternanza tra stakanovisti della accumulazione capitalistica.
Come scrivemmo nel 2006.
Passata dal piano socialista e solidaristico al piano capitalistico, dalla lotta di classe a quella per “avere una banca” (orgoglio telefonico di Fassino); dall’utopia all’antiutopia in senso huxleyano; dal cambiare il mondo ad accettarlo così come è e a sfruttarlo anche per sé, i gruppi dirigenti della ex sinistra storica (Pd-CGIL) sono passati dal socialismo reale al capitalismo reale con pari acriticità. Cambiando il cavallo senza nemmeno scendere di sella e facendosi una specie di socialismo personale, con qualche barca e un guardaroba ricco di scarpe.
Lo scandalo di Bancopoli “svela” la sinistra e conferma quel che durante Tangentopoli si omise, per omologare la democrazia italiana a quella liberale attaccando il suo significato costituzionale di regime della dialettica tra le parti politiche e sociali e della lotta tra le classi, non della concertazione. E cioè, che la degenerazione consiste nell’abbandono degli ideali politici e programmatici, prima con Dc e Psi e poi di Pci-Pds-Ds-Pd e CGIL, all’origine sia della storia dei partiti e della Repubblica, sia dello sviluppo della loro dialettica per affrontare la “questione sociale” ben aperta in Italia e in Europa.
Degenerazione che poi e solo poi e conseguentemente divenuta, o che può diventare, anche corruzione gestionale penalmente perseguibile, ma che è anzitutto corruzione del ruolo dei partiti e della politica. E’ corruzione della funzione storica della sinistra, sorpresa non solo a far parte del sistema capitalistico (cosa che anche qualche simil-marxista sulla Prealpina aveva negato che fosse) ma persino a scimmiottare il “peggiore” capitalismo e la “peggiore” finanza (per chi usa distinguere l’indistinguibile), col “partito delle Coop” di mercato e della sovranità d’impresa targato Pds-Ds-Pd.
Mostrando, a chi lo negava, che destra e sinistra hanno ideologia e “pratica” d’impresa comuni: proprie del “bipolarismo” stabilizzatore della governabilità, che funge da “inclusione” della sinistra nelle forme autoritarie liberali, come il premierato, per realizzare un dominio dall’alto sulla società del “management” (stesso etimo di “maneggioni”) di tutti i partiti e sindacati, assieme a quello d’impresa e stato.
Nel circuito, s’intende, del management del “governament” europeistico e delle “corporate governance” di imprese finanziarie e industriali, poste sotto l’egida del sistema delle banche centrali. Si che il Parlamento Ue, dipendente da 5 organi burocratici, assimila comunismo e nazismo e sulla Bolkeistein di Prodi fa “compromessi” (sic), citando la tutela di consumatori e ambiente ma non dei lavoratori. Mentre ipocritamente Bertinotti e D’Alema (sic) avevano marciato per chiedere di non dare il via alla privatizzazione di servizi e funzioni pubbliche della Bolkeistein di Prodi: quando proprio loro centrosinistra, con la sussidiarietà introdotta tramite la modifica del Titolo V della Costituzione, hanno dato il via alla privatizzazione di servizi e funzioni pubbliche, estendendo e peggiorando quella che a suo tempo fece il fascismo che “almeno” limitava la “sussidiarietà” alle sole funzioni economiche.
A tale dominio dall’alto partecipa una “finta sinistra” CGIL elettoralistica e pattista, guidata da Patta, che nel Congresso – come mai si era visto di un sindacato che accetta e legittima fino in fondo il maggioritario e l’antiproporzionalismo – si è acconciata a rilanciare “patti” anziché lotte e che sta dentro le segreterie a coprire una maggioranza con cui – dimostrando che nella CGIL base e democrazia sono vilipese –, avanti di dare il segnale di via si era accordata per posti assicurati e in numero maggiore della “sinistra” meno “montezemoliana” e più coerente, che l’ha surclassata nei voti congressuali nonostante i “dati scomparsi” di molte categorie” e di “dati misteriosi” che danno più alta partecipazione al Sud che la Nord operaio (ma non è da oggi che in CGIL la democrazia è una opinione ed esige la presenza di osservatori ONU per verificarne l’andamento dei voti come nei Paesi di democrazia incerta).
E chiaro che dopo il voto d’aprile nulla cambierà, se non in peggio stante che l’Unione nel suo programma annuncia di voler rilanciare le privatizzazioni e liberalizzazioni interrotte, ricostituendo l’asse sinistra-poteri capitalistici “forti” che gia fece tutte quelle degli anni ‘90.
Banchettopoli squaderna il “manuale” di snaturamento della democrazia italiana, che origina dall’abbandono di una concezione “classista” dei rapporti tra società civile e società politica.
Reso evidente dalla sopravvenuta “cupidigia” dei gruppi dirigenti Pds-Ds-Pd e Cgil di far parte del sistema di potere capitalistico, che hanno occultato tale decisione di non agire più come partito “antisistema” dietro la crisi del “soviettismo”. Non che non fosse già noto, ma c’era chi a sinistra, sia tra i simil-comunisti e i simil-marxisti sia tra chi forse voleva fermare la deriva, per conformarsi al tatticismo senza principi di un pallido centrosinistra, l’attribuivano a Berlusconi. Dimenticando che tale progressivo abbandono della concezione classista data a partire dal 1979, e che quando inizia la deriva, negli anni 90, Berlusconi neanche era “nato” e “la sinistra nella decomposizione del sistema politico governa il Paese”, guida “La lunga marcia verso il mercato”, come in questo modo gli riconoscono la Confindustria, il suo giornale e storici del capitalismo come G. Sapelli, sul Sole 24 Ore (17/8/05). Si che il saggista Dario Pacino (su Il Lavoratore diretto da Giulio Rossini), nell’aprile ’92, ne prevedeva la “nascita” a causa di “una sinistra-centro funzionale a De Benedetti anziché a Berlusconi…e alla riforma autoritaria…di alternanza…(tra) stakanovisti della accumulazione capitalistica”.
Pacino criticava il Manifesto che chiamava “sinistra…il simulacro Pds… e socialisti… Verdi e Rete… sedicenti sinistri…”, e quindi anticipatamente anche tutti coloro che oggi si prestano al “embrasson nous” di centrosinistra. I quali senza nemmeno un aspro dibattito teorico e politico chiarificatore, in nome di una miope e meccanicistica ricomposizione della sinistra criticata per l’appunto da Pacino, accettano di fatto, come nulla fosse, l’adesione alle “riforme istituzionali” e l’abiura e l’abbandono di campo sia del Psi che di Pds e CGIL in nome degli interessi supremi del capitale assunti nei termini della democrazia economica e dei diritti di cittadinanza sociale con cui assimila i lavoratori ad un qualsiasi cittadino che non vive i rapporti di sfruttamento proprio dell’impresa. Valori proprio della destra sociale e assunti dalla sinistra per inglobare con la “codeterminazione” i lavoratori nell’impresa e per separare i valori e i diritti loro e della società dai poteri capitalistici che predomino e li negano. Non più contrapponendo capitale e lavoro ma – stando in tale “embrasson nous”, identificando la posta in gioco con la semplicistica contrapposizione bipolare, a Berlusconi, all’americana o all’inglese, riportando anche l’Italia al “parlamentarismo” deteriore, dominato dal governo del premier. E “cioè all’uso ripartito di funzioni politiche tra governo e opposizione, omogenee agli interessi del capitale finanziario e industriale che dall’Europa e dalla sua Banca Centrale, reclama la ‘pace sociale’ e, in suo nome, la governabilità delle leghe e simili”. Come scriveva profeticamente, sempre nell’aprile ‘92 sul Lavoratore, il costituzionalista Salvatore D’Albergo.
Così in tale subalternità al capitale finanziario e industriale (responsabili del declino economico), destra e in primis la sinistra hanno accresciuto il debito pubblico per attuare quella che marxisticamente si chiama valorizzazione del capitale, (che i semimarxisti alla O’Connor scambiano per “crisi fiscale dello stato”) portando la speculazione finanziaria a ben sette volte e mezzo il Prodotto interno lordo. Con specifiche politiche di governo che alimentando il capitale con l’afflusso del risparmio forzoso collettivo e quello individuale passato dagli enti pubblici economici all’intermediazione bancaria e assicurativa privata e con le privatizzazioni e liberalizzazioni hanno reso tale intermediazione capitalistica del tutto autonoma, incontrollata e incontrollabile, e sviluppandola come affare a se stante hanno così legittimato la rendita finanziaria come ordinario ed anzi come privilegiato accesso alla appropriazione dei profitti, rendendo i servizi finanziari una industria, la più protetta delle industrie, cosi che oggi solo dei semi e finti marxisti possono scandalizzarsi e distinguere tra i manager e i maneggioni di Unipol e Bpi, come se potessero esserci regole etiche interne al sistema degli scambi capitalistici. Dopo che loro “sinistra” hanno rinunciato ad imporre qualsiasi regola che deve essere esterna alla logica degli scambi capitalistici, perché queste sono in contrasto permanente con gli interessi della società e non ci si può affidare alla autoregolamentazione dei mercati.
Tutto questo è stato fatto dai governi della sinistra, in nome della teologia dell’insufficienza del capitale che è il punto teorico della sua subalternità al capitale e di omologazione con le politiche di governo della destra. Per cui ignorando la crescente criminalità economica e che in Borsa si “bruciano” ogni giorno masse enorme di capitali, hanno continuato ad alimentare la fornace del capitalismo di Borsa di origine anglosassone, scoprendo la Bengodi del capitalismo e dedicandosi “anima e core” anche da se stessi e per se stessi, diventando manager e intermediari capitalistici di banche e assicurazioni come nel caso dei vertici di Pds e Coop.
Ma come si è visto sopra, non tutti furono ciechi, né tutti hanno perso la vocazione e l’entusiasmo sulle aride pendici del monte degli Ulivi dove, dopo aver abiurato tutto ci si abiura – dentro sia tra “cossuttiani” del Pdci che nel Prc dove per avere un posto Ferrando si era opportunisticamente compromesso e poi è stato escluso -, ci si disamora, si ricusa la propria classe e storia, e di sindacato e partiti. Con la CGIL che aderendo alla Tobin Tax aveva già dimostrato di avere scelto invece dell’anticapitalismo, di parteggiare per una fazione del capitalismo contro un’altra, per un po’ più di capitalismo (sic) industriale e un po’ meno di quello finanziario, come se non fossero entrambi partecipi del sistema speculativo. Dimostrando l’ inintelligenza che ha prodotto l’abbandono della teoria marxista e di non sapere – forse anche per continuare a mistificare e ingannare la propria base e a distruggere il cervello sociale -, che all’origine di tutto il capitale vi è il plusvalore prodotto col pluslavoro dei salariati. Vi è la produzione e il potere d’impresa che con la codeterminazione e la concertazione la CGIL ha scelto di non più attaccare, per cui ora si dedica a far si che il capitale e il suo bottino estorto col supersfruttamento e i super profitti, venga dato un po’ di più ad una fazione della borghesia piuttosto che ad un’altra, lasciando intatti e indisturbati i meccanismi dell’accumulazione capitalistica nel cui sistema di potere si è voluti entrare e si vuole continuare a far parte.
Dopo Bancopoli nemmeno i ciechi possono accampare di non vedere cosa ha portato l’abbandono della strategia degli anni 60-70: con lotte improntate all’ideologia del socialismo si rimuoveva l’ideologia del profitto e, quindi, del governo come gestione degli affari. Mentre attraverso le degenerazioni organizzate a partire dal ’79 in poi (in un processo che non si è colto e non viene colto dalle Camusso e dai Patta, ma sorprendentemente anche da parte di segretari nazionali della Fiom per aver abiurata la storia e il 900), si è venuto sostituendo il primato dell’economia – e quindi del privato e del profitto – sul primato della politica e, dunque, sul primato della democrazia e del pubblico con il concorso di tutta la “sinistra”. Con gli esisti disastrosi della prevalenza della sovranità d’impresa sulla sovranità popolare.
Sì che ora con partiti ad personam, liste ad personam, lotte ad personam, ecc., la sinistra deve artatamente alimentare una qualche “diversità” ad personam.
Per cui come scrisse il “leopardiano” Timpanaro, spinge l’odio di molti poveracci verso Berlusconi come persona, estromettendolo dal suo ruolo sociale di capitalista, che è lo stesso ruolo dei loro amici interni alla “sinistra”, i De Benedetti, i Montezemolo, i Colaninno, ecc. Tutto questo per far ben funzionare “l’alternanza” che, nei sistemi maggioritari, richiede che ci si alterni ma tra eletti di una stessa classe, scelti con l’uninominale-bipolare, per fare la stessa politica.

E’ così che le campagne elettorali sono tornate ad essere quelle che Marx definiva “occasioni di baccanali, di sfrenata degradazione e di ubriacature… scadenze prefissate per la compravendita delle coscienze nella borsa politica…giorni in cui i pubblicani accumulano ricchezze… saturnalia nel vecchio senso romano della parola” in cui cioè “il padrone diventa servo e il servo padrone” e come nella vecchia Roma “quando per un giorno il servo diventa padrone , la brutalità regna sovrana” (Marx, New York Daily Tribune, Opere, Vol. XI, Editori Riuniti, pp. 335, 336 ); mentre “un partito diventa una banda di asini, in cui gente come noi…, che sputiamo sulla popolarità, che dubitiamo di noi stessi quando cominciamo a diventare popolari non può stare. Veramente non è una perdita se non passiamo più per la esatta e adeguata espressione, di queste stupide bestie con le quali… in passato ci hanno mescolato” diceva Engels anticipando i giudizi sul Pd di D’Alema e Fassino (Lettera di Engels a Marx, Opere, vol. 38, pp.208)
Descrivendo in senso huxleyano ogni dissoluzione dell’esistente (partito di massa, sindacato di classe, democrazia, Costituzione, antifascismo, storia, teoria, ecc.) come progressista. E ogni cambiamento nel senso del “nuovismo”: che “cambia sempre, cambia continuamente ma non migliora niente” diceva Herzen a proposito della “modernizzazione” zarista.

Finché c’è guerra c’è speranza

da il manifesto
9 agosto 2011

L’arte della guerra

Finché c’è guerra c’è speranza

di Manlio Dinucci

«Estremamente positivo»: così Giacomo Conti (Rc) – consigliere Fds e segretario della presidenzaalla Regione Liguria – definisce il fatto che Fincantieri costruirà una nave da assalto anfibio per l’Algeria. Sarà una boccata di ossigeno per i cantieri liguri di Riva Trigoso e Muggiano, concordano partiti e sindacati.
Nessuno si chiede invece perché l’Algeria, che ha un tasso di disoccupazione del 30% e ha appena ricevuto un aiuto di 170 milioni di euro dalla Ue, ne spenda circa mezzo miliardo per acquistare questa nave.
Lo spiega indirettamente la marina italiana, che ne possiede tre: essa serve alla proiezione di potenza dal mare. E’ in grado di sbarcare, con motozattere e motoscafi veloci, 350 uomini e 35 veicoli corazzati, appoggiati da cannoni Oto Melara ed elicotteri da attacco. Una nave da guerra, dunque, utilizzabile in operazioni multinazionali in Nordafrica o altrove, e allo stesso tempo per schiacciare eventuali ribellioni interne.
Cresce infatti in Algeria l’opposizione popolare al regime del presidente Bouteflika sostenuto dalle forze armate, che continuano a reprimere duramente i dissidenti. A questo apparato militare l’Italia fornisce una delle più moderne navi da guerra. Naturalmente con il placet del Pentagono: in giugno il gen. Carter Ham del Comando Africa è stato ad Algeri, annunciando lo stanziamento di un milione di dollari annui per l’addestramento di ufficiali algerini negli Usa, mentre il gen. Ahcene Tafer, comandante dell’esercito algerino, è stato ricevuto allo U.S. Army Africa di Vicenza.
Il merito della nuova commessa militare per Fincantieri va non solo al governo Berlusconi, ma a quello Prodi: nel novembre 2007 inviò in Algeria una nave della stessa classe, per dimostrarne le eccezionali capacità. Sbarcò anche il sottosegretario alla Difesa Lorenzo Forcieri (Ds-Ulivo), per convincere il regime algerino ad acquistarla. Stesso impegno, oggi, da parte dei massimi esponenti del Pd.
Quando lo scorso giugno il ministro della difesa La Russa ha prospettato la riduzione da 10 a 6 delle fregate Fremm che Fincantieri costruisce per la marina italiana (costo 350 milioni di euro l’una), la senatrice del Pd Roberta Pinotti, vicepresidente della commissione Difesa, ha chiesto al governo di mantenere l’impegno di costruirle tutte e dieci. Le ha fatto eco Giacomo Conti, accusando il governo di incapacità e mancanza di progettualità.
Meno male che c’è una «sinistra» impegnata perché Fincantieri costruisca altre navi da guerra (finora ne ha prodotte oltre 2mila). Assicurando posti di lavoro ma, allo stesso tempo, facendo lievitare la spesa militare che, salita a 25 miliardi di euro annui, viene fatta pagare ai lavoratori con i tagli alle spese sociali. Costruendo navi per le guerre di aggressione, come le fregate Fremm che nell’assalto anfibio distruggono le infrastruttture terrestri, a 100 km di distanza, con i cannoni Vulcano*. Fabbricati dall’Oto Melara a La Spezia, dove sarà costruita anche la nave da guerra per l’Algeria, dove Forcieri (guarda caso) è stato nominato presidente dell’Autorità portuale. Per meriti acquisiti, di cui fa fede la prestigiosa carica di vicepresidente del Comitato atlantico italiano.

Vedi spot pubblitario della marina militare su: http://www.youtube.com/user/ItalianNavy?feature=mhum#p/u/43/jm-khKYUkNQ

I robot killer dell’impero

di Manlio Dinucci
da il Manifesto del 19 uglio 2011

Minacciosi rapaci high-tech volteggiano giorno e notte su Afghanistan, Pakistan, Iraq, Yemen, Somalia, Libia e altri paesi. La specie più diffusa è quella dei Predatori, droni dotati di videocamere e sensori all’infrarosso, gli occhi attraverso cui gli operatori li telecomandano da una base negli Stati Uniti, a oltre 10mila km di distanza. Individuata la preda, essa viene attaccata con missili «Fuoco dell’inferno». Il Predatore di ultima generazione, denominato Mietitore (ovviamente di vite umane), ne può trasportare 14. Questi e altri droni stanno rapidamente proliferando: il Pentagono, che dieci anni fa ne aveva una cinquantina, ne possiede oggi oltre 7mila.
La U.S. Air Force sta addestrando più «piloti remoti» per i droni che piloti di cacciabombardieri. E sui droni da guerra puntano non solo gli Stati uniti, ma tutte le maggiori potenze. Anche l’Italia usa in Afghanistan (e forse anche in Libia) droni Predatori, telecomandati dalla base di Amendola in Puglia.
Grazie ai miliardi di dollari destinati alla ricerca e allo sviluppo, la specie si sta rapidamente evolvendo. Si stanno sperimentando droni spaziali, come l’X-37B della U.S. Air Force: completamente robotizzato, è in grado di rientrare alla base dopo la missione. Può distruggere satelliti avversari (accecando così il nemico prima dell’attacco); può lanciare dallo spazio i «dardi di Dio», con l’impatto cinetico di un meteorite; può allo stesso tempo lanciare dallo spazio testate nucleari.
Nella base aerea Wright-Patterson (Ohio) si stanno sperimentando droni miniaturizzati, che riproducono il volo di uccelli e insetti, compreso il battere delle ali. Nei futuri scenari bellici si prevedono sciami di droni-insetto che, diffusi su un territorio, spiano ovunque e sono capaci anche di uccidere.
Si stanno sperimentando allo stesso tempo, in particolare a Fort Benning negli Usa, robot terrestri da combattimento. Tra questi il «Gladiatore», un veicolo cingolato di oltre una tonnellata dotato di mitragliatrici e altre armi, che sparano sugli obiettivi individuati dalle telecamere.
Per i combattimenti soprattutto in zone urbane è ormai pronto un piccolo robot cingolato armato di mitragliatrici, che sparano quando le sue cinque telecamere (capaci anche di visione notturna) individuano una sagoma umana. E’ già stato sperimentato con successo in Iraq, mentre un modello analogo viene usato in Israele lungo il confine con Gaza. Nel quadro del programma «Futuro sistema di combattimento» (costo 200 miliardi di dollari), il Pentagono prevede di rimpiazzare entro il 2015 un terzo dei veicoli corazzati con equipaggio, sostituendoli con robot da combattimento. Esperimenti analoghi vengono effettuati dalla marina.
Sta dunque cambiando il modo di fare la guerra: gli Stati uniti e le altre maggiori potenze usano la superiorità tecnologica per imporre il loro dominio con un’armata di droni e robot da combattimento, che riducono i rischi per i militari. Ma la guerra robotizzata facilita l’estensione delle operazioni militari e accresce il numero di vittime civili.
C’è da chiedersi a questo punto chi siano veramente i robot. Non le macchine, ma coloro che seguono la via della guerra (promuovendola, giustificandola o accettandola supinamente). Camminano come automi, verso il precipizio.

intervista a Sergio Flamigni sulla cosiddetta P4

da la Stampa

Componenti del Bilderberg Group

Fonte: http://www.20min.ch/

BELGIO:
Coene, Luc Governor, National Bank of Belgium
Davignon, Etienne Minister of State
Leysen, Thomas Chairman, Umicore

CINA
Fu, Ying Vice Minister of Foreign Affairs (Ministro Affari Esteri)
Huang, Yiping Professor of Economics, China Center for Economic Research, Committee, Deutsche Bank AG

DANIMARCA
Eldrup, Anders CEO, DONG Energy
Federspiel, Ulrik Vice President, Global Affairs, Haldor Topsøe A/S
Schütze, Peter Member of the Executive Management, Nordea Bank AB

GERMANIA
Ackermann, Josef Chairman of the Management Board and the Group Executive
Enders, Thomas CEO, Airbus SAS
Löscher, Peter President and CEO, Siemens AG
Nass, Matthias Chief International Correspondent, Die Zeit
Steinbrück, Peer Member of the Bundestag; Former Minister of Finance ( ex Ministro Finanze)

FINLANDIA
Apunen, Matti Director, nish Business and Policy Forum EVA
Johansson, Ole Chairman, Confederation of the nish Industries EK
Ollila, Jorma Chairman, Royal Dutch Shell
Pentikäinen, Mikael Publisher and Senior Editor-in-Chief, Helsingin Sanomat

FRANCIA
Baverez, Nicolas Partner, Gibson, Dunn & Crutcher LLP
Bazire, Nicolas Managing Director, Groupe Arnault /LVMH
Castries, Henri de Chairman and CEO, AXA
Lévy, Maurice Chairman and CEO, Publicis Groupe S.A.
Montbrial, Thierry de President, French Institute for International Relations
Roy, Olivier Professor of Social and Political Theory, European University Institute

GRAN BRETAGNA
Agius, Marcus Chairman, Barclays PLC
Flint, Douglas J. Group Chairman, HSBC Holdings
Kerr, John Member, House of Lords; Deputy Chairman, Royal Dutch Shell
Lambert, Richard Independent Non-Executive Director, Ernst & Young
Mandelson, Peter Member, House of Lords; Chairman, Global Counsel
Micklethwait, John Editor-in-Chief, The Economist
Osborne, George Chancellor of the Exchequer
Stewart, Rory Member of Parliament
Taylor, J. Martin Chairman, Syngenta International AG

GRECIA
David, George A. Chairman, Coca-Cola H.B.C. S.A.
Hardouvelis, Gikas A. Chief Economist and Head of Research, Eurobank EFG
Papaconstantinou, George Minister of Finance
Tsoukalis, Loukas President, ELIAMEP Grisons

ORGANIZZAZIONI INTERNAZIONALI
Almunia, Joaquín Vice President, European Commission
Daele, Frans van Chief of Staff to the President of the European Council
Kroes, Neelie Vice President, European Commission; Commissioner for Digital
Lamy, Pascal Director General, World Trade Organization
Rompuy, Herman van President, European Council
Sheeran, Josette Executive Director, United Nations World Food Programme
Solana Madariaga, Javier President, ESADEgeo Center for Global Economy and Geopolitics
Trichet, Jean-Claude President, European Central Bank
Zoellick, Robert B. President, The World Bank Group

IRLANDA
Gallagher, Paul Senior Counsel; Former Attorney General
McDowell, Michael Senior Counsel, Law Library; Former Deputy Prime Minister
Sutherland, Peter D. Chairman, Goldman Sachs International

ITALIA
Barnabè, Franco CEO, Telecom Italia SpA
Elkann, John Chairman, Fiat S.p.A.
Monti, Mario President, Univers Commerciale Luigi Bocconi
Scaroni, Paolo CEO, Eni S.p.A.
Tremonti, Giulio Minister of Economy and Finance

CANADA
Carney, Mark J. Governor, Bank of Canada
Clark, Edmund President and CEO, TD Bank Financial Group
McKenna, Frank Deputy Chair, TD Bank Financial Group
Orbinksi, James Professor of Medicine and Political Science, University of Toronto
Prichard, J. Robert S. Chair, Torys LLP
Reisman, Heather Chair and CEO, Indigo Books & Music Inc. Center, Brookings Institution

OLANDA
Bolland, Marc J. Chief Executive, Marks and Spencer Group plc
Chavannes, Marc E. Political Columnist, NRC Handelsblad; Professor of Journalism
Halberstadt, Victor Professor of Economics, Leiden University; Former Honorary
H.M. the Queen of the Netherlands
Rosenthal, Uri Minister of Foreign Affairs
Winter, Jaap W. Partner, De Brauw Blackstone Westbroek

NORVEGIA
Myklebust, Egil Former Chairman of the Board of Directors SAS, sk Hydro ASA
H.R.H. Crown Prince Haakon of Norway
Ottersen, Ole Petter Rector, University of Oslo
Solberg, Erna Leader of the Conservative Party

AUSTRIA
Bronner, Oscar CEO and Publisher, Standard Medien AG
Faymann, Werner Federal Chancellor
Rothensteiner, Walter Chairman of the Board, Raiffeisen Zentralbank Österreich AG
Scholten, Rudolf Member of the Board of Executive Directors, Oesterreichische Kontrollbank AG

PORTOGALLO
Balsemão, Francisco Pinto Chairman and CEO, IMPRESA, S.G.P.S.; Former Prime Minister
Ferreira Alves, Clara CEO, Claref LDA; writer
Nogueira Leite, António Member of the Board, José de Mello Investimentos, SGPS, SA

RUSSIA
Mordashov, Alexey A. CEO, Severstal

SVEZIA
Bildt, Carl Minister of Foreign Affairs
Björling, Ewa Minister for Trade
Wallenberg, Jacob Chairman, Investor AB

SVIZZERA
Brabeck-Letmathe, Peter Chairman, Nestlé S.A.
Groth, Hans Senior Director, Healthcare Policy & Market Access, Oncology Business Unit, Pfizer Europe
Janom Steiner, Barbara Head of the Department of Justice, Security and Health, Canton
Kudelski, André Chairman and CEO, Kudelski Group SA
Leuthard, Doris Federal Councillor
Schmid, Martin President, Government of the Canton Grisons
Schmid, Eric, Executive Chairman, Google Inc.
Schweiger, Rolf Member of the Swiss Council of States
Soiron, Rolf Chairman of the Board, Holcim Ltd., Lonza Ltd.
Vasella, Daniel L. Chairman, Novartis AG
Witmer, Jürg Chairman, Givaudan SA and Clariant AG

SPAGNA
Cebrián, Juan Luis CEO, PRISA
Cospedal, María Dolores de Secretary General, Partido Popular
León Gross, Bernardino Secretary General of the Spanish Presidency
Nin Génova, Juan María President and CEO, La Caixa
H.M. the Queen of Spain

TURCHIA
Ciliv, Süreyya CEO, kcell Iletisim Hizmetleri A.S.
Gülek Domac, Tayyibe Former Minister of State
Koç, Mustafa V. Chairman, Koç Holding A.S.
Pekin Sefika, Founding Partner, Pekin & Bayar Law Firm

USA
Alexander, Keith B. Commander, USCYBERCOM; Director, National Security Agency
Altman, Roger C. Chairman, Evercore Partners Inc.
Bezos, Jeff Founder and CEO, Amazon.com
Collins, Timothy C. CEO, Ripplewood Holdings, LLC
Feldstein, Martin S. George F. Baker Professor of Economics, Harvard University
Hoffman, Reid Co-founder and Executive Chairman, LinkedIn
Hughes, Chris R. Co-founder, Facebook
Jacobs, Kenneth M. Chairman & CEO, Lazard
Johnson, James A. Vice Chairman, Perseus, LLC
Jordan, Jr., Vernon E. Senior Managing Director, Lazard Frères & Co. LLC
Keane, John M. Senior Partner, SCP Partners; General, US Army, Retired
Kissinger, Henry A. Chairman, Kissinger Associates, Inc.
Kleinfeld, Klaus Chairman and CEO, Alcoa
Kravis, Henry R. Co-Chairman and co-CEO, Kohlberg Kravis Roberts & Co.
Kravis, Marie-Josée Senior Fellow, Hudson Institute, Inc.
Li, Cheng Senior Fellow and Director of Research, John L. Thornton China
Mundie, Craig J. Chief Research and Strategy Officer, Microsoft Corporation
Orszag, Peter R. Vice Chairman, Citigroup Global Markets, Inc.
Perle, Richard N. Resident Fellow, American Enterprise Institute for Public Policy Research
Rockefeller, David Former Chairman, Chase Manhattan Bank
Rose, Charlie Executive Editor and Anchor, Charlie Rose
Rubin, Robert E. Co-Chairman, Council on Foreign Relations; Former Secretary of the Treasury
Steinberg, James B. Deputy Secretary of State
Thiel, Peter A. President, Clarium Capital Management, LLC
Varney, Christine A. Assistant Attorney General for Antitrust
Vaupel, James W. Founding Director, Max Planck Institute for Demographic Research
Warsh, Kevin Former Governor, Federal Reserve Board
Wolfensohn, James D. Chairman, Wolfensohn & Company, LLC

Note: la lista riguarda solo quelli che si sono pubblicamente resi noti. Esiste una lista di personalità in “incognito”, come parrebbe il caso di per esempio di Bill Gates.

Banchiere Svizzero parla del Gruppo Bilderberg

Fonte originale: http://noviden.info/article_239.html

L’intervista ha avuto luogo il 30 maggio tramite il settimanale russo “NoviDen”

D: Può dirci qualcosa riguardo il suo coinvolgimento nel settore bancario svizzero?

R: Ho lavorato per le banche svizzere per molti anni. Fui designato come uno dei direttori di una delle più grandi banche svizzere. Durante il mio lavoro venni coinvolto nel pagamento, nel pagamento diretto in contanti di una persona che uccise il presidente di un paese straniero. Ero presente alla riunione in cui venne deciso di dare questi soldi in contanti all’assassino. Tale decisione mi ha riempito di rimorsi. Non fu l’unico caso grave, ma fù sicuramente il peggiore. Vennero inviate istruzioni di pagamento su ordine di un servizio segreto straniero, scritte a mano, con le disposizioni di pagare una certa somma ad una persona che aveva ucciso un leader di un paese straniero. E non fù l’unico caso. Abbiamo ricevuto numerose lettere scritte a mano, provenienti da servizi segreti stranieri, che davano l’ordine di pagamenti in contanti, da conti segreti, per finanziare rivoluzioni o per l’uccisione di persone. Posso confermare quello che John Perkins ha scritto nel suo libro “Confessioni di un Sicario Economico”. Esiste veramente un solo Sistema e le banche svizzere hanno le mani in pasta in esso.

D: Il libro di Perkins è stato tradotto ed è disponibile in russo. Ci può dire di quale banca si tratta e chi è il responsabile?

R: Era una delle prime 3 banche svizzere a quell’epoca il responsabile fù il presidente di un paese del terzo mondo. Non voglio però entrare nei dettagli, mi troverebbero facilmente se dicessi il nome del presidente e il nome della banca. Rischio la mia vita.

D: Non è possibile fare il nome di una persona di quella banca?

R: No non posso, ma vi posso assicurare che tutto ciò è accaduto. Eravamo in molti nella sala riunioni. Il responsabile del pagamento fisico del denaro è venuto da noi (dirigenti) e ci ha chiesto se gli fosse consentito il pagamento di una così grande somma di denaro in contanti. Uno dei direttori spiegò lui il caso e tutti gli altri acconsentirono a procedere.

D: Accaddero spesso cose del genere? I soldi erano una specie di fondi neri?

R: Sì. Questo era un fondo speciale gestito in un posto speciale nella banca dove arrivavano tutte le lettere in codice dall’estero. Le lettere più importanti venivano scritte a mano. Una volta decifrate, contenevano l’ordine di pagare una certa somma di denaro da conti per l’assassinio di persone, il finanziamento di rivoluzioni, il finanziamento di attentati e per il finanziamento di ogni tipo di partito. So per certo che alcune persone all’interno del gruppo Bilderberg erano coinvolti in questo genere di operazioni. Hanno dato l’ordine di uccidere.

D: Puoi dirci in quale anno o decade tutto questo è accaduto?

R: Preferisco non darvi l’anno preciso ma è stato negli anni 80.

D: Hai mai avuto problemi con questo lavoro?

R: Sì, un problema molto grande. La notte non riuscivo a dormire e dopo un po’ lasciai la banca. Diversi servizi segreti provenienti dall’estero, soprattutto di lingua inglese, diedero l’ordine di finanziare azioni illegali, compresa l’uccisione di persone attraverso le banche svizzere. Dovevamo pagare, sotto ordine di potenze straniere, per l’uccisione di persone che non seguirono gli ordini del Bilderberg o del FMI o della Banca Mondiale, per esempio.

D: Quella che stai facendo è una rivelazione molto importante. Perché senti il bisogno di dirlo qui e adesso?

R: Perché il prossimo Bilderberg meeting si farà in Svizzera. Perchè la situazione mondiale peggiora sempre di più. Infine perché le maggiori banche Svizzere sono coinvolte in attività non etiche. La maggior parte di queste operazioni sono al di fuori del bilancio. Non sono sottoposte a verifica e non prevedono tasse. Si parla di cifre con molti zeri. Somme enormi.

D: Si parla di miliardi?

R: Molto ma molto di più, si parla di triliardi, illegali, non sottoposti a controllo fiscale. Fondamentalmente si tratta di una rapina per tutti. Voglio dire le persone normali pagano le tasse e rispettando le leggi. Quello che sta accadendo qui è completamente contro i nostri valori svizzeri, come la neutralità, l’onestà e la buona fede. Negli incontri dove fui coinvolto, le discussioni erano completamente contro i nostri principi democratici. Vedete, la maggior parte degli amministratori delle banche svizzere non sono più locali, sono stranieri, soprattutto anglosassoni, sia americani che britannici, non rispettano la nostra neutralità, non rispettano i nostri valori, sono contro la nostra democrazia diretta, basta loro usare le nostre banche come mezzi per fini illegali. Utilizzano enormi quantità di denaro creato dal nulla e distruggono la nostra società e distruggono le persone in tutto il mondo solo per avidità. Cercano il potere e distruggono interi paesi, come Grecia, Spagna, Portogallo, Irlanda. Una persona come Josef Ackermann, che è un cittadino svizzero, è l’uomo di punta di una banca tedesca e usa il suo potere per avidità e non rispetta la gente comune. Ha un bel paio di casi legali in Germania e ora anche negli Stati Uniti. E’ un Bilderberger e non si preoccupa della Svizzera o di qualsiasi altro paese.

D: Stai dicendo che, alcune di queste persone che citi parteciperanno alla imminente riunione del Bilderberg a St. Moritz?

R: Sì.

D: Quindi i partecipanti sono attualmente in una posizione di potere?

R: Sì. Hanno enormi quantità di denaro disponibile e lo utilizzano per distruggere interi paesi. Distruggono la nostra industria e la ricostruiscono in Cina. Dall’altra parte hanno aperto le porte a tutti i prodotti cinesi in Europa. La popolazione attiva europea guadagna sempre meno. Il vero obiettivo è quello di distruggere l’Europa.

D: Pensa che la riunione del Bilderberg a St. Moritz abbia un valore simbolico? Perché nel 2009 erano in Grecia, nel 2010 in Spagna e guardi cosa è successo loro. Può significare che la Svizzera dovrà subire qualcosa di brutto?

R: Sì. La Svizzera, per loro, è uno dei paesi più importanti, perché vi sono immensi capitali. Si riuniscono in Svizzera anche perchè vogliono distruggere ciò che questa terra rappresenta. Capisca che è un ostacolo per loro, non essendo nella UE o nell’euro, non del tutto controllata da Bruxelles e così via. Per quanto riguarda i “valori” non sto parlando delle grandi banche svizzere, perchè non hanno più niente di svizzero, la maggior parte di esse sono guidate da americani. Sto parlando, invece, del vero spirito svizzero a cui la gente comune tiene.
Certo che l’incontro ha e ha avuto un valore simbolico. Il loro scopo è quello di essere una specie di club elitario esclusivo che gestisce tutto il potere, mentre quelli sotto di loro, appassiscono.

D: Pensa che lo scopo del Bilderberg sia quello di creare una sorta di dittatura globale, controllata dalle grandi imprese globali, dove non esisteranno più gli stati sovrani?

R: Sì, la Svizzera è l’unico posto in cui vige ancora la democrazia diretta e lo stato si trova nel mirino di questi gruppi elitari (proprio perchè non è completamente asservito ad essi). Utilizzano il ricatto del “too big to fail”, come nel caso di UBS per far aumentare il debito del nostro paese, proprio come hanno fatto con molti altri paesi. Quello che si deduce è che forse si vuole fare con la Svizzera quello che è stato fatto con l’Islanda, in cui sia banche che paese erano in bancarotta.

D: Anche l’UE è sotto queste influenze negative?

R: Certo. L’Unione europea è sotto la morsa del Bilderberg.

D: Come pensa che si potrebbe fermare questo piano?

R: Beh, questa è la ragione per cui mi rivolgo a voi. La verità. La verità è l’unica strada. Fare luce sulla situazione, esporli ai riflettori. A loro non piace molto essere al centro dell’attenzione. Dobbiamo creare trasparenza nel settore bancario e in tutti i livelli della società.

D: Quello che sta dicendo ora, è che c’è un lato sano del business delle banche svizzere, mentre ci sono delle “mele marce”, cioè alcune grosse banche che fanno cattivo uso del sistema finanziario, per portare a termine le loro attivitù illegali.

R: Sì. Le grandi banche formano il loro personale con i valori anglo-sassoni. Li formano ad essere avidi e spietati. Avidità e spietatezza che stanno distruggendo la Svizzera e tutti gli altri paesi europei e mondiali. Come paese abbiamo, se si guardano le banche piccole e medie, la maggior correttezza finanziaria al mondo. Sono le banche grandi che operano a livello mondiale che sono fonte di problemi. Esse non sono più svizzere e non si considerano tali.

D: Pensi che sia una buona cosa che la gente stia esponendo il Bilderberg e mostrando chi siano veramente i suoi componenti?

R: Il caso Strauss-Kahn dimostra quanto queste persone siano corrotte, mentalmente instabili, sature di vizi, vizi che vengono tenuti nascosti dagli ordini a cui appartengono. Alcuni di loro come Strauss-Kahn stuprano le donne, altri praticano il sado maso, altri ancora si dedicano alla pedofilia, molti si appassionano al satanismo. Quando andate in alcune banche potete vedere chiaramente questi simboli satanisti, come nella Banca dei Rothschild a Zurigo. Queste persone vengono controllate tramite il ricatto data la loro debolezza mentale. Devono seguire ordini o saranno svergognati pubblicamente, distrutti o addirittura uccisi.

D: Da quando Ackermann è nel comitato direttivo del Bilderberg, pensa che abbia preso delle decisioni importanti?

R: Sì. Ma ce ne sono molti altri, come Lagarde, che probabilmente sarà il prossimo capo del FMI, ed è anche un membro del Bilderberg, poi Sarkozy e Obama. Hanno un nuovo piano per censurare Internet, perché Internet è ancora libero. Vogliono controllare e usare il terrorismo per creare il motivo. Potrebbero anche inventarsi qualcosa di orribile per avere la scusa.

D: Quindi è questa la sua paura?

A: Non è solo paura, ne sono certo. Come ho detto, hanno dato l’ordine di uccidere, sono quindi in grado di compiere azioni terribili. Se avessero la sensazione che stanno per perdere il controllo, come nelle rivolte in Grecia e in Spagna, con l’Italia che probabilmente sarà la prossima, allora faranno un altro Gladio. Ero vicino alla rete Gladio. Come sapete istigarono il terrorismo pagandolo con soldi americani per controllare il sistema politico in Italia e in altri paesi europei. Per quanto riguarda l’assassinio di Aldo Moro, il pagamento è stato fatto attraverso lo stesso sistema come ti ho detto su.

D: Ackermann faceva parte di questo sistema di pagamenti?

A: (Sorriso) … E’ lei il giornalista. Guardì come la sua carriera è arrivata rapidamente alla cima.

D: Cosa pensa si possa fare per impedirglielo?

R: Beh ci sono molti buoni libri là fuori che spiegano il contesto e fanno chiarezza sull’argomento, come quello che ho citato di Perkins. Queste persone hanno veramente sicari che vengono pagati per uccidere. Alcuni di loro ricevono i soldi attraverso le banche svizzere. Ma non solo, hanno un sistema capillarizzato in tutto il mondo. Per evitare che esso venga scoperto sono addestrate a fare di tutto. Quando dico di tutto intendo tutto proprio.

D: Attraverso l’informazione si potrebbero sgominare?

R: Sì, bisogna dire la verità. Siamo di fronte a criminali davvero spietati, compresi grandi criminali di guerra. Sono pronti e in grado di uccidere milioni di persone solo per restare al potere e avere il controllo.

D: Può spiegarci dal suo punto di vista, perché i mass media in Occidente se ne stanno più o meno completamente in silenzio per quanto riguarda il gruppo Bilderberg?

R: Perche’ esiste un accordo tra loro e i proprietari dei mezzi di comunicazione. Alle riunioni vengono invitate anche alcune personalità di spicco del mondo dei media, ma viene detto loro di non riferire nulla di ciò che vedono o sentono.

D: Nella struttura del Bilderberg, vi è una cerchia interna che conosce i piani e poi c’è una maggioranza che segue solo gli ordini?

R: Sì. Hai la cerchia interna dedita al satanismo ci sono poi le persone ingenue o meno informate. Alcuni addirittura pensano di fare qualcosa di buono, nella cerchia esterna.

D: Secondo i documenti esposti e le stesse dichiarazioni, il Bilderberg ha deciso nel 1955 di creare l’Unione europea e l’Euro, quindi hanno preso importanti decisioni.

R: Sì e deve sapere che il Bilderberg è stato fondato dal principe Bernardo, ex membro delle SS e del partito nazista lavoro infine anche per la IG Farben, che era una sussidiaria della Cyclone B. L’altro tipo che ha fondato il gruppo era a capo della Occidental Petroleum, che aveva stretti rapporti con i comunisti dell’Unione Sovietica. Lavorarono per entrambe le parti, in realtà, però, queste persone sono fascisti che vogliono controllare tutto e tutti quelli che si frappongono sulla loro strada vengono “rimossi”.

D: Come fanno a mantenere queste operazioni fuori del sistema internazionale Swift?

R: Beh, alcune delle liste Clearstream erano vere in pricipio. Inserirono solo dei nomi falsi per far credere alla gente che l’intero elenco fosse falso. Anche loro fanno degli errori. Il primo elenco era vero e si possono estrapolare un sacco di cose. Vedete, ci sono delle persone in giro che scoprono le irregolarità e poi trasmettono agli altri la verità. Verranno poi ovviamente costituiti disegni di legge che ridurranno al silenzio questo genere di persone. Il miglior modo per fermarli è quello di dire la verità, portando alla luce le loro malefatte. Se non riusciamo a fermarli diventeremo i loro schiavi.

D: Grazie per questa intervista.

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